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Nuovo Orione e Le Stelle – Astronomianews

28° star party di Saint Barthelemy – 27, 28, 29 settembre 2019

Come ormai da 13 anni, anche questo anno non ho potuto mancare di partecipare allo star party di Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, che si è tenuto da venerdì 27 a domenica 29 settembre 2019. Approfittando del fatto che avevo il venerdì libero da impegni lavorativi, sono arrivata a Saint Barthelemy appena dopo mezzogiorno; dopo essermi sistemata  in ostello, sono andata a pranzare con Martino, Davide e altri amici astrofili al bar della piazza. Nel pomeriggio ho deciso di montare il telescopio nelle piazzole dietro l’osservatorio; con sgomento però constato che erano già piuttosto affollate! Meno male che avevo prenotato il mio posto mesi fa, alla fine mi sono piazzata in uno spazio in mezzo a tre telescopi, tra cui quelli di Andrea e Massimiliano, un simpatico astrofilo emiliano che giocherà un ruolo fondamentale durante lo star party: infatti, oltre al tavolino per il pc, ne aveva un’altro con sopra ogni sorta di cibo e bevande, che gentilmente ci ha offerto durante tutto lo star party, giorno e notte! Vi consiglio di provare i suoi crostini di pane abbrustolito col formaggio fuso, ne sarete estasiati. Tale era l’organizzazione di Massimiliano che addirittura aveva portato la griglia per il barbecue e forse un piccolo frigo da campo. Di sicuro, per lui, ma non solo, lo star party è stata un’ottima scusa per fare gastronomia in ottima compagnia, lo dico sempre che astronomia e gastronomia sono collegate a filo doppio…

Io ero pronta a montare il fedele Newton 200 / 1000, ma Stefano ha voluto prestarmi il suo Skywatcher Newton 200 / 800, un f/4, quindi un pò più luminoso del mio; in effetti mi aveva proposto questa cosa tempo addietro, ma, stordita come sono, ovviamente l’avevo già scordato; alla fine il telescopio l’ha sistemato lui con l’aiuto di altri astrofili miei amici, io mi sono limitata a sistemare i cavi e altri accessori. Però devo dire che ha i suoi vantaggi essere un’astrofila, perchè tutti sono pronti a darti una mano, essendo l’astrofilia un hobby (purtroppo) prettamente maschile, insomma in questo hobby ancora un pò di cavalleria c’è.

Tra una chiacchiera e l’altra è arrivata velocemente l’ora di cena in ostello, dove ci ha raggiunto anche un’altra nostra amica amica astrofila, Eleonora, e gli amici dell’Associazione Ravennate Astrofili Rheyta.

Dopo cena siamo usciti per controllare la situazione meteo, che però non era il massimo: c’erano diverse velature, ma diversi di noi hanno comunque iniziato le osservazioni o fatto partire le sequenze di pose; io ho deciso di tentare a fotografare la galassia M 33 nel Triangolo: era una sorta di sfida perchè avevo provato lo scorso anno ma con scarsissimi risultati, e questa cosa mi era rimasta lì assai. Quindi ho voluto riprovarci. Peccato però che verso mezzanotte il cielo si sia completamente coperto, e i miei sogni di gloria su M 33 siano andati a farsi friggere dopo appena 15 minuti di integrazione. Accidenti… una notte persa… e in effetti è stato così perchè il cielo si è rasserenato soltanto verso le 3.30 di sabato 28 novembre. Seguendo l’ottimo suggerimento di Andrea, ho deciso di riprendere i dark, che tanto mi sarebbero serviti la notte seguente, tanto da una notte all’altra più o meno la temperatura rimane la stessa. Nel frattempo ho deciso di schiacciare un pisolino in ostello, visto che la stanchezza iniziava a farsi sentire.

