Dal 9 all’11 agosto ho partecipato con i miei astrofili di Celestia Taurinorum al II campo estivo astronomico dell’associazione presso il rifugio Venini: esso si trova a 1500 m s. l. m.  in Valle d’Intelvi, sopra il lago di Como, sopra i paesi di San Fedele e Pigra.

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E’ giovedì 9 agosto 2018: finalmente, dopo mesi che se ne parlava, è arrivato il momento di partire per il campo estivo! Dopo aver controllato di non aver dimenticato nulla, mi metto in viaggio: arrivo tranquillamente fino a Como, ignara che di lì a poco la nostra avventura avrebbe assunto toni epici. Giunta sul lago, mi accingo a percorrere la strada che lo costeggia, lasciandomi alle spalle i vari paesini che si affacciano sulle sue rive: Lenno, Mezzegra, Azzano, Tremezzo, Cadenabbia… ad un certo punto però il traffico rallenta, finchè non si trasforma in un gigantesco ingorgo in cui è impossibile andare avanti o tornare indietro. Anche gli altri ragazzi dei Celestia sono nella stessa situazione, e ben presto ci rendiamo conto che non ne saremmo usciti in breve tempo. Usciti dal maxi ingorgo, ecco che ci si profila all’orizzonte la seconda disavventura: sbagliamo strada! Il navigatore vuol farci fare a tutti i costi il sentiero che solitamente fanno gli escursionisti a piedi per raggiungere il rifugio impiegandoci circa tre ore. Poi, guardandoci attorno, ci accorgiamo che l’edificio appena raggiunto non è il rifugio: è troppo basso, e in più è piuttosto diverso dalle foto viste in Rete! Al che telefoniamo al rifugio, chiedendo lumi su come raggiungerlo: evidentemente li stiamo facendo disperare, secondo me almeno altre 200 persone avevano telefonato prima di noi per la stessa ragione. Ormai l’ora di pranzo è passata, sono quasi le tre del pomeriggio, e io sono quasi tentata di tornare indietro. Alla luce delle indicazioni dei gestori del rifugio, finalmente riusciamo a raggiungere il Venini: le fatiche per arrivare sono ripagate dal panorama mozzafiato che ci si para davanti: il rifugio è su un crinale che parte dal monte Galbiga, alto 1698 m, e si gode di una vista eccezionale sul lago di Como! Dopo pranzo, decidiamo di allestire il campo base a poche decine di metri dal rifugio. Alberto ha portato un Newton 40 cm f/4,3 in fibra di Carbonio, che farà bella mostra di sè su una grande montatura equatoriale a forcella autocostruita, Christian, Samuel e gli altri intanto portano su treppiedi e montature dei loro telescopi. Io scelgo un angolino di prato pianeggiante, e sistemo treppiede, montatura e contrappesi, poi copro il tutto con l’apposito telo. Il meteo è incerto, grosse nuvole stanno arrivando; penso che sì, verrà giù un pò di pioggia, ma non dovrei avere troppi problemi, tanto c’è il telo che protegge il tutto…sbagliato! In pochissimo tempo viene giù il diluvio universale: pioggia, vento, fulmini, due di essi cadono abbastanza vicini al rifugio, e ad un certo punto, guardando fuori, non vedo più la mia montatura: panico totale, quando realizzo che una raffica di vento più forte ha tirato giù tutto, e che la mia bella NEQ6 giace per terra sotto la pioggia! Mi metto le mani nei capelli, e sbianco in viso, in quel momento penso che la mia faccia sia diventata più bianca della montatura stessa. Finita la tempesta, mi precipito fuori a constatare l’entità dei danni: apparentemente sembra tutto a posto, gli altri ragazzi mi aiutano a portare tutto dentro e asciughiamo alla bell’e meglio, dovrò però farla controllare. Accidenti, che gran stupidaggine che ho fatto, neanche se avessi iniziato da poco… mi consolo con la cena, e poi con una bella partita di “Cards against humanity”, un gioco di società che non conoscevo, portato da Christian: l’idea è che, a turno, ognuno pesca una carta nera con una domanda, e gli altri devono rispondere nel modo più bizzarro possibile con una risposta contenuta in una carta bianca. Il gioco è davvero divertente, e una partita può durare anche molte ore. Alle 23 circa diamo un’occhiata al cielo, ma purtroppo è coperto, per cui niente osservazioni: ci tocca andare a dormire.

