Da venerdì 22 agosto a domenica 24 agosto 2025 sono stata al santuario di Sant’Anna di Vinadio per lo star party organizzato da Gruppo Astrofili William Herschel e Associazione Astrofili Bisalta. Ero già stata in questo luogo meraviglioso due volte: la prima ormai tantissimi anni fa (1997!) per un campo estivo con gli scout, la seconda qualche anno fa, nel 2019, sempre per lo star party; purtroppo impegni vari mi hanno impedito di ritornarci con più frequenza nel corso degli anni. Questo anno però, avendo sofferto troppo il caldo (per me si potrebbe passare direttamente dalla primavera all’autunno, balzando a piè pari l’estate!) e memore della bellezza del luogo, ho deciso di ritornare apposta per lo star party.
Sant’Anna di Vinadio si trova a 2020 m s. l. m. il che lo rende il santuario più alto d’Europa. Ci si arriva comodamente in macchina dopo circa un paio d’ore prendendo la strada asfaltata che da Vinadio (CN) sale fino al Colle della Lombarda. Essendo a questa altezza, il santuario è aperto solo per tre mesi all’anno (questo anno dal 15 giugno al 14 settembre 2025), e durante la stagione fredda è chiuso a causa delle abbondanti nevicate che rendono impraticabile la strada di accesso. Quando sono arrivata venerdì, la cosa che mi ha stupito di più è stata la presenza di tanti ragazzi giovani che lavoravano alla struttura San Gioachino, l’edificio principale che per tre giorni è stato il nostro ristorante: ho chiesto ad alcuni miei amici astrofili che mi hanno spiegato che questi giovani sono volontari e/o stagisti delle scuole alberghiere e non solo che sono lì per vivere un’esperienza di servizio ai pellegrini e visitatori del santuario.
Dopo pranzo ho chiesto indicazioni per raggiungere la mia stanza, la camera 4G nell’edificio delle camere gialle: francamente non capisco il perchè del nome, dato che queste stanze non sono tinteggiate di giallo… ad ogni modo, l’indicazione che mi hanno dato è quella di cercare una scala di ferro e queste stanze praticamente erano lì. Inizio a muovermi per il santuario, a fare giri su giri, ma niente, questa scala di ferro non la trovavo da nessuna parte: c’erano scale di cemento con la ringhiera in ferro, scale di pietra, ma nessuna scala completamente di ferro, neanche l’ombra… ma dove accidenti sarà finita? Alla fine, risalendo da un’altra parte, la trovo alla mia destra: la cosa buffa è che si tratta di una scala piuttosto grande, e come ho fatto a non notarla prima me lo sto chiedendo ancora adesso. Immaginatevi una matta con zaino da montagna bello carico e altre borse al seguito vagare a casaccio per il santuario alla disperata ricerca della scala di ferro e capirete il mio stato d’animo di quei momenti, ovviamente siete autorizzati a farvi due risate… dopo aver (finalmente) trovato la stanza, ho posato tutto quanto e ho aperto la finestra, godendomi la vista sul campanile della chiesa e sul cortile a fianco.
Sono poi andata al piazzale deputato alle osservazioni astronomiche, a 10 minuti a piedi dal santuario: una parte era riservata a noi astrofili e recintata per permetterci di parcheggiare la macchina vicino al telescopio. Lì ho trovato ad accogliermi i miei amici Paolo e Chiara e il loro vivacissimo bimbo Lorenzo, di 4 anni, e altri appassionati che non conoscevo. A questo giro ho montato il Dobson per le osservazioni visuali e l’RC 8″ Carbon Tecnosky: il mio intento era di riprendere il Muro del Cigno, un dettaglio della nebulosa Nord America, regione ricchissima di idrogeno ionizzato. Mentre montavo i telescopi, anche Lorenzo ha montato il suo telescopio, come un vero astrofilo: suo papà è un bravissimo astrofotografo, e sicuramente in qualche modo ha incuriosito suo figlio, che sicuramente era l’astrofilo più giovane presente. Ad un certo punto però il bimbo ha smontato un pezzo che non doveva, e l’abbiamo poi aiutato a rimettere tutto a posto. Poi ha preso un treppiede e una specie di setaccio, facendo finta che fossero un telescopio solare con tanto di filtro, semplicemente geniale.






Tra una chiacchiera e l’altra, il pomeriggio è passato velocemente, e attorno alle 17:30 sono ritornata in camera per una doccia e riposarmi un po’. Con mio grande sconcerto (e sicuramente anche quello degli altri astrofili anche se in parte ce lo aspettavamo viste le previsioni meteo poco incoraggianti) poco dopo è venuto giù il diluvio universale, che si è protratto per circa un’oretta; nel frattempo abbiamo cenato, poi siamo andati al piazzale delle osservazioni constatando che fortunatamente i telescopi erano salvi e non avevano riportato danni. Il cielo però è rimasto coperto fino a circa mezzanotte del 23 agosto, e quando si è aperto si è parato dinanzi ai nostri occhi una stellata spettacolare, con una Via Lattea nettissima e ben definita e valori di SQM quasi namibiani: alle 2:13 l’SQM era pari a 21,16!