Sabato 28 settembre mattina io e i miei compagni di stanza ci siamo svegliati attorno alle 9 e con tutta calma e molto assonnati abbiamo fatto colazione in ostello. Siamo poi andati in piazza dove abbiamo scambiato due parole con Giuliano e suo padre, Attilio e Alessandra, Alessandro e altri astrofili ancora. E lì ci hanno raccontato che un curioso di astronomia si è sentito piuttosto male per aver alzato un pò troppo il gomito la sera precedente, e a quanto pare era talmente malmesso che non è neanche riuscito a spegnere i fari della macchina: poverino, decisamente non avrei voluto essere al suo posto. Fortunatamente però si è rimesso in sesto senza troppe conseguenze, ma immagino non abbia avuto bisogno del telescopio per vedere le stelle doppie… Mentre chiacchieravamo, è comparso Lello, un astrofilo appartenente al gruppo astrofili di S. Piero dell’isola d’Elba, con una magnifica maglietta che sembrava una meridiana! Davvero spettacolare, e infatti lui e la maglietta si sono proprio meritati questa foto:

Verso le 10.30 abbiamo iniziato ad attendere la navetta (in realtà una specie di Doblò Fiat con 8 posti più il guidatore) che ci avrebbe portati su fino all’osteria del Passet dove alle 11 ci sarebbe stato l’intervento del dott. Jean Marc Christille a proposito degli importanti di riqualificazione di tutta l’area di Saint Barthelemy: tra questi, il rinnovo del planetario, l’installazione di un nuovo telescopio con uno spettroscopio in osservatorio, e soprattutto la costruzione di un’area attrezzata per astrofili al campo sportivo (attualmente inagibile e ricoperto da grandi mucchi di sabbia), con le colonnine per la corrente elettrica, nello stesso stile delle piazzole dietro l’osservatorio! Durante il viaggio fino al Passet con la navetta, anzichè a serissimi e irreprensibili astrofili, assomigliavamo di più a un gruppo di bambini in gita al paese dei balocchi. Al Passet c’erano i camper di altri astrofili con relativa strumentazione, e tra di loro Paolo e sua moglie Chiara. La nostra attenzione però è stata quasi subito catturata da un notevole setup composto da due rifrattori in parallelo con relative camere guida e camere di ripresa, il tutto su una robusta montatura Skywatcher EQ8:

Nel frattempo è giunta l’ora di pranzo, avevo prenotato per le 13 per 12 persone, ma chissà come mai il numero degli affamati gastrofili è aumentato a 18, ragion per cui il personale dell’osteria del Passet ci ha sistemato in una grande sala al piano di sopra; tra una cosa e l’altra abbiamo finito di pranzare che erano più o meno le 15. Per smaltire tutto ciò che avevamo mangiato, alcuni di noi hanno optato per una bella passeggiata fino alla piazza di Lignan, che ha richiesto poco meno di un’oretta. Nel frattempo ci hanno raggiunto anche Giorgio assieme al suo Dobson Nadirus da 30 cm di apertura e l’inossidabile Franco Bertucci con un gigantesco Dobson da 76 cm di diametro.

