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Nuovo Orione e Le Stelle – Astronomianews

Una bellissima esperienza di divulgazione dell’astronomia in Kenia

Dal 18 dicembre 2012 al 5 gennaio 2013 sono stata in Kenia in qualità di esperta di astronomia in un resort a circa 60 km sud di Mombasa, quasi al confine con la Tanzania, nella baia di Gazi: si tratta del “The Sands at Chale Resort”, Chale Island per gli amici, che si trova in una piccola isola di dimensioni 700 m x 2 km ad una distanza di 600 m dalla costa, un autentico paradiso tropicale. Chale Island si trova pochissimi gradi a sud rispetto all’equatore, ed è veramente un posto incredibile, perchè è interessata da una notevole escursione di marea: il massimo dislivello possibile tra l’alta e la bassa marea è pari a 4 m! Io non ho visto i 4m durante la mia permanenza, ma vi assicuro che anche “soltanto” 3,60 m di dislivello sono già impressionanti: il paesaggio cambia radicalmente, a tal punto che durante la bassa marea occorre il trattore per raggiungere l’isola, mentre durante l’alta marea si usa una piccola barca a motore. Ed è incredibile anche come la marea avanzi quasi a vista d’occhio, dal momento che nell’arco di 24 ore si hanno due basse maree e due alte maree: pensate che una volta un gruppetto di ospiti del resort è partito pieno di entusiasmo per fare il giro dell’isola in kayak, ma ahimè i poverini hanno fatto male i calcoli con la marea, e si sono arenati dopo poco tempo…

Ma come sono finita laggiù? Beh, come molti studenti universitari sono sempre alla ricerca di qualche impiego compatibile con gli impegni di studio: quindi, dopo una attenta ricerca su Internet, ho letto di questo annuncio, una cosa del tipo “cerchiamo un esperto di Astronomia da mandare in un resort in Kenia…”. Naturalmente non potevo assolutamente lasciarmi sfuggire un’occasione del genere: volete mettere la possibilità di poter finalmente osservare, dopo anni di paziente attesa, le costellazioni del cielo australe, in primis la leggendaria Croce del Sud, che io non avevo ancora avuto modo di vedere? E in più con volo, vitto e alloggio pagati dal mio datore di lavoro? e così, il 17 dicembre 2012 sera, sono salita su un aereo che dall’aeroporto di Milano Malpensa mi ha portato fino a Mombasa, dove sono arrivata nella tarda mattinata del giorno seguente. Dopo altre lunghe ore di viaggio in macchina, finalmente sono giunta a Chale Island.

Dopo una bella doccia, il mio primo incarico come “Astronomo di resort” è stato quello di montare il telescopio a disposizione del resort: uno Schmidt-Cassegrain C8 Celestron, serie CPC: purtroppo mancavano dei pezzi, come il vassoio portaoggetti, e quindi la stabilità era un pò precaria, e anche il cavo per la batteria, ma pazienza: sono comunque riuscita ad utilizzarlo tranquillamente, in modalità puntamento manuale…

Tra le attività che mi è stato chiesto di svolgere rientravano le serate osservative, sia ad occhio nudo che al telescopio, che a me piaceva tenere sulla spiaggia: essendo, seppur di poco, a sud dell’equatore, le stelle che si vedono da lì sono ben diverse rispetto a quelle visibili dall’Italia! Per quanto mi fossi preparata con diversi software astronomici e studiato sui miei libri di astronomia, l’emozione di vedere dal vivo un cielo diverso da quello abituale dell’Italia è stata forte: vi garantisco che fa un certo effetto ritrovarsi Orione ed il Cane Maggiore allo zenit, mentre verso nord non si vede più la Polare, che per 4 gradi è già sotto l’orizzonte! A sud, invece, l’ignoto, le costellazioni australi, sconosciute per me prima di questa esperienza: la Carena, il Centauro, la Vela, la Poppa, la Mosca… e naturalmente la Croce del Sud!!! Ragion per cui prima di qualsiasi osservazione al telescopio, ho ritenuto doveroso fare un pò di orientamento in cielo ad occhio nudo: parecchie persone mi hanno chiesto perchè non si vedeva la stella polare, oppure le Orse…

Al telescopio gli oggetti più apprezzati sono stati la Luna e Giove, ma discreto successo hanno incontrato anche M42 e le Pleiadi; avrei desiderato mostrare anche qualche oggetto tipico del cielo australe, come Omega Centauri, ma purtroppo nell’oretta di serata osservativa, dalle 23 alle 24 locali, tale oggetto era ancora sotto l’orizzonte.

