Di solito non riprendo o commento mai notizie scientifiche o contenuti altrui, perchè preferisco che le persone volenterose approfondiscano consultando direttamente le fonti originali, molto più ricche di informazioni di un mio commento. Poi, visto appunto che le fonti originali contengono tutte le informazioni possibili, perchè devo perdere tempo a scrivere anche io qualcosa su un certo argomento, col rischio di commettere degli errori?

Stavolta però farò un’eccezione: non posterò una mia astrofotografia o mie riprese solari, ma le prime immagini del James Webb Space Telescope (JWST), rilasciate martedì 12 luglio 2022. Vista la grande importanza di questo telescopio spaziale per il futuro della ricerca scientifica in astronomia e astrofisica, mi è sembrato doveroso spenderci due parole.

Il JWST è stato lanciato il 25 dicembre 2021 con un razzo Ariane 5 dallo spazioporto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) a Kourou nella Guyana Francese; la durata nominale della sua missione è prevista di essere di 5 anni, ma si spera di arrivare a 10 anni.

Il JWST subentrerà all’Hubble Space Telescope (HST) nel ruolo di più importante telescopio spaziale, ed è progettato per cercare di trovare risposta a molte questioni aperte relative alla cosmologia, e anche in altri campi dell’astrofisica e dell’astronomia. Ci si aspetta che compirà scoperte importantissime anche per quanto riguarda la comprensione della formazione di stelle e pianeti e molto altro ancora.

A differenza di HST, che osserva il cielo essenzialmente nella banda del visibile, JWST studierà il cosmo a lunghezze d’onda maggiori, in particolare nelle bande del vicino e medio infrarosso: questo permetterà di comprendere molti aspetti legati alla formazione stellare all’interno delle grandi nebulose: le stelle in fase di formazione infatti emettono tanta radiazione infrarossa, che è in grado di penetrare le dense nebulose di gas e polveri: il che significa che, osservate nell’infrarosso, queste nebulose appaiono trasparenti quindi si vedono molte più stelle al loro interno. La luce visibile emessa dalle stelle dentro le nebulose invece viene schermata dalle polveri, per cui non riesce ad arrivare ai telescopi e quindi neanche al nostro occhio.

Per tutti gli approfondimenti vi rimando ai siti web ufficiali di JWST (che ricordo essere il frutto di una collaborazione tra ESA, NASA e Agenzia Spaziale Canadese):

https://webbtelescope.org/

https://www.jwst.nasa.gov/

https://esawebb.org/

E veniamo alle prime immagini di JWST (cliccando sul titolo di ogni immagine in giallo verrete reindirizzati a uno dei siti sopra indicati, dove troverete una spiegazione delle varie immagini e la versione ad alta risoluzione):

Quintetto di Stephan

Spettro dell’atmosfera dell’esopianeta WASP-96 b

Southern Ring Nebula

Webb’s First Deep Field

Nebulosa Carena

Ah, la mia immagine preferita è il Deep Field! Pensate, ognuna di quelle macchie luminose che vedete non è una stella, ma una galassia lontanissima magari anche 13 miliardi di anni luce… tra l’altro, si può notare benissimo l’effetto di lente gravitazionale: in pratica l’immagine di una di queste lontanissime galassie viene distorta dalla massa della galassia ellittica al centro, che si comporta come una lente: l’immagine, o meglio le immagini (visto che la luce della galassia lontana può andare in diverse direzioni) della galassia lontanissima pertanto sono talmente distorte da assumere la forma di un arco.