Dopo la cena all’Hotel Chalet Saint Barthelemy (ex Cuney) è tutto un fuggi fuggi di astrofili verso le postazioni osservative: il cielo è sereno, e bisogna assolutamente sfruttarlo fino in fondo! Mi precipito alle piazzole dove c’è il Newton 200 f/4 di Stefano ad aspettarmi, e finalmente riesco a lanciare la sequenza di acquisizione su M 33; inizialmente volevo fare le consuete 50 pose da 5 minuti, ma in seguito decido di integrare ancora un’oretta, in modo da avere 60 pose e quindi 5 ore di integrazione su un oggetto piuttosto evanescente. Penso che caspita, magari riesco a vincere il concorso di astrofotografia questo anno, visto che non è presente Lorenzo Comolli e altri astrofotografi esperti; o perlomeno, mi sarei anche accontentata delle briciole dei premi del concorso. Scopro con raccapriccio però che questo anno il concorso astrofotografico non c’è, proprio a causa della mancanza di un luogo idoneo ad ospitare le premiazioni e tanta gente… accidenti, mi è andata male. Pazienza, ritenterò la prossima volta, sarò più fortunata. Lancio anche una sequenza time lapse orientando l’altra macchina fotografica verso l’osservatorio. Tra una chiacchiera e una risata, e visto che ormai non avevo più nulla da fare, ne ho approfittato per curiosare il cielo attraverso gli strumenti dei pochi visualisti presenti nelle piazzole; tra di loro Mauro, che si è autocostruito una specie di pantografo per sostenere il binocolone in suo possesso, un 20×110, e che ci permette di ammirare: Pleiadi ammasso aperto nel Toro, M 42 nebulosa di Orione, Stokes 2 ammasso aperto nel Perseo, M 31 galassia di Andromeda con le due galassie satelliti, Doppio Ammasso di Perseo, M 15 ammasso globulare in Pegaso. Ritroviamo anche Simon l’inglese, che col suo Dobson “Dob” da 40 cm di apertura fa osservare a me, Monica, Piero e Patriza le Pleiadi e M 15. La stanchezza di fa sentire sempre di più, e ad un certo punto vado in osservatorio per schiacciare un pisolino, e rischio di addormentarmi profondamente; fortuna che arriva Gianluca, e devo ringraziare lui se mi sono svegliata appena in tempo per evitare che il tubo del telescopio battesse contro una gamba del treppiede, altrimenti chi lo sentiva Stefano, visto che il tubo è suo? Dopo essermi un pò ripigliata, anche se in realtà dovevo avere l’aspetto di uno zombie assonnato, sono andata in piazza a godermi il Franco Bertucci’s show, e grazie al suo gigantesco Dobson ho potuto osservare la galassia NGC 5907 nel Dragone e la parte con la stella del Velo del Cigno. Giorgio invece ci ha mostrato la Crescent Nebula col filtro OIII e una galassia difficilissima del catalogo IC di cui ora non ricordo il numero, una di quelle galassie letteralmente cavaocchi. Anche Francesco, sempre attraverso un Dobson Nadirus da 30 cm di apertura, ci ha fatto osservare la Crescent e in più le galassie NGC 7331 e quelle del Quintetto di Stephan, davvero molto ma molto deboli. E ho potuto constatare con piacere che tra di noi c’era un'”aspirante bertuccina”: Asia, una ragazza di Genova che sta ancora frequentando il liceo scientifico, che col suo binocolo 15×70 ci ha mostrato l’asterismo della Gruccia! Ricordo che “bertuccine” è un soprannome che ci siamo dati io e Patrizia in onore di Franco Bertucci, nostro maestro e ispiratore nell’osservazione visuale! Sono poi ritornata al mio telescopio per vedere come procedevano le mie pose su M 33: soddisfatta di aver accumulato ben 5 ore di integrazione su questa galassia, e visto che avevo ancora due ore buone di notte astronomica, ho deciso di riprendere anche un altro oggetto: M 42, la nebulosa di Orione! É grande, è luminosa, quindi proprio l’ideale per concludere in bellezza una nottata astrofotografica molto proficua.

Domenica 29 settembre, alle 5.30, l’inizio del crepuscolo mattutino conclude uno star party tra i più belli a cui io abbia partecipato, che ricorderò come uno di quelli più vivaci, affollati e ricchi dal punto di vista umano.

[Cliccare sull’immagine sottostante per accedere alla galleria fotografica dello star party – Fonte immagine: Piero Rosset]

Star party di Sant’Anna di Vinadio – 30 – 31 agosto / 1 settembre 2019

Dal 30 agosto all’1 settembre sono stata a Sant’Anna di Vinadio, nel cuneese, per uno star party organizzato congiuntamente dal Gruppo Astrofili William Herschel di Torino e dall’Associazione Astrofili Bisalta di Chiusa di Pesio (CN). Ero già a conoscenza di questo star party, ma per una ragione o per l’altra non ero mai riuscita ad andarci, fino a questo anno, in cui ho approfittato di un weekend libero da impegni lavorativi.

San’t Anna di Vinadio si trova nel Vallone di San’Anna, lungo la strada che da Vinadio sale al colle della Lombarda, a una quota di 2035 m s. l. m., e questa località è famosa per ospitare uno dei santuari più alti d’Europa.