[Nota tecnica: in Kenia ci sono 2 ore in più rispetto all’Italia, quindi se da noi sono ad esempio le 14, in Kenia sono già le 16; a Chale Island, solo lì in tutto il Kenia, vige una specie di ora legale, per cui le 16 del resto del Kenia corrispondono alle 17 di Chale Island Time.]

Ciò nonostante, Omega Centauri l’ho osservato lo stesso, nei primi giorni della mia permanenza: uno spettacolo al binocolo, perchè durante i primi giorni la Luna era appena in fase crescente e quindi la sua luce non infastidiva ancora le osservazioni di profondo cielo! Ed era addirittura visibile ad occhio nudo, come la Via Lattea australe! E sempre al binocolo sono riuscita ad osservare questi oggetti: la Scatola dei Gioielli, NGC 3766, il saco di Carbone, NGC 5460, le Pleiadi del Sud (=IC2602), NGC 3372, NGC 3532, NGC 3572, NGC 2944. Purtroppo, nei giorni seguenti, la fase lunare è aumentata, e non mi ha permesso di continuare le osservazioni del cielo profondo come avrei voluto…accidenti! L’altro piccolo inconveniente che spesso ha disturbato le serate osservative è rappresentato dalle nuvole: magari fino alle 22.50 locali il cielo era sereno, e poi, alle 23.01, quando ovviamente dovevo iniziare la serata, il cielo puntualmente si copriva; un paio di volte ho dovuto letteralmente scappare al riparo col telescopio perchè si era messo addirittura a piovere!

Oltre alle serate osservative, i responsabili del resort mi hanno chiesto di tenere anche due conferenzine divulgative della durata di un’oretta: la prima è stata essenzialmente un’introduzione all’osservazione del cielo, mentre nella seconda ho raccontato qualcosa sul Sole. Il problema della lingua praticamente non c’è stato, perchè a Chale Island il 95% dei presenti, responsabili del resort compresi, era rappresentato da italiani; solo una volta ho dovuto ripetere la chiacchierata sul Sole in inglese a 4 svizzeri, ma non ho avuto grossi problemi.

Durante l’ora del tè, all’incirca tra le 17.30 e le 18.30, ho tenuto anche un paio di chiacchierate astronomiche basandomi sulla lettura di un libro scritto da Andrea Bernagozzi e Davide Cenadelli (vedi Bibliografia), intitolato “Seconda stella a destra”: gli autori immaginano di essere nell’anno 12009, in cui tutta la Via Lattea è stata colonizzata dall’uomo. A quanto pare questa mia idea ha avuto successo, a giudicare dale risate degli ospiti…ma non vi dico perchè, se volete scoprirlo andate subito a leggervi il libro!

E infine, l’ultima cosa che ho fatto in qualità di esperta di astronomia, è stata accompagnare il biologo marino durante le passeggiate alle pozze di acqua salata che si formavano quando la marea scendeva: mentre lui spiegava gli organismi marini alle persone che erano in vacanza lì a Chale Island, io dicevo due parole sulle maree e sul perchè si verificano etc etc.

Poichè durante il giorno ho avuto parecchio tempo libero, ne ho approfittato per partecipare a varie attività organizzate sempre dal biologo marino: dal giro dell’isola in kayak (il mio gruppo però non si è arenato!), alla gita al villaggio dei pescatori di Gazi, che si trova sulla costa: per loro tutti gli alberi sono sacri perchè rappresentano delle divinità, e in particolare il baobab è l’albero più importante, perchè “vive 1000 anni”: lì infatti ho appreso che “baobab” è un vocabolo senegalese che significa per l’appunto “1000 anni”.

