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XXVI star party di Saint Barthelemy, 22 – 23 – 24 settembre 2017

Come ormai capita da molti anni, anche questo anno sono stata a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, per la XXVI edizione del più antico star party party d’Italia, che stavolta si è tenuto da venerdì 22 settembre a domenica 24 settembre 2017.

[Per vedere le altre foto cliccare sul link apposito “Galleria delle foto dello star party” in fondo alla pagina]

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Arrivata nel primo pomeriggio del venerdì’, ho parcheggiato la macchina nel campo sportivo, verso la zona più a sud, e ho subito ritrovato alcuni amici astrofili con cui abbiamo iniziato una lunga serie di chiacchierate che sarebbe durata fino a domenica. Tra di loro, anche gli amici astrofotografi del progetto Gateway to the Sky: Marco Favuzzi, Carlo Rocchi, Carlo Sarzi, Alessandro Merga, Paolo Demaria, Stefano Cademartori e Andrea Pistocchini. Il progetto, nato da un’idea del dott. Paolo Calcidese, mio collega e ricercatore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ha lo scopo di promuovere la diffusione della cultura astronomica in particolare e scientifica in generale attraverso “un viaggio per immagini nel Cosmo”, come è citato nel sottotitolo dell’opera. Il progetto Gateway to the Sky prevede una serie di quattro libri di astrofotografia digitale. Attualmente è già uscito il primo volume, ma i successivi sono già in cantiere. Il progetto è finanziato attraverso un crowfunding: con una donazione di 50 euro si può avere il libro, con 25 euro invece ci si può aggiudicare un set di sei magnifiche fotografie riprese dalla squadra di astrofotografi del progetto. Uno stand informativo del progetto era presente anche all’interno di uno dei capannoni allestiti nel campo sportivo, e volendo si poteva acquistare anche la maglietta. Oltre allo stand di Gateway to the Sky, all’interno dello stesso capannone erano già presenti molti rivenditori di strumentazione astronomica, tra cui Reginato, 10 Micron, Teleskop Service Italia, Skypoint, Auriga, Tecnosky, Artesky e Geoptik. Presente anche Gruppo B Editore. Dopo un rapido giro all’esposizione astronomica, ho montato il mio telescopio: il fedele Skywatcher Newton 200 f/5 su montatura equatoriale alla tedesca HEQ5, che mi accompagna nelle osservazioni ormai da 13 anni. Già che c’ero, ne ho approfittato anche per salutare alcuni amici di lunga data, visto che erano nostri vicini di piazzola: Emmanuele Sordini, Giosuè Ghioldi e Lorenzo Comolli con sua moglie Antonia. A questo punto, è ufficialmente iniziato quello che ricorderò come “lo star party dei confetti”: Antonia e Lorenzo hanno estratto un sacchettino di stoffa contenente dei confetti e ce li hanno offerti, che gentili. “Ragazzi, siete davvero gentili, ma un confetto a testa basta…” “No dai, prendine ancora! Anche voi altri Un numero dispari però, perché si dice che porti fortuna agli sposi!” “Ma veramente…” Morale della favola? Più o meno una decina di confetti mangiati! Ma non potevo immaginare che quello sarebbe stato solo l’inizio.

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I ragazzi del Progetto Gateway to the Sky assieme all’autrice dell’articolo

Tra una chiacchiera e l’altra, è arrivato velocemente il buio, e con esso anche l’ora di cena: cosa c’è di meglio che mangiare un panino caldo con salamella e cipolle in compagnia degli amici? Già, perché vicino ai due capannoni dedicati all’expo astronomica, c’era un tendone più piccolo adibito a bar, che ha sfornato panini e bibite 24 ore al giorno da venerdì a domenica. Se vi capitasse di fare un salto al prossimo star party, dovete assolutamente provarlo. Verso le 20:30 il cielo è diventato buio, di nuvole neanche l’ombra; più o meno alla stessa ora ci hanno raggiunto anche gli amici genovesi Attilio e Alessandra Raffaele e Luigi Pizzimenti, visualisti come me. In un primo momento ci siamo sentiti spaesati perché eravamo gli unici visualisti in mezzo a una schiera di astrofotografi, ma nonostante questo abbiamo tenuto alto l’onore della nostra specie di astrofili ormai in via di estinzione, e abbiamo osservato imperterriti per tutta la notte. Ecco che cosa è finito all’interno dell’oculare del telescopio:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira;
NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, caratteristico perché le sue stelline sono disposte a ricordare un po’ un gufo stilizzato con le ali aperte; due stelline più luminose rappresentano i suoi occhi;
NGC 663, NGC 654, NGC 7789 ammassi aperti in Cassiopea;
NGC 869, NGC 884 doppio ammasso di Perseo;
M 76 nebulosa planetaria nel Perseo, nota anche come Little Dumbbell perché il suo aspetto ricorda in piccolo la più nota nebulosa planetaria M 27 nella Volpetta;
NGC 1647 ammasso aperto nel Toro;
M 36, M 37, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga;
NGC 6960 resto di supernova noto come Velo del Cigno; si tratta della parte vicina alla stella 52 Cyg;
M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli;
M 41 ammasso aperto nel Cane Maggiore;
M 42, M 43, M 78 nebulose diffuse in Orione;
M 1 resto di supernova nel Toro.

