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Nuovo Orione e Le Stelle – Astronomianews

Saint Barthelemy, 23 – 25 giugno 2017

Da venerdì 23 a domenica 25  giugno sono stata a Saint Barthelemy: stufa del caldo insopportabile che faceva in quei giorni a Torino, sono scappata quasi alla velocità della luce alla volta di Saint Barthelemy, nonostante le previsioni non fossero ottimali per osservare. Ma una brutta sorpresa mi attendeva: faceva caldo anche a Saint Barthelemy! “Aiuto” – ho pensato – “e adesso come faccio?” Fortunatamente per me e gli altri amici astrofili che ho incontrato, il caldo era mitigato da un leggero venticello, e la sera si stava benissimo.

[Cliccare sull’immagine per acedere alla galleria fotografica]

IMG_6138 (copia)

Ho approfittato delle lunghe ore prima del buio per montare il Newton 200 f/5, che ho piazzato accanto a due bei Dobson: uno era un 40 cm f/5 di Marco, l’altro un 40 cm f/4,5 di Maurizio, completamente autocostruito. Evviva, finalmente un pò di visualisti oltre a me sulle piazzole dietro l’osservatorio! Ci hanno raggiunto anche Monica, i due Carlo, e Rosario. Tra una chiacchierata e l’altra, ho scattato un bel pò di foto alla strumentazione presente, che potete trovare nella galleria cliccando sopra l’immagine.

Dopo una veloce cena a base di formaggio e pomodori, finalmente abbiamo cominciato le osservazioni. I primi oggetti ad essere finiti nel crocicchio del cercatore del Newton sono stati Giove e Saturno, che però, a causa del seeing scarso dovuto al vento in quota, sono stati un pochino deludenti. Poichè il cielo non era ancora perfettamente buio, ci siamo  sbizzarriti ad osservare stelle doppie a volontà, che pure ci hanno regalato molte soddisfazioni per via delle loro componenti variamente colorate:

Mizar e Alcor nell’Orsa Maggiore: mentre Mizar e Alcor si distinguono già ad occhio nudo, per sdoppiare Mizar occorrono 35 x

Izar (Epsilon Bootis) nel Pastore, caratterizzata da una componente gialla e una arancion

Epsilon Lyrae nella Lira, nota anche come Doppia Doppia: a 35 x si separano tranquillamente le due coppie principali, ma occorrono 200 x e un buon seeing per separare a loro volta ognuna delel coppie principali

Albireo nel Cigno, una componente è gialla l’altra azzurra; già osservabile a 3 5x

Cor Caroli (Alfa Canum Venaticorum) nei Cani da Caccia, caratterizzata da una componente primaria rosso rubino e da una secondaria blu, separabili a 35 x

Non appena il cielo si è ulteriormente scurito, siamo riusciti ad osservare anche qualche oggetto deep sky:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta

M 13 ammasso globulare in Ercole

NGC 6503 galassia nel Dragone

NGC 6543 nebulosa planetaria nel Dragone

M 31, M 32, NGC 110, NGC 891 galassie in Andromeda

M 15 ammasso globulare in Pegaso

NGC 7331 galassia in Pegaso

NGC 869, NGC 884 il Doppio Ammasso aperto nel Perseo

Tra un oggetto deep sky e l’altro ho avuto modo, assieme a Monica, di scattare qualche fotografia notturna del cielo sopra Saint Barthelemy; tra i nostri punti osservativi anche la terrazza sopra l’osservatorio, da cui di giorno si può godere di una vista mozzafiato sulle montagne verso sud. Ho replicato anche con la Canon EOS 600 D gentilmente imprestatami da Carlo, che ringrazio molto per questo: certo che è tutta un’altra storia mettere a fuoco le stelle attraverso il live – view! Non potevo quasi crederci a non lottare contro la ghiera di messa a fuoco, come invece accade con la 400 D.

Essendo presenti non uno ma ben due Dobson da 40 cm, non ho potuto fare a meno di darci un’occhiata: il Velo del Cigno (NGC 6960 e NGC 6992) sembrava quasi in tre dimensioni, mentre M 13 ed M 57 erano ben netti e definiti, con l’ammasso globulare risolto fin quasi al centro. Ma l’oggetto che ci ha sorpreso di più è stata la Crescent Nebula nel Cigno, NGC 6888, che mostrava la caratteristica forma a bolla. Purtroppo le notti estive sono corte, e passano in fretta: quando ho visto sorgere il pianeta Venere sopra la montagna, ho capito che l’alba si stava inesorabilmente avvicinando e che era ora di andare a dormire.

Sabato mattina ho incontrato gli amici Giancarlo, Davide e Martino, con cui ho avuto il piacere di fare tante chiacchierate e risate, sempre per la storia dell’astrofotografia: “Ma tu ormai sei un’astrofotografa!””Ma non è vero! Sono una visualista…” e via di questo passo. Diventerò un’astrofotografa? Questo è il dilemma… per distrarli momentaneamente da questi pensieri li ho poi portati un momento a vedere i telescopi dell’osservatorio, poi abbiamo fatto un salto nella sede degli amici astrofili “Per amor del cielo”. Alla fine ci siamo tutti cimentati nella nobile arte della G – astronomia, altrimenti nota come Astro – Gastro, nel bar – ristorante della piazza. Però tutto questo non è bastato per togliere dalla testa di Martino e Davide l’idea di farmi diventare astrofotografa, aiuto! Temo che lancerò sulle loro teste i contrappesi della mia montatura, e ognuno pesa 6 kg. Come si suol dire, astrofilo avvisato…

Usciti dal ristorante notiamo che il cielo si è coperto tutto: niente da fare, niente osservazioni per stasera. E pensare che nel frattempo ci hanno raggiunti sulle piazzole dietro l’osservatorio anche due astrofili di Torino, con tanto di tenda e telescopi e camere CCD, che però hanno dovuto smontare in tutta fretta a causa dell’arrivo di un forte temporale. Morale della favola? Sabato notte ci siamo dedicati all’altrettanto nobile arte della dormita. Pazienza, andrà meglio la prossima volta.

La mattina dopo, alle 10, sono partita con Piero, Patrizia, Monica e Carlo per il rifugio Cuney: finalmente un sogno che si realizza, dopo 10 anni di frequentazione di Saint Barthelemy! Per una ragione o per l’altra prima non ero mai riuscita a visitare il rifugio e l’oratorio di Cuney, a 2652 m s. l. m. Quindi quale migliore occasione dell’apertura delle strade poderali? Siamo andati su un pezzo in macchina, poi da lì abbiamo camminato per circa 1 ora 15 minuti verso il rifugio. Il rifugio e l’oratorio Cuney si trovano in un posto meraviglioso, racchiusi in una conca circondata dalle montagne tranne verso sud, e proprio davanti c’è un piccolo laghetto. Potete trovare le foto nella galleria fotografica. E la temperatura era ottimale, più o meno sui 15° C: ad un certo punto, mentre eravamo fermi per mangiare, abbiamo dovuto addirittura indossare le giacche. Che bellezza! Niente telefoni che prendono, niente aria inquinata, un bel gruppo di amici e tante, tantissime risate… e addirittura un’intervista da parte della troupe televisiva del TGR Valle d’Aosta, che non ci aspettavamo proprio: hanno intervistato una a caso (indovinate un pò chi è), mentre gli altri se la davano a gambe levate.

Sulla via del ritorno ci siamo ripromessi di tornare al rifugio Cuney, e di fermarci anche per la notte, magari per fare osservazioni e un bel time – lapse del cielo notturno con le stelle che si riflettono nel laghetto (ahi ahi Giovanna, stai prendendo una brutta piega). 

VI Star party di Alpette, 17 – 18 giugno 2017

L’ultima volta che sono stata ad Alpette risale all’ormai lontano 2006: in tale occasione, e cioè una serata astronomica pubblica organizzata presso il locale osservatorio astronomico, feci da assistente al dott. Walter Ferreri, astronomo dell’Osservatorio Astrofisico di Torino. Poi, tra una cosa e l’altra, da allora non sono più riuscita a mettere piede ad Alpette.

Circa due settimane fa ho letto, per puro caso, un post sulla pagina Facebook degli Amici del Polo Astronomico, l’attuale associazione di astrofili che gestisce l’osservatorio astronomico e il planetario, che diceva dell’imminente  VI star party fissato per sabato 17 e domenica 18 giugno:

starparty2017

Quale migliore occasione di uno star party per ritornare ad Alpette, e scappare via per qualche ora dal caldo afoso e opprimente che faceva in quei giorni a Torino? Detto fatto: venerdì sera carico la macchina, riempiendola di telescopi e molte altre cose utili per uno star party, e parto sabato nel primo pomeriggio. Dopo un’ora e mezza circa e molte curve finalmente arrivo ad Alpette.

Alpette è un piccolo paesino a 51 km a nord da Torino, a 957 m s. l. m. Noto come località di villeggiatura estiva, dal 1972 ospita anche un piccolo osservatorio astronomico, voluto dal parroco Don Giovanni Capace, che inizialmente era sul tetto della casa parrocchiale, dove vi rimarrà fino al 1987, anno in cui verrà trasferito in cima all’edificio comunale, dove si trova tutt’ora.

L’osservatorio astronomico presenta una strumentazione di tutto rispetto: sotto la cupola metallica da 5,5 m di diametro, troneggia un bel telescopio Rirchey-Chretien con apertura di 60 cm f/8, affiancato da un telescopio rifrattore apocromatico da 12 cm con lunghezza focale di 1 m.

Il telescopio Ritchey – Chretien dell’Osservatorio Astronomico di Alpette. Fonte: www.osservatorioalpette.it

Ad Alpette trovo ad accogliermi un Sole splendente e alcuni astrofili dell’associazione; alcuni telescopi fanno già bella mostra di sè. Anche se il Sole è ancora alto, non perdo tempo, inizio subito a montare anche i miei strumenti: il Newton 200 f/5, che ormai mi accompagna da 13 anni, e il telescopio solare Lunt LS-35 H-alfa, anche esso già con quasi 7 anni di servizio alle spalle. Tra un contrappeso, un’ottica e una fotografia ho il piacere di scambiare due chiacchiere con alcuni degli Amici del Polo astronomico, tra cui Davide, Luca ed Ernesto; ci sono anche altri astrofili appartenenti all’Associazione Segusina Astrofili e Luigi, un astrofilo alle prime armi.

Approfitto delle lunghe ore che ci separano dal tramonto anche per visitare il planetario, dove non ero mai stata: inaugurato nel 2010, ha una cupola di 8 m di diametro e 54 posti a sedere. Il filmato che ci viene proposto è un affascinante viaggio nel cosmo: partiti dalla Terra, grazie alla fantasia e alle bellissime immagini che man mano vengono proiettate, ci troviamo a viaggiare sempre più lontano nello spazio: dopo aver attraversato il Sistema Solare, ci spingiamo verso lo spazio profondo, fino a raggiungere alcune lontane galassie. Dopo questa proiezione, Ernesto ci insegna a riconoscere la stella Polare proiettando una riproduzione della mappa del cielo che sarebbe stato visibile quella stessa sera. In realtà già sapevo trovare la stella Polare, ma si sa mai, un ripasso fa sempre bene, nel caso un meteorite mi cadesse sulla testa privandomi della memoria…

Io e Davide ne approfittamo per mostrare il Sole ai curiosi che passano di lì attraverso i nostri telescopi solari: il suo strumento è il Lunt LS-60 H-alfa, di cui posso apprezzare il maggiore potere risolutivo, grazie a cui diventa possibile scorgere dettagli molto fini. Visto che abbiamo ancora molto tempo, ne approfittiamo anche per effettuare alcune riprese solari, le mie sono disponibili qui. Devo dire che la piccola telecamera QHY5-II-M mi sta regalando grandi soddisfazioni, anche se è da pochissimo che mi sono avvicinata all’astrofotografia. Con sorpresa (l’attività solare sta scendendo lentamente verso il minimo) scorgiamo un paio di macchie con ombra e penombra, di forma quasi circolare, e altre molto più piccole, senza la penombra attorno.

Tra molte chiacchierate, arriva l’ora di cena: andiamo in un bar ristorante a 5 minuti a piedi dall’osservatorio, e lì, tra un piatto e l’altro, salta fuori che gli astrofili di Susa hanno problemi con due fari che puntano, guarda caso, proprio verso la loro sede sociale, presso il Castello della Contessa Adelaide, e sono piuttosto fastidiosi per le osservazioni astronomiche. Accidenti, che seccatura…come eliminare questo fastidioso disturbo luminoso? Ci siamo sbizzarriti con le ipotesi più disparate, che comprendevano lanci di oggetti contundenti con le fionde, taglio dei cavi di alimentazione, sommosse popolari da parte degli astrofili, un nuovo regolamento dell’illuminazione pubblica etc. Alla fine però non siamo giunti ad una decisione univoca.

Finalmente il cielo diventa buio, la piccola piazza dietro l’osservatorio si riempie di famiglie con bambini e curiosi desiderosi di osservare il cielo: si parte! Noi astrofili siamo in posizione a fianco dei nostri telescopi, pronti a mostrare le meraviglie dell’universo a chi lo desidera. Iniziamo a puntare Giove, che splende verso sud – est, all’interno della costellazione della Vergine.  Il gigante gassoso suscita subito l’entusiasmo dei più piccoli, che, nonostante tutto, sono anche abbastanza disciplinati, visto che non si appendono alla Tarzan al portaoculari del telescopio, meno male. Ma Giove cattura anche l’attenzione dei più grandi: grazie al seeing piuttosto buono, oltre alle bande equatoriali, è possibile scorgere anche alcune bande polari più tenui e addirittura la Grande Macchia Rossa, una gigantesca tempesta dell’atmosfera gioviana grande circa 2,5 volte la Terra!

Cliccare sull’immagine sottostante per vedere le foto dello star party

IMG_6081 (copia)

Nel frattempo, le attività fervono anche in osservatorio: vedo gruppi molto numerosi salire in cupola per accostare l’occhio al telescopio, per molti di loro è la prima volta che osservano attraversano il telescopio, e tutti ne sono estremamente soddisfatti!

In piazza continuiamo imperterriti a mostrare Giove, ma verso le 23:30 sorge anche Saturno, che regala sempre grandi soddisfazioni per via del suo maestoso sistema di anelli: stasera è visibile anche la Divisione Cassini, grazie al seeing buono. Visto che ho piazzato il mio telescopio in una posizione un poco infelice, quasi sotto il tetto di una casa, devo aspettare ancora una mezzoretta prima di poter osservare a mia volta Saturno e di poterlo mostrare anche agli altri. Ad un certo punto passa di lì anche Walter Ferreri, che umilmente mi chiede di poter osservare Giove attraverso il mio telescopio.

Verso mezzanotte, quando molte persone vanno via, noi astrofili possiamo finalmente osservare qualche oggetto di profondo cielo. Il cielo è molto limpido, e mi sembra doveroso puntare subito M 13, quasi allo zenith, che grazie all’oculare Tecnosky da 13 mm di focale appare in tutto il suo splendore. Che meraviglia, avevo proprio voglia di rifarmi gli occhi con quello spolverio di stelle che nitidissime fanno bella mostra di sè nell’oculare. Nel corso della serata finiscono all’interno del tubo anche altri oggetti deep – sky: 

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 71 ammasso globulare nella Freccia

Cr 399 asterismo noto anche come Gruccia o Attaccapanni, per la caratteristica figura formata dalle stelle che lo compongono; si trova nella Volpetta

M 56 ammasso globulare nella Lira

M 4, M 80 ammassi globulari  nello Scorpione

IC 4665 ammasso aperto in Ofiuco

M 52, NGC 7789, NGC 457 ammassi aperti in Cassiopea

M 108 galassia nell’Orsa Maggiore

M 11 ammasso aperto nello Scudo

Alle 23:30 faccio salgo in osservatorio assieme agli altri astrofili per osservare Saturno ed M 13, e ne approfitto anche per fare un giro sul balcone che gira tutto attorno alla cupola e qualche foto, dopodichè ritorno in piazza con l’idea di continuare ad osservare.

Purtroppo, verso le 2:00, arrivano dei pesanti veli, che si diffondono in tutto il cielo impedendoci di osservare: accidenti, ma proprio ora che ho il Velo del Cigno in posizione ottimale? Che grande scocciatura… a malincuore molti di noi sono costretti a smontare gli strumenti e ad andare a dormire. Pazienza, siamo comunque soddisfatti della serata.

La mattina dopo, un pò assonnati nonostante le decine di caffè, siamo pronti per le 10 per far osservare il Sole attraverso i telescopi solari ai curiosi. Wow che meraviglia! Oggi sulla nostra stella compaiono diverse belle protuberanze, che ieri non erano visibili. Presi dall’entusiasmo, io e Davide tentiamo qualche scatto veloce al volo per immortalarle, ecco qui le mie.

Assorti come siamo nelle riprese e nelle osservazioni solari, quasi ci dimentichiamo di pranzare, ma arriva un nuovo fronte nuvoloso che ci costringe a smontare gli strumenti, che si dissolverà parzialmente nel pomeriggio. Dopo pranzo mi fermo a chiacchierare con gli astrofili, e infine saliamo un’ultima volta in osservatorio per osservare il Sole, stavolta attraverso il rifrattore apocromatico da 12 cm montato in parallelo al grande Ritchey-Chretien e filtrato attraverso un filtro in Astrosolar: ecco due belle macchie, con tanto di penombra e filamenti! Peccato però che il seeing non è favorevole, l’immagine ribolle tutta.

A questo punto purtroppo giunge il momento di ritornare nella calda Torino, non ne ho mica voglia. Sono però contenta di aver partecipato allo star party di Alpette e soprattutto di aver incontrato tante altre persone che, come me, hanno preso il virus dell’astronomia e non sono più riuscite a liberarsene e che spero di incontrare di nuovo magari in occasione della VII edizione dello star party di Alpette, o prima!

Per saperne di più sull’Osservatorio Astronomico di Alpette:

http://www.osservatorioalpette.it/

http://www.comune.alpette.to.it/index.php?option=com_content&view=article&id=455&Itemid=42

http://polo-astronomico-di-alpette-star-party-2017.webnode.it/

http://polo-astronomico-di-alpette-star-party-2017.webnode.it/polo-astronomico-don-giovanni-capace/

https://it-it.facebook.com/amicidel.poloastronomico

Saint Barthelemy, 14 -15 – 16 aprile 2017

Nonostante le previsioni meteo poco incoraggianti, ho deciso lo stesso di andare il 14, 15 e 16 aprile 2017 a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, per osservare. Il meteo alquanto incerto è testimoniato dalla seguente fotografia, ripresa da Venoz, poco sopra l’osservatorio astronomico:

IMG_6000.JPG

“Pazienza” ho pensato “se non potrò osservare scambierò due chiacchiere con gli amici”. E così è stato: nel pomeriggio tardi di venerdì sono arrivati Piero e Patrizia, Carlo e Monica Sarzi e Carlo Rocchi. Sabato ci ha raggiunto anche Stefano Cademartori. Ci siamo sistemati nelle piazzole per gli astrofili dietro l’osservatorio, e abbiamo iniziato a montare gli strumenti: meglio essere pronti, magari il cielo più tardi si schiarisce e qualcosa si riesce a fare. Verso le 19.30 il cielo, anzichè schiarirsi, il cielo si è coperto ancora un pò e sono addirittura venute giù due gocce di pioggia: per sicurezza ho smontato l’ottica del mio Newton 200 f/5 e l’ho portata in macchina. Fortunatamente poco dopo le 20 il cielo si è schiarito e non appena ha fatto buio abbiamo potuto iniziare la sessione di osservazioni. Il cielo però non è diventato completamente sereno, ma era caratterizzato dal continuo passaggio di veli più o meno densi. Nonostante questo, siamo comunque riusciti ad osservare qualche oggetto visualmente attraverso il mio telescopio Newton 200 f/5:

M 101, M 81, M 82, NGC 3077 galassie nell’Orsa Maggiore

M 3 ammasso globulare nei Cani da Caccia

M 65, M 66, NGC 3628 il tripletto di galassie del Leone noto come “Il Clown”

M 105, M 95, M96, NGC 3384 galassie sotto la pancia del Leone

M 51, NGC 5195, M 63 galassie nei Cani da Caccia

Giove e i satelliti medicei: purtroppo non era la serata giusta a causa del vento: per cui il seeing lasciava piuttosto a desiderare.

NGC 2903 galassia appena sotto il muso del Leone

Per concludere in bellezza la serata (più o meno verso l’1.00 di notte) abbiamo provato ad osservare la cometa 41P/ Tuttle – Giacobini – Kresak: nonostante le effemeridi la dessero di magnitudine 6,7 trovarla è stata un’impresa tutt’altro che banale a causa della presenza di veli piuttosto spessi e della non ottimale collimazione del Newton. La cometa non mostrava una coda, ma la sua chioma ci è apparsa di forma ovale. Mentre grazie al collimatore laser di Stefano ho risolto il problema della collimazione, per il meteo non c’è stato nulla da fare ed è per questo che verso l’1.30 abbiamo smontato gli strumenti e siamo andati a dormire.

La notte seguente, quella tra sabato e domenica, è stata piuttosto impegnativa a causa del continuo passaggio di veli piuttosto spessi: saltando letteralmente tra una stella e l’altra in una corsa contro il tempo per arrivare prima delle nuvole (che spesso arrivavano prima della povera autrice di queste pagine), siamo comunque riusciti ad osservare qualcosina:

M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli

M 37, M 36, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga

NGC 3384, M 105, M96, M 65, M 66, NGC 3628 galassie nel Leone: già osservate la sera precedente, ma tant’è… visto il meteo non potevamo certo fare gli schizzinosi!

NGC 4559, NGC 4565 galassie nella Chioma di Berenice

M 104, NGC 4697, NGC 5746 galassie nella Vergine

NGC 4038, NGC 4039 galassie nel Corvo: si tratta delle famose Antenne, riprese anche dal Telescopio Spaziale Hubble

NGC 4361 nebulosa planetaria nel Corvo

Giove

NGC 5634 ammasso globulare nella Vergine

M 13 ammasso globulare in Ercole 

Purtroppo, verso l’1.30 anche l’ultima porzione di cielo ancora sereno è stata irrimediabilmente coperta dalle nuvole, e non c’è stato più nulla da fare. Purtroppo neanche gli amici astrofotografi sono riusciti a compiere tutte le osservazioni che desideravano, per cui, a malincuore, abbiamo dovuto smontare i telescopi e andare a dormire.

Ma torneremo sicuramente alla carica quando ci saranno condizioni climatiche migliori… siete avvisati!