Non è mancata neppure una gita alla cosiddetta “Isola del Robinson”, che altro non è che una lingua di sabbia di fronte alla spiaggia di Diani Beach che emerge solo durante la bassa marea per ben 40 cm s.l.m! Tra questa lingua di sabbia e la costa, abbiamo praticato lo snorkeling: pensate che ad un certo punto siamo stati circondati da un nutrito banco di pesci zebra, che sono pesci a strisce bianche e nere tipici dei mari tropicali. C’erano anche parecchi altri pesci coloratissimi e numerose stelle marine, altrettanto variopinte. Però anche lo snorkeling nei mangrovieti attorno a Chale Island ha il suo fascino…eh sì, infatti nella zona della baia di Gazi abbiamo potuto osservare 6 delle 9 specie di mangrovie presenti in Kenia, che a loro volta costituiscono già una buona rappresentanza delle 50 specie di mangrovie esistenti al mondo.

Ma un viaggio in Africa senza safari secondo me non è un vero viaggio, e poi da tempo sognavo di poter ammirare dal vivo gli animali africani, dopo anni di documentari visti alla tv. Detto fatto: il 2 gennaio 2013 ho avuto la possibilità di accompagnare un gruppetto di italiani in vacanza a Chale Island per un safari di un giorno presso il Parco Nazionale dello Tsavo Est: ne è valsa veramente la pena, nonostante la levataccia alle 4.30 della mattina (ma almeno sono riuscita a mostrare a qualcuno la Croce del Sud!) perchè abbiamo visto parecchi animali, compreso il ghepardo, purtroppo ormai raro, e il leone…pensate che mi hanno raccontato che qualcuno che aveva fatto una settimana di safari non aveva visto neppure un animale: siamo stati davvero fortunati! Per pranzo ci siamo fermati al Voi Safari Lodge, su un cocuzzolo all’interno del parco, da cui si gode di una vista veramente mozzafiato della savana, che si estende a perdita d’occhio: la foto qui sotto purtroppo non rende giustizia di tale maestosa visione…

Il 5 gennaio 2013 (purtroppo) sono rientrata in Italia, dove ho ritrovato la Polare e Orione al loro solito posto. Sono comunque molto soddisfatta di aver avuto un assaggio dell’altra metà del cielo, per cui spero di ripetere presto questa esperienza!

Tutte le foto scattate durante la mia permanenza in Kenia  sono qui:

Al resort

Natale e Capodanno

Snake show

Gita al mangrovieto con la barca

In safari allo Tsavo Est

Gita a Robinson Island

Gita al villaggio dei pescatori di Gazi

Ho raccontato la mia esperienza in Kenia in occasione del Congresso “Cieli Piemontesi – Primo Bar Camp di Astronomia non professionale della Regione Piemonte” del 23 marzo 2013. Qui potete scaricare la mia  presentazione.

Star party di Saint-Barthelemy 14-15-16 settembre 2012

Anche quest’anno si è svolto il tradizionale star party di Saint-Barthelemy (è la 21-esima edizione), una località montana in Valle d’Aosta a 1600 m di quota, raggiungibile salendo dal comune di Nus.

Lo star party ha avuto luogo dal 14 al 16 settembre 2012; rispetto agli scorsi anni, ci sono state diverse novità nel programma: nessuna conferenza, ma diversi spettacoli nel planetario e visite guidate scientifiche all’osservatorio durante cui i ricercatori dell’OAVDA (acronimo che significa Osservatorio Astronomico della Regione Valle d’Aosta) ci hanno raccontato di quali progetti di ricerca si occupano.

La mia avventura è iniziata il venerdì mattina del 14 settembre, quando assieme a mio padre ho caricato i telescopi: fortunatamente mi sono ricordata tutti i pezzi…dopo un viaggio tranquillo siamo finalmente arrivati a Saint Barthelemy, dove ci hanno accolto un cielo limpidissimo e un’aria frizzante. 