Verso le 2:30 Lorenzo è passato a farci visita: abbiamo chiacchierato dei nostri rispettivi viaggi negli USA per osservare la spettacolare eclissi totale di Sole del 21 agosto, e poi di un altro viaggio compiuto da loro alle Hawaii, durante cui hanno potuto visitare, tra gli altri, i telescopi del Mauna Kea Observatory: abbiamo appreso che, spacciandosi per amici di un certo Greg, le porte del Mauna Kea non si sono aperte, ma addirittura spalancate per loro. Buono a sapersi, se andremo anche noi a visitare il Mauna Kea…evidentemente questo Greg deve essere un personaggio molto importante all’interno del Mauna Kea Observatory. Ad un certo punto Comolli tira di nuovo fuori il sacchettino dei confetti, e di nuovo ce li offre; il livello dei confetti al suo interno mi sembra lo stesso del pomeriggio, per cui mi sorge un dubbio: ma sarà un nuovo sacchettino? Oppure gli altri non ne hanno mangiati? Opto per la prima soluzione, ritenendo la seconda improbabile, e decido che dentro il loro camper, oltre ai telescopi, ci saranno almeno altri 5 – 6 scatoloni pieni di confetti. Aiuto…

Figura 1

Riprendiamo le nostre osservazioni: il cielo è limpido, lo SQM segna 21,18, ma una leggera umidità unita ad un venticello freddo inizia a rendere difficoltoso manovrare i telescopi perché le dita perdono sensibilità; verso le 4:30 – 5:00 il cielo inizia a velarsi sempre di più, finché non si copre del tutto, e persino per i visualisti non c’è più nulla da fare. Proviamo ad aspettare per un po’ che il cielo si schiarisca, ma questo non avviene; considerato che ormai erano già le 5:30, e che di lì a un’oretta avrebbe iniziato ad albeggiare, abbiamo smontato gli strumenti e siamo andati a dormire. Nonostante i confetti e le chiacchiere, mi posso ritenere molto soddisfatta della prima nottata osservativa a Saint Barthelemy.

Poche ore dopo, sabato mattina, dopo un’abbondante colazione al bar della piazza, sono andata al campo sportivo per godermi il concerto della banda “La Lyretta” di Nus, che ha suonato dalle 10:30 alle 11:00 circa. Il programma prevedeva l’inaugurazione ufficiale dello star party alla presenza delle autorità verso le 11:00, seguita da un breve ricordo di Enzo Bertolini, il precedente direttore dell’osservatorio, recentemente scomparso. In realtà non ho seguito molto le conferenze del mattino, perché mi sono dedicata alle osservazioni e riprese solari in H-alfa con questa strumentazione: un telescopio solare Lunt LS-35 sulla montatura equatoriale HEQ5, equipaggiato con un oculare Tecnosky zoom 21,5 – 7,2 mm di focale per le osservazioni visuali e poi con una camera QHYCCD 5 – II monocromatica per le riprese. Ho effettuato queste riprese con l’intento di partecipare al concorso di astrofotografia dello star party, anche se ero pienamente consapevole che, essendo una principiante in tal senso, sarebbe stato pressochè impossibile classificarsi ai primi posti. Ma tanto vale provarci, non si sa mai…