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L’indomani, 10 agosto, il cielo è sereno: un manipolo di coraggiosi esploratori dei Celestia capeggiati da Luca e Andrea parte alle 7 e punta senza esitazione verso la cima del monte Galbiga per sottoporsi a una dura sessione di allenamento fisico in perfetto stile marines: addominali, flessioni, planck, squat… devono scolpirsi per temprarsi a una nuova nottata osservativa. Molti pensano all’astronomia come ad un hobby tranquillo, ma non è affatto così, e tra poco capirete il perchè. Io, vigliaccamente, non ho fatto parte della spedizione, perchè mi sono alzata più tardi, anche perchè nel frattempo ci ha raggiunto un mio amico, Martino, con cui faccio la stessa passeggiata fino alla cima del Galbiga ma con calma: sarà un segno che sto invecchiando? Giunti in cima ci sbizzarriamo a fotografare il paesaggio, da lì si possono osservare i due laghi di Lugano e Como. Sulla via del ritorno passiamo davanti al piccolo osservatorio astronomico gestito dal Gruppo Astrofili Lariani: purtroppo è chiuso; provo lo stesso a telefonare per chiedere se era possibile fare un’eccezione per noi astrofili, ma niente, la prossima serata sarà il 18 agosto. Pazienza, ci consoleremo con la g-astronomia all’ora di pranzo, che richiede poco per essere praticata con profitto: una buona compagnia, buon cibo e vino rosso a volontà per vedere il Quadruplo Ammasso di Perseo e stelle doppie a gogò. Il pomeriggio sembra essere tranquillo, e lo è fino ad un certo punto, ma anche stavolta ci sbagliamo: un gruppo di sei ragazzi belgi è salito al rifugio a piedi in circa tre ore, ma adesso che sono le 19 sono stravolti e non se la sentono più di scendere a piedi, e quindi cercano qualcuno che li accompagni giù fino a San Fedele. Si offrono Samuel e Giulia e la sottoscritta con Martino. Fortunatamente riusciamo a comunicare in inglese, perchè purtroppo nessuno di noi conosce il belga, e riusciamo anche a farci un sacco di risate. Quando ritorniamo, ormai è ora di cena: finalmente il cielo è sereno! E una bella Via Lattea fa capolino sopra le nostre teste, c’è però tanta umidità, per cui decido di non montare il mio telescopio, ma di tentare uno star trail sul lago di Como. I ragazzi invece si precipitano a montare i loro telescopi, e riescono ad osservare alcuni oggetti tipici del cielo estivo, tipo le nebulose Laguna e Omega e il Velo del Cigno. Le nostre osservazioni ad un certo punto vengono interrotte da un incontro ravvicinato del terzo tipo: una mucca astrofila! È bianca e nera, e passeggia per il campo base muggendo a squarciagola; temo per i telescopi, ma per fortuna non capita nulla. Quando ritorna, si piazza alla mia destra a cinque metri di distanza e rimane immobile per un bel pò: starà schiacciando un pisolino? Quando si sveglia, si gira verso di me, e a quel punto mi preparo per una fuga a gambe levate assieme alla macchina fotografica perchè temo voglia rincorrermi; quando avanza verso di me decido di spostarmi prudentemente in un altro luogo. Martino tira fuori il binocolo 20×100 con cui osserviamo, assieme a Matteo, Dalila, e Giampiero il Doppio Ammasso di Perseo, M 57,  M 11, la galassia di Andromeda, M 27 e NGC 457. L’umidità però avanza implacabile e alle 2.30 siamo costretti a chiudere baracca e burattini e ad andare a dormire.

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La mattina del 12 agosto è caratterizzata dalla solita passeggiata sulla cima del Galbiga, stavolta a caccia fotografica di parapendiisti! È uno spettacolo vederli prepararsi al decollo e discutere di termiche, planate, traversoni, meteorologia, quanto mi piacerebbe provare un volo in tandem in parapendio! Mentre fervono i preparativi scambiamo anche due parole con loro. Poco prima di pranzo osserviamo il Sole, che, essendo nel minimo di attività, non mostra alcuna macchia solare; e il campo estivo per alcuni di noi si conclude così, con uno o più piattoni di risotto ai funghi e tante risate in ottima compagnia. Arrivederci al prossimo campo estivo!