Dopo aver pranzato ed essermi sistemata in ostello, ho montato il Newton con il filtro Astrosolar e il piccolo Lunt LS-35 per osservare il Sole: in questo giorno evidentemente la nostra stella mostrava una scarsa attività in luce bianca, perchè erano visibili poche macchie e il seeing non ha aiutato, essendo ormai pomeriggio inoltrato. Ho avuto più soddisfazione ad osservare il Sole in H-alfa, perchè erano visibili delle protuberanze piuttosto spettacolari; a causa della piccola apertura del Lunt, gli effetti del seeing erano poco o nulla visibili.

Alle 18 mi sono recata all’osservatorio per seguire l’interessantissima visita guidata scientifica durante cui Albino Carbognani, astronomo OAVDA, ci ha parlato del Progetto Asteroidi e delle procedure adottate in OAVDA per lo studio di questi oggetti celesti.

Dopo aver cenato all’ostello, con una certa impazienza sono corsa a montare il Newton per le osservazioni notturne nella piazzetta di Lignan, perchè  il cielo prometteva bene: e si è mantenuto così per tutta la notte, senza neanche una nuvola. Il bottino osservativo è stato più che soddisfacente, perchè , tra gli oggetti puntati, c’erano il Doppio Ammasso di Perseo , che è uno dei miei oggetti preferiti, la Helix Nebula, e la Galassia di  Andromeda, che mi si è mostrata in tutto il suo splendore assieme alle sue due compagne M 32 ed M 110: della Galassia di Andromeda si percepiva chiaramente la banda oscura di polveri che la caratterizza. Ho terminato di osservare alle 6 del mattino, ho smontato l’ottica e sono andata a dormire.

L’indomani mattina, dopo colazione, ho girato un pò tra gli stand degli espositori, tra cui c’era anche quello dell’Auriga, che proponeva una particolare montatura altazimutale, l’AZ EQ6-GT, che al posto dei contrappesi aveva un altra culla a coda di rondine per fissare un secondo strumento.

Alle 11 mi sono recata di nuovo all’osservatorio per la visita guidata scientifica sul Progetto APACHE tenuta da Mario Dalmasso, un collega di Carbognani: questo progetto di ricerca ha lo scopo di scoprire pianeti extrasolari, e in particolare di cercare i pianeti extrasolari con massa confrontabile a quella terrestre, come dice l’acronimo APACHE, che vuol dire “A Pathway Toward the Characterisation of Habitable Earths”. La visita prevedeva anche una sosta sulla terrazza scientifica, dove sono ospitati i 4 telescopi che partecipano al progetto più un telescopio per uso didattico, che utilizzano gli studenti tesisti in Astronomia ed Astrofisica.

Sono stata poi gentilmente invitata dal locale gruppo astrofili “Per Amor del Cielo” a pranzare assieme a loro in un ristorante a Petit Fenis: ci voleva proprio una bella mangiata, perchè la visita guidata della mattina e la fantastica sessione osservativa della sera prima mi han fatto venire un certo appetito…

Nel pomeriggio, una volta ritornata a Saint Barthelemy, sono andata al campo sportivo, dove ho effettuato altre osservazioni solari sfruttando il Lunt 60 mm  e un piccolo filtro per il Ca-K di Giancarlo: l’osservazione nella riga del Ca-K è stata piuttosto difficoltosa, perchè il disco solare appariva color viola scuro, per cui mi è stato difficile scorgere più dettagli oltre alle macchie solari e ad alcune zone facolari nelle loro vicinanze.

Il Lunt 60 mm invece mi ha sorpreso per il contrasto e l’incisione dell’immagine delle protuberanze, perchè erano visibili anche i più piccoli particolari sul disco solare.