Arrivata venerdì pomeriggio, mi sono sistemata in albergo: entrando nella stanza però ho avuto un momento di panico, ma dove è il letto??? Poi ho capito che il letto c’era, ma che era uno di quei letti pieghevoli, che quando non sono in uso sono addossati al muro. Superato questo shock, sono uscita per fare una passeggiata verso la zona del santuario, a 5 minuti dall’albergo. Nel cortile davanti alla chiesa, oltre a un bel pò di pellegrini, c’erano anche gli astrofili dei gruppi Bisalta ed Herschel, e lì ho incontrato Giancarlo Forno e sua moglie Chiara degli Herschel. Poi il mio occhio è stato catturato da qualcosa di famigliare: il gigantesco Dobson da 76 cm di diametro di Alberto Tomatis, che avevo già visto diverse volte a Saint Barthelemy! Oltre al Dobson, erano presenti anche altri strumenti più piccoli, come il Tecnosky 152 munito di Daystar per l’osservazione solare e un Newton 114 / 900 su un vecchio modello di EQ6. Tra una chiacchiera e l’altra è giunta velocemente l’ora di cena all’albergo Gioacchino, e naturalmente la nostra tavolata era piuttosto affollata, eravamo circa una quarantina. Dopo cena ci siamo preparati per la prima notte di osservazione, peccato però che il cielo era pesantemente velato, quindi siamo ricorsi al piano B: in perfetto stile alcolisti anonimi, abbiamo preso delle sedie e ci siamo seduti in cerchio a chiacchierare del più e del meno. Nel frattempo ci hanno raggiunto anche Paolo e Chiara che alloggiavano in camper. Il luogo designato per l’osservazione era un piazzale a 50 m dall’albergo davanti a una casalpina dove ero stata più di 20 anni fa con gli scout in occasione di un campo estivo, e ho potuto constatare che è rimasto uguale a come lo ricordavo; noi eravamo seduti proprio su questo piazzale. Verso mezzanotte però il cielo si è aperto, e allora ci siamo precipitati a montare i telescopi: dopo circa un’oretta eravamo operativi e pronti per le osservazioni o per far foto; io ho deciso di fotografare la Pacman Nebula, una nebulosa diffusa in Cassiopea. Visto che poi, una volta lanciata la sequenza di acquisizione immagini, non avevo più nulla da fare, ne ho approfittato per dare una sbirciata nei Dobson da 40 cm di Giancarlo e 30 cm di Giorgio e nel C11 di Daniele: ho osservato la nebulosa planetaria M 27 nella Volpetta, l’ammasso aperto del Gufo NGC 457 in Cassiopea e alcune galassie letteralmente cavaocchi tanto erano difficili da individuare. Purtroppo però la temporanea finestra di cielo sereno si è chiusa attorno alle 4.30, e temendo il peggio molti di noi hanno smontato la strumentazione e sono andati a dormire, io e gli altri astrofotografi abbiamo ripreso le immagini di calibrazione. Tra una cosa e l’altra sono andata a dormire attorno alle 6 di sabato 31 agosto.

Speravo di dormire fino a tardi, ma non mi è stato possibile a causa della luce che filtrava dalla finestra; e così alle 9.30 ero già in piedi. Visto che ormai mi ero giocata l’ora della colazione, ancora mezza assonnata (uno zombi senza dubbio sarebbe stato più sveglio di me) sono uscita per andare all’area astrofili allestita di fronte al santuario. Lì ho incontrato Alberto Andreis dei Bisalta, e con lui ho chiacchierato di una cosa molto interessante: l’astronomia inclusiva, che ha lo scopo di far avvicinare persone con disabilità di vario tipo, per esempio non udenti e non vedenti, al nostro magnifico hobby. Questo avviene grazie a strumenti pensati apposta per loro: per esempio, un modellino in scala sulle distanze del Sistema Solare, costruito tendendo una corda lunga 5 m e appendendo delle piccole sfere che rappresentano i pianeti alla giusta distanza in scala.

Oppure dei modellini di porzioni delle superfici dei pianeti, utile per spiegare le differenze tra pianeti gassosi e rocciosi, costruiti con dei quadrati di lato di una trentina di centimetri: per i pianeti gassosi è stata scelta la gommapiuma per far capire a un non vedente che in qualche modo si tratta di pianeti “morbidi”, senza una superficie su cui camminare, per quelli rocciosi e la Luna si è ricorso a carta pesta e legno. Ogni modello è corredato da una breve descrizione del pianeta.

O ancora, un modello bidimensionale di galassia a spirale ottenuto incollando su un cartoncino tantissime piccole briciole di plastica colorata. La cosa bella di questi strumenti è che sono costruiti con materiali poveri e facilmente reperibili (carta, cartone, plastica, fili di ferro etc) e quindi adatti anche per essere usati nelle scuole.