Dopo aver fatto partire la sequenza di scatti sul Muro del Cigno, ho aperto anche il Dobson e fatto un po’ di osservazioni visuali, iniziando con il celebre Doppio Ammasso di Perseo, che ho mostrato anche agli altri: tra di loro anche vari curiosi che passavano di lì.
Ad un certo punto ho dovuto far fare il passaggio del meridiano alla NEQ6: pensavo fosse roba di ordinaria amministrazione e che tutto filasse liscio e invece… da qui sono iniziati i problemi. Innanzitutto il plate solve non ha funzionato: mi aspettavo che, dando al software un’immagine del muro del Cigno, lui fosse in grado di ricentrarla e di rifarmi esattamente la stessa inquadratura prima del meridian flip. Solo che anzichè convergere e avvicinarsi sempre di più, si allontanava sempre di più con mio sommo disappunto. E vabbè riavviamo Windows, sicuramente si sarà bloccato qualcosa. Niente. Riproviamo ancora. Niente di niente. E al che iniziavo a spazientirmi… all’ennesimo riavvio di computer e strumentazione, il plate solve ha funzionato, ma stavolta si è bloccato il software per l’autoguida. A questo punto stavo pensando a dove poteva essere il burrone più alto nelle vicinanze per buttare giù tutto quanto. Ah, alla fine si è spento pure il computer, perchè evidentemente non mi sono accorta che il powerbank che lo alimentava si era scaricato, e così a sua volta la batteria del computer. Morale della favola? Solo un’ora di integrazione sul Muro del Cigno (spoiler: e tale rimarrà fino a fine star party… se continuerete a leggere scoprirete il perchè). A questo punto però, anzichè buttare tutto quanto in un burrone, per fortuna dell’RC è sopraggiunta la mia parte più zen, perchè mi sono ricordata che il Dobson funziona in ogni caso: e quindi mi sono consolata con le osservazioni visuali:
- Doppio Ammasso di Perseo
- M 37 ammasso aperto in Auriga
- M 36 ammasso aperto in Auriga
- M 38 ammasso aperto in Auriga
- NGC 1907 ammasso aperto in Auriga
- M 77 galassia a spirale barrata nella Balena
- M 42 nebulosa di Orione
- NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, noto anche come “Gufetto” per via della disposizione delle sue stelle: le due più luminose ricordano gli occhi di un gufo
- M 34 ammasso aperto in Perseo
- M 31 galassia in Andromeda
- M 32 galassia in Andromeda
- M 110 galassia in Andromeda
- NGC 891 galassia in Andromeda
Ad un certo punto hanno fatto capolino Giove e Venere, come per dirci che ormai l’alba si stava avvicinando, e così si è conclusa la prima notte di star party.
Sabato mattina, dopo una dormita (o più tecnicamente un riposino dato che in realtà non ho dormito benissimo) sono andata alla struttura San Gioachino per la colazione. Peccato che, essendo arrivata lì alle 9:30, la colazione non c’era più. Pazienza, vuol dire che farò colazione al bar. E così ho fatto, con cappuccino e una bella brioche rigorosamente al cioccolato. Dopo colazione ci siamo ritrovati nuovamente sulla piazzola delle osservazioni, stavolta per osservare il Sole con i telescopi Heliostar 76 H-Alfa di alcuni dei nostri amici. L’Heliostar 76 è un nuovo telescopio solare comparso recentemente sul mercato prodotto dalla Skywatcher, e offre una visione molto dettagliata e spettacolare della cromosfera solare: con una apposita levetta si regola la banda in modo da osservare di più le protuberanze solari o mostrare meglio i filamenti e i dettagli superficiali del disco. Nel frattempo il piccolo Lorenzo scorrazzava felice tra i telescopi a tutta velocità, inarrestabile, il che ha decisamente movimentato un po’ la piazzola degli astrofili. Però è stato bravo, non ha fatto cadere nessun telescopio nè si è scontrato con qualcuno di noi…

Ci ha raggiunto anche Elena, una mia amica del Gruppo Astrofile, che ho rivisto con piacere dopo un bel po’ di tempo che non ci si vedeva: ci siamo scambiate parecchie idee e suggerimenti su come parlare di scienza e astronomia ai giovani. Poco dopo mezzogiorno siamo scesi a pranzo nell’affollata sala del ristoro San Gioachino, dove ci hanno dato delle melanzane e della carne al limite dell’immangiabilità: va bene essere ascetici e adattarsi, ma secondo me e altri astrofili ci hanno dato poco da mangiare a questo giro…

Nel pomeriggio siamo di nuovo andati su nella piazzola per osservare il Sole, e stavolta con noi c’era anche Marco del Circolo Pinerolese Astrofili Polaris, appassionato solarista (cioè osservatore e astrofotografo del Sole), che ci ha dato un ottimo spunto per costruire una scatola per riparare il pc dal Sole stesso e dall’umidità, e in più ha aiutato anche alcuni di noi a capire perchè il plate solve della montatura non funzionava, in pratica nelle nostre NEQ6 ci sono dei giochi meccanici che fanno funzionare la montatura in modo scorretto perchè introducono delle flessioni laddove non dovrebbero esserci. Mi toccherà portare la montatura a far revisionare. Per consolarmi ho deciso di lanciare un time lapse diurno: i grossi nuvoloni in rapido movimento erano proprio adatti allo scopo. Ah, poi un’altra grande consolazione è derivata dal fatto che Matteo, un giovane astrofilo dei Bisalta, e sua mamma mi hanno invitato a partecipare al TedX Cuneo, un evento molto importante per promuovere la diffusione della cultura a 360 gradi, non solo scientifica come era invece in origine: ovviamente ho accettato.

A questo punto sono poi andata a farmi una passeggiata: su suggerimento degli amici cuneesi sono andata a vedere alcuni dei laghi nei dintorni. Il primo si trova ad appena a 10 minuti dal campo astrofili, gli altri tra cui il lago di Sant’Anna a circa 40 minuti di camminata, e rappresentano l’inizio del giro dei laghi, un itinerario escursionistico ad anello che tocca anche altri laghi sul versante francese.







Dopo un paio di oretta sono tornata giù: decisamente mi meritavo una bella doccia calda e un pisolino. Nel frattempo, mentre pisolavo beatamente, ha iniziato a salire una nebbia bella densa: le nuvole erano così basse da dare l’effetto che si infrangessero sulle rocce un po’ come il mare sugli scogli. Con la speranza che la nebbia calasse in tempo per le osservazioni astronomiche, siamo andati a cena: per quella sera era prevista un’osservazione pubblica per gli ospiti del santuario, dopo la processione verso il punto in cui si dice sia comparsa Sant’Anna, poco distante dal piazzale delle osservazioni.
Con nostro sommo disappunto, uscendo dopo cena, ci siamo subito accorti che la nebbia altro che calare, era aumentata ancora di più diventando un bel nebbione denso, che quasi si poteva tagliare col coltello. Naturalmente dalle piazzole astrofili la situazione era analoga:

Ad un certo punto si è aperto uno spiraglio di cielo sereno: dopo due osservazioni dell’ammasso aperto M 11 nello Scudo e dell’ammasso globulare NGC 6934 nel Delfino, ho riprovato a riprendere le fila dell’acquisizione sul Muro del Cigno; ma si è richiuso inesorabilmente un attimo dopo, senza darci più alcuna speranza. In quel momento mi sono resa conto di aver dimenticato all’aperto la reflex che faceva il time lapse diurno con le nuvole, per fortuna nessun danno ma ora temo che il computer che utilizzo di solito per queste elaborazioni dei time lapse esploda come una supernova…
Arrendendoci alla fine ineluttabile delle nostre osservazioni abbiamo chiuso tutto e siamo andati a dormire.
Domenica mattina, sentendomi a un passo dal diventare uno zombie a causa della stanchezza accumulata, la motivazione per alzarmi presto dal letto non è stata tanto quella di dover liberare la stanza alle 9:30, ma quella che se mi alzavo troppo tardi non mi avrebbero più dato la colazione… e la seconda motivazione era quella che dovevo rendere delle cinghie elastiche per chiudere il telescopio e una torcia ad Alessandro, un altro astrofilo presente che gentilmente me le aveva prestate perchè non trovavo più le mie.
Abbiamo poi smontato i telescopi con tutta calma, per poi ritrovarci ancora un’ultima volta a pranzo tutti insieme: evidentemente per farsi perdonare per il pranzo un po’ così del giorno prima, i cuochi hanno superato loro stessi, dandoci porzioni un po’ più abbondanti del solito, che naturalmente abbiamo apprezzato molto. Parlando del più e del meno a tavola, ho scoperto che un astrofilo degli Herschel, Daniele, sarà uno dei miei compagni di viaggio per la spedizione in Egitto nel 2027 per osservare un’eclisse solare con ben 6,50 minuti di totalità! E ci sarà anche un’altra mia amica astrofila della scuola estiva di astronomia di Saint-Barthelemy, Raffaella. Questo per dire quanto è piccolo il mondo astrofilo! L’ottimo pranzo della domenica ha ahimè concluso anche lo star party, che devo dire mi è piaciuto molto, nonostante le problematiche con le riprese e il meteo non ottimale, perchè ho incontrato vecchi amici e ne ho conosciuti di nuovi; penso che anche questo star party diventerà un appuntamento fisso nei miei impegni astronomici.