Dopo aver visitato la sede del locale gruppo astrofili, mi sono spostata verso l’area camper, dove la mia attenzione è stata attratta da una incredibile postazione osservativa mobile su rimorchio: il suo proprietario, un astrofilo di Varese, mi ha svelato tutti i suoi segreti: ad esempio tutti i tavoli e panche sono pieghevoli, in modo da poter trasportare di tutto oltre ai telescopi; e in più ci sono anche l’acqua e l’alimentazione elettrica per qualsiasi evenienza…secondo me è una cosa davvero geniale e ben progettata.

Alle 18.15 c’è stata l’inaugurazione da parte del direttore dell’osservatorio Enzo Bartolini delle piazzole dedicate agli astrofili site nei pressi dell’osservatorio, che saranno noleggiate agli astrofili che faranno richiesta: esse consistono essenzialmente di piazzole quadrate di cemento su cui sono installate delle colonnine con le prese per l’alimentazione elettrica di tutte le apparecchiature necessarie per l’astrofotografia: telescopi, CCD, camere di guida, computer portatili…

Alle 19.30 ho cenato di nuovo in ostello: tutto bene, tranne per un piccolo dettaglio: visto che ormai conosco tutti, dato che partecipo allo star party dal 2007, ho avuto un momento di indecisione circa gli astrofili con cui sedermi a tavola:da una tavolata “Giovanna, dai, siediti con noi!”, dall’altra “No no, vieni a cenare col nostro gruppo invece!”. ( Alla fine ho accontentato tutti, perchè la mattina dopo ho fatto colazione con gli astrofili con cui non mi ero seduta per la cena).

Finita la cena, con la solita impazienza ho montato il telescopio  nella piazzetta; Franco Bertucci, arrivato nel frattempo da Milano col suo enorme Dobson da 60 cm di diametro, ha subito catalizzato l’attenzione dei curiosi che volevano dare un’occhiata attraverso quel mostro di telescopio, e difatti si è formata subito una lunga fila di persone…ad un certo punto è successa una scenetta piuttosto divertente: alcuni ragazzini hanno chiesto a Bertucci se puntava Saturno, e sapete quale è stata la sua risposta? “Accidenti, io vi offro le galassie, e voi volete Saturno…i pianeti sono spazzatura!!!!!”. Saturno però in questo periodo è visibile solo al tramonto…e io intanto giù a ridere come una matta…invece era ben visibile Giove, che ho osservato attraverso il binocolone con gli obiettivi di 150 mm di Martino: un Giove spettacolare come non avevo mai visto prima, con le bande equatoriali nitidissime, e in più erano anche visibili un paio di bande a medie latitudini e le zone polari. Questa visione è stata possibile grazie a un leggero velo di foschia, che ha contribuito a rendere l’aria ferma e ad abbassare un pò la turbolenza atmosferica.

Purtroppo, verso le 4.00, il velo di foschia è diventato foschia vera e propria, bella densa e carica di umidità; abbiamo dovuto smontare e poi c’è stato un fuggi fuggi generale di astrofili. Anche io ho fatto la stessa cosa: mi è dispiaciuto, ma poi ho pensato che non sarebbe stata una cattiva idea dormire qualche ora in più, visto che l’indomani mi attendeva il viaggio di ritorno per Torino, con mio grande dispiacere… 

Le cronache di Perinaldo – Festa dell’Astronomia 23-24 luglio 2011

Sabato 23 luglio, dopo un viaggio lungo e avventuroso in treno, letteralmente preso d’assalto da frotte di torinesi e non solo in cerca di un pò di fresco, sono finalmente giunta a Bordighera dove ho incontrato i cari amici Andrea, Massimo e Stefano dell’ Associazione Cernuschese Astrofili e poi insieme siamo saliti a Perinaldo, dove si svolge dal 2004 la Festa dell’Astronomia, un weekend dedicato all’Astronomia, con conferenze ed osservazioni astronomiche.

Perchè proprio Perinaldo? Perinaldo è un grazioso paesino in cima ad un crinale nell’entroterra ligure tra Ventimiglia e Bordighera a 572 m s.l.m., da cui si può godere una splendida vista sul Mar Ligure verso sud e sulle colline circostanti verso nord. Tra gli appassionati di astronomia, Perinaldo è noto come la località che diede i natali al grande astronomo Giovanni Domenico Cassini, famoso per aver scoperto l’omonima divisione nel sistema di anelli di Saturno e per aver progettato e realizzato la meridiana nella Basilica di San Petronio a Bologna e a cui è dedicato l’Osservatorio Comunale. Come se non bastasse, si tratta di una località caratterizzata da un cielo limpido e cristallino (meteo permettendo!), un’autentica gioia per gli occhi di noi astrofili, che così possiamo rifarci abbondantemente dei cieli inquinati che purtroppo sovrastano le grandi città e ci privano, forse per sempre, della possibilità di ammirare il più grande spettacolo della natura: il cielo stellato.

Come sempre a partire dal 2008, gli organizzatori ci hanno riservato una calorosa accoglienza; dopo aver preso possesso del nostro appartamento e una doccia, assai gradita dopo le fatiche del viaggio e il caldo, abbiamo avuto modo di ascoltare le interessantissime conferenze in sala del Consiglio Comunale a partire dalle 16.30. Dopo l’introduzione da parte dell’ing. Alberto Passerone del CNR di Genova, ha parlato la dott.sa Gabriella Bernardi, che ci ha raccontato di come molti grandi astronomi del passato non avrebbero fatto granchè senzail prezioso aiuto di sorelle, mogli, amiche, fidanzate. E’ il caso ad esempio di Carolina Herschel, sorella di William Herschel, che scoprì ben otto comete, una decina di ammassi e tre galassie. Oppure di Maria Winckelmann, che assieme al marito Gottfried Kirch fondò l’Osservatorio di Berlino. O ancora , di Maria Clara Eimmart di Norimberga, che divenne una minuziosa disegnatrice di tavole astronomiche che raffiguravano dettagli solari e lunari.

La dott.sa Anna Cassini, studiosa e lontana discendente del Cassini, ci ha proposto un viaggio nella vita del grande astronomo attraverso i personaggi femminili che egli incontrò nel corso della sua vita, a partire dalla madre Tullia Crovese, molto decisa e determinata, parlando poi della regina Cristina di Svezia, donna molto colta e piena di interessi, che esercitò un certo fascino su Cassini. E infine la dolce Geneviève de Laistre, sua moglie, che lo aiutò parecchio nelle sue ricerche.

La dott.sa Bianca Falcidieno, esperta di applicazioni relative alla reltà virtuale, ha parlato delle enormi possiblità offerte dalle simulazioni e dalla computer graphics per il cinema, la medicina, la progettazione meccanica, l’ingegneria…basti pensare a Gollum del “Signore degli Anelli”: l’estremo realismo dei suoi movimenti è stato possibile grazie alla motion capture, una tecnica che permette di “catturare” i movimenti reali dell’attore originale e poi di sovrapporli al modello virtuale di Gollum.

E infine la simpatica Amalia Ercoli Finzi, professore di Meccanica Orbitale al Politecnico di Milano, ha concluso il pomeriggio di conferenze trattando delle passate missioni lunari.

Dopo una cena veloce, abbiamo aiutato Marina e gli altri amici dell’Osservatorio di Perinaldo con le osservazioni serali: all’inizio abbiamo temuto che tutto andasse a rotoli, perchè nuvole minacciose si stavano addensando in cielo…caspita, ora non si riuscirà a vedere nulla, accidenti…ad un certo punto temevamo venisse anche a piovere e noi continuavamo a scrutare il cielo sempre più preoccupati. Ad un certo punto, verso le 23, finalmente il cielo si è aperto ed è venuta fuori uno dei memorabili cieli stellati di Perinaldo. Allora abbiamo montato in fretta e furia gli strumenti nel piazzale di fronte al Comune e mostrato diversi oggetti al pubblico curioso che si avvicinava alle nostre postazioni osservative, tra cui:

  • Albireo, stella doppia nella costellazione del Cigno, distante 390 a.l., le cui componenti sono una gialla e l’altra azzurra, mostrata attraverso un rifrattore di 102 mm di diametro.
  • Collinder 399, altrimenti noto come ammasso di Brocchi (in realtà si tratta di un asterismo) o Attaccapanni, per la sua forma caratteristica, che ricorda proprio quella di una gruccia; dista da noi circa 424 a.l. e si trova nella Volpetta; mostrato attraverso un binocolo 20×80, ottimo per vedere oggetti estesi;
  • M11, ammasso aperto distante 6200 a.l. dalla Terra, noto anche come “Ammasso dell’anatra selvatica” perchè ricordava appunto un’oca ai primi osservatori telescopici o uno stormo di oche; si trova nello Scudo.
  • M57, nebulosa planetaria nella Lira, distante da noi 2300 a.l., mostrata attraverso il telescopio Newton da 380 mm di apertura e lunghezza focale di 1700 mm dell’Osservatorio.
  • M17, nebulosa ad emissione nel Sagittario; la sua distanza dalla Terra è stimata tra 4000 e 6000 a.l., mostrata attraverso un Meade Ritchey-Chretien LX200 ACF con apertura di 356mm e lunghezza focale di 3556mm.                  

Oltre al nostro gruppo, c’erano diversi altri astrofili, tra cui Daniele che ha sfoggiato uno splendido Ritchey-Chretien di 25 cm di apertura con cui abbiamo potuto godere della visione di M22, nel Sagittario: un’autentica meraviglia, sembrava quasi in 3D e che uscisse fuori dal campo visivo; e in più le stelle erano puntiformi fino ai bordi.

Anche Ilario ci ha dato una mano con le osservazioni, indicando con il puntatore laser le costellazioni ad occhio nudo: ha avuto un successone, soprattutto coi bambini, perchè nel laser vedevano la spada laser di Luke Skywalker di Guerre Stellari…

Pensate che quando siamo andati a dormire, verso le 2.30 del 24 luglio, il cielo si stava coprendo di nuovo: siamo stati veramente fortunati…

Dopo una bella dormita, ci siamo alzati il 24 luglio carichi di ottimismo e buoni propositi: che bello, oggi mostreremo il Sole! Il nostro ottimismo però è venuto meno non appena ci siamo affacciati alla finestra: il cielo era totalmente coperto e ci è giunta voce che a Sanremo addirittura c’era un bel temporale! Abbiamo iniziato a preoccuparci, e consultandoci con Marina e gli altri abbiamo deciso di montare comunque gli strumenti, ma…al chiuso, in modo da permettere al pubblico di curiosare.

L’unico breve istante che era sereno ci siamo precipitati a montare i telescopi nel cortile: ognuno di noi ha scelto di mostrare il Sole sotto un aspetto diverso a seconda del proprio telescopio, in modo che il pubblico potesse farsi un’idea abbastanza completa di cosa è e come funziona la nostra stella, il Sole: ad esempio Andrea ha mostrato la granulazione, Massimo le macchie solari, io le protuberanze e Stefano ha fatto delle riprese del Sole con telescopio e webcam. In realtà è più corretto dire che abbiamo tentato di mostrare il Sole o le riprese con la webcam, perchè non appena chiamavamo le persone per l’osservazione, subito la terribile nuvola di Fantozzi provvedeva a toglierci la visuale del Sole e noi non vedevamo più un bel niente: fatto sta che poi il cielo si è coperto del tutto ed è venuto addirittura a piovigginare!

Smontati tristemente gli strumenti e caricatili in macchina, ci siamo diretti verso la chiesa della Visitazione, che ospita una meridiana a camera oscura, dove però non abbiamo potuto assistere al transito del Sole sulla meridiana al mezzogiorno solare locale a causa del maltempo.

La nostra spedizione perinaldese si è conclusa con i doverosi ringraziamenti a Marina, Marco e Nicolò e a tutti gli amici dell’Osservatorio Cassini per l’ospitalità e la fantastica accoglienza riservataci…sperando per il prossimo anno in un meteo più clemente!

Le foto della Festa dell’Astronomia