In breve tempo il piazzale davanti al santuario si è riempito di pellegrini, astrofili e curiosi, ed evidentemente il nostro acceso chiacchierio è arrivato fin dentro la chiesa, a tal punto che un giovane prete è uscito fuori richiamandoci all’ordine e chiedendoci di abbassare la voce, ma ahimè non ha ottenuto mica il risultato sperato. Ho osservato il Sole tramite i telescopi messi a disposizione dagli astrofili, nessuna macchia visibile, ma attraverso il rifrattore col Daystar e filtro H-alfa abbiamo potuto ammirare una bella protuberanza a forma di arco. Giunta l’ora di pranzo, anzichè pranzare in albergo, visto che era una bella giornata, ho optato per una bella passeggiata di due orette: sono andata verso la roccia dell’Apparizione, dove si dice che Sant’Anna sia comparsa ad una pastorella, poi da lì sono andata al lago del Colle di Sant’Anna e infine al lago di Sant’Anna per poi ritornare al santuario. Il programma originario era quello di filare dritto in stanza per una bella doccia calda, ma è stato disatteso perchè mi son messa a chiacchierare con Giorgio e Nicola degli Herschel; “Ok, finiamo questo discorso e poi vado” ho pensato diverse volte, ma alla fine ci ho rinunciato. Morale della favola? Dopo due ore abbondanti eravamo ancora lì, mezzi infreddoliti sia perchè eravamo fermi sia a causa della pioggia. Comunque alla fine la doccia sono riuscita a farla.

Durante la cena è comparso don Beppe Panero, uno di quei preti energici, che, oltre a darci il benvenuto, ci ha chiesto chi voleva partecipare alla fiaccolata notturna delle ore 21.30, e tra il serio e lo scherzoso mi ha chiesto “Ah, ma tu, con quella bella chioma, non partecipi alla fiaccolata?” visto che non avevo intenzione di partecipare, gli ho prontamente risposto, fra le risate dei miei commensali “Ma è sicuro che sia una buona idea? Al buio la mia chioma non è che si vede granchè…”

Dopo cena siamo andati al piazzale osservazioni, e nuovamente abbiamo montato i nostri telescopi pronti a un’altra notte di astrofotografia o osservazioni. E alla mia bella NEQ6 Pro è capitata una piccola disavventura: mi è rovinosamente crollata a terra, mentre aggiungevo i contrappesi, perchè nella mia sbadataggine mi ero dimenticata di serrare bene la vite di blocco al treppiede. Chi di voi segue questo blog probabilmente si ricorderà di un’altra disavventura che capitò alla NEQ6 lo scorso anno… Dopo un iniziale momento di panico, anche con l’aiuto di Andrea, ho constatato che la montatura funzionava per fortuna, anche se un’occhiata al povero Giuliano di Tecnosky penso la farò dare lo stesso, giusto per essere tranquilla; quando Andrea mi ha fatto notare che la NEQ6 è praticamente indistruttibile, mi sono sentita subito meglio. E, piena di ottimismo, ho iniziato una nuova sequenza di riprese, stavolta sulla nebulosa diffusa Sh2-161 in Cassiopea. Peccato però che i miei sogni di gloria siano stati interrotti dall’arrivo di una coltre nuvolosa verso l’1.00: abbiamo provato ad aspettare fiduciosi una schiarita, che però è arrivata quando ormai erano circa le 3.15, quindi quando ormai era troppo tardi per fare qualunque cosa. Con Nicola e Giorgio abbiamo convenuto che questa cosa è una di quelle che fanno proprio venire il nervoso, tanto, almeno per chi è astrofilo. E così siamo andati a dormire.

Domenica 1 settembre, tanto per cambiare, mi sveglio a causa della luce che filtra dalla finestra; ma almeno riesco a fare la colazione che mi ero giocata la mattina prima. Quando esco ritrovandomi nel piazzale davanti alla chiesa, constato che è già piuttosto animato di gente, pellegrini, astrofili; sembra di essere in uno di quei grandi mercati all’aperto, anzichè in un luogo di culto, talmente è intenso il vociare della gente. Una voce (forse quella di don Beppe?), attraverso il sistema di altoparlanti del santuario, elenca le diverse funzioni religiose a cui è possibile partecipare nell’arco della giornata, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Sempre con Andrea, Giorgio e Nicola sono poi andata a fare una brevissima passeggiata appena sopra il piazzale di osservazione per vedere un laghetto di cui mi ricordavo dai tempi degli scout, e siamo rientrati appena prima di pranzo. Per alcuni di noi, me compresa, l’ora di pranzo ha rappresentato la conclusione di un bellissimo star party, sia per la compagnia sia per il luogo, e speriamo di poter ripetere questa esperienza il prossimo anno. E anche il bottino astrofotografico è stato soddisfacente, ecco qui la Pacman Nebula (per i dati tecnici si veda qui):

E qui lo star trail, dati tecnici qui, e un piccolo video dello star party:

[Cliccare su questa immagine per accedere alla galleria fotografica]