Nel primo pomeriggio, a partire dalle 14:00, c’è stato l’interessante workshop dei rivenditori di materiali astronomici; tra di loro Leonardo Orazi, noto astrofotografo, che ha presentato il software Voyager, che permette, attraverso una sola interfaccia, di integrare diversi software di terze party: ad esempio, se prima si utilizzava un software per la gestione del telescopio, uno per la camera di guida e un altro ancora per l’acquisizione delle immagini, ora con Voyager è possibile avere tutto sotto controllo con una sola interfaccia, e automatizzare e velocizzare il processo di puntamento telescopio ed acquisizione immagini.
Per la gioia dei visualisti, Reginato ha presentato un magnifico Dobson 510 f/3,4 della serie Supermaser, molto fluido nei movimenti in altezza e azimuth; caratterizzato da una struttura a traliccio, questo Dobson, una volta smontato, ha lo stesso ingombro di una carriola ed è facilmente trasportabile grazie a una coppia di ruote di gomma che si possono togliere e mettere. La struttura dello specchio primario è verniciata con una bella tinta blu intenso.
Auriga ha presentato, tra le altre novità, due montature equatoriali alla tedesca computerizzate: la prima è la Celestron CGX, evoluzione della CGEM, da cui differisce per alcune migliorie meccaniche, la seconda è la Skywatcher EQ6-R PRO, caratterizzata da una capacità di carico massima di 20 kg e dalla presenza di alcuni inserti di un bel verde brillante. Inoltre ha portato in esposizione anche il binocolo Acuter 25 x 100.
Tecnosky ha presentato ben due novità: la montatura equatoriale alla tedesca Harmonic Drive Crux 170 della Hobym Observatory e il binocolo Ibis 100 HD. La Crux 170 è una montatura a moto armonico che, grazie al design particolarmente innovativo, rende bilanciamento del tubo ottico e contrappesi non più necessari se si devono sostenere fino a 8 kg di strumentazione. Altra cosa molto interessante è che, a parità di capacità di carico, la montatura Crux 170 pesa la metà di una normale montatura equatoriale, e questo è molto utile per chi viaggia spesso in aereo e vuole portarsi dietro una montatura estremamente compatta. Peccato però il prezzo, che è superiore ai 5000 euro. Il binocolo Ibis 100 HD ha due obiettivi semi apocromatici da 100 mm di diametro, ed è lo strumento ideale per ammirare gli oggetti estesi. Sempre durante la notte tra venerdì e sabato, abbiamo potuto godere di una splendida visione della Galassia di Andromeda, che occupava tutto il campo visivo, ed era ben visibile anche la sua banda di polveri. Meravigliosi anche il Doppio Ammasso di Perseo e gli ammassi aperti nell’Auriga, le cui stelle apparivano puntiformi fino ai bordi! Con lo stesso strumento siamo anche riusciti ad osservare M 1, le Pleiadi e M 27. Il binocolo ha rappresentato senza dubbio una forte distrazione dalle osservazioni al telescopio, tant’è che ad un certo punto gli amici mi hanno dato per dispersa.
Artesky ha portato in esposizione le ottiche Artec 200 e Artec 250, due astrografi Newton di apertura rispettivamente 200 mm e 250 mm, entrambi con rapporto focale f/4, e ha presentato una serie di nuove batterie al litio.
Hanno partecipato anche Telescope Service Italia, 10 Micron, Skypoint, e Geoptik. Telescope Service Italia ha presentato il collimatore REEGO, i porta filtri per Nikon Clip,
alcune modifiche per AZEQ6 e alcuni kit di collimazione per Newton e Dobson.
10 Micron ha presentato la montatura GM2000 HPSII Ultraportable su treppiede
CENTAURUS II, la GM1000HPS su treppiede ARIES ed una con la nuova mezza colonna
“Half-Pillar”. Ci spiega Marco della 10 Micron: “Questo accessorio è importante per coloro i quali utilizzano rifrattori o comunque tubi ottici di una certa lunghezza che in alcune posizioni potrebbero interferire con il treppiede: l’Half Pillar riduce notevolmente questo rischio di interferenza sollevando la montatura rispetto al treppiede e creando quindi maggiore “clearance”. Realizzata da un unico blocco in alluminio e tutta lavorata a CNC dal pieno, è studiata per offrire assoluta rigidità ma contenendo il peso grazie al suo design; è disponibile solo per le GM1000 HPS; il trattamento esterno è realizzato con la stessa procedura di anodizzazione speciale nera che caratterizza le montature. Entrambe le montature esposte erano dotate del nuovo firmware, costantemente in evoluzione per offrire caratteristiche e prestazioni sempre più efficienti: infatti queste montature, grazie al sistema HPS che prevede encoder assoluti direttamente installati sugli assi, un software molto evoluto, una meccanica estremamente precisa e motori ad alta efficienza, consentono di effettuare pose fotografiche senza utilizzare l’autoguida.
Tra le più recenti caratteristiche implementate c’è anche la funzione di dithering attivabile da pulsantiera senza necessità di PC esterno.”.

Alle ore 16:00 il direttore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta dott. Jean Marc Christille ha presentato il Progetto EXO / ECO Interregionale ALCOTRA, che avrà lo scopo di promuovere lo sviluppo del territorio di Saint Barthelmey da un punto di vista sia turistico sia astronomico attraverso la collaborazione con analoghe realtà oltralpe.

Alle 17:30 il dott. Davide Cenadelli dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta ha tenuto una interessante conferenza su “25 anni di pianeti extrasolari” ripercorrendo la storia della ricerca e scoperta di esopianeti, a partire da 51 Pegasi b, scoperto nel 1995 da Michel Mayor e Didier Queloz dell’Osservatorio Astronomico di Ginevra.

Poco dopo la fine della conferenza, è arrivato Franco Bertucci, noto visualista, con un Dobson da 76 cm di apertura, uno di quelli per cui è necessaria una di quelle grandi scale da cimitero per arrampicarsi fino in cima per poter arrivare all’oculare, che si trova più o meno ad un’altezza di 3 m: occorre pertanto prestare parecchia attenzione e soprattutto non soffrire di vertigini per poter ammirare le galassie, gli oggetti celesti preferiti da Franco Bertucci. Per la notte tra sabato e domenica Bertucci aveva in mente un bel programma osservativo di parecchie galassie, quelle più difficili ovviamente, dato il diametro del suo telescopio: avete presente quando vi invita ad osservare una galassia, ma tanto questa è facile, la vedrai di sicuro? Voi vi avvicinate, provate a scrutare all’interno del campo visivo del telescopio, ma niente, non vedete proprio nulla, e vi siete cavati entrambi gli occhi. Poi scoprite che quella minuscola galassietta è di magnitudine 25, e solo lui riesce ad osservarla…
Il meteo però ha deciso diversamente: il cielo, già parzialmente velato nel primo pomeriggio, la sera si è coperto. Abbiamo provato ad aspettare un po’ una schiarita, ma purtroppo abbiamo dovuto passare al piano B: ci siamo riuniti tutti nella sede del locale gruppo di astrofili “Per amor del cielo” e, tra molte risate, abbiamo chiacchierato delle spedizioni effettuate negli USA per l’osservazione dell’eclisse totale di Sole del 21 agosto.
Dopo un altro panino alla salamella al bar allestito nel campo sportivo, verso le 3:00 di domenica 24 settembre siamo andati a dormire.

Alle 11:00, eravamo di nuovo in piedi per le premiazioni del laboratorio / gioco “Aspettando lo star party…tutti in orbita!” organizzato dall’Osservatorio Astronomico. Alle 11:30 c’è stata l’attesa premiazione del concorso di astrofotografia:

– Primo classificato: Marco Favro con la Iris Nebula,
– Secondo classificato: Lorenzo Comolli con un panorama celeste con la Bubble Nebula
– Terzo Classificato: Roberto Mastracci con la nebulosa NGC 6914 circondata dalla grande nebulosa IC 1318

Oltre ai primi tre classificati, Fabrizio Aimar ha ricevuto la menzione per la sua ripresa della Nebulosa Manubrio M 76.
Alla fine, anche i partecipanti non classificati hanno comunque ricevuto un premio di consolazione offerto dalle varie ditte presenti: a me è capitato il piccolo binocolo solare Lunt 6 x 30, che ho subito provato: una bella macchia solare faceva bella mostra di sé sul disco solare. Visto il piccolo diametro, questo binocolino permette giusto di vedere le macchie solari più grandi, e per questo può essere molto utile per decidere se approfondire oppure no l’osservazione con strumenti più grandi.

La premiazione del concorso di astrofotografia è stato l’ultimo atto di uno star party che ha visto la presenza di quasi 400 visitatori solo all’expo astronomica e una cinquantina di ospiti vari; nel corso di tutto lo star party (quindi visitatori non solo dell’expo ma anche di osservatorio e planetario) sono salite a Saint Barthelemy circa 500 persone.
Che dire? Spero di poter ripetere il prossimo anno questa bellissima esperienza, che costituisce un formidabile momento di aggregazione tra astrofili, e che questi numeri aumentino. Nel frattempo cieli sereni e bui a tutti.

Per approfondire
Ecco ulteriori link per approfondire:

Sito ufficiale dello star party di Saint Barthelemy

Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta

Galleria delle foto dello star party

Video di Monica Civitenga dello star party

Progetto Gateway to the Sky

Il concorso di astrofotografia digitale in un servizio di Rai News

Gruppo Astrofili Saint Barthelemy “Per amor del cielo”

Per ulteriori dettagli sugli strumenti presenti allo star party citati nell’articolo rimando direttamente ai siti web dei rivenditori.

 

 

 

 

X star party del Monferrato, sabato 22 luglio 2017

Sabato 22 luglio ho partecipato alla decima edizione dello star party del Monferrato, che si è tenuta presso l’Osservatorio Astronomico Pubblico di Odalengo Piccolo. Arrivata lì in tarda mattinata, ho dato una mano agli amici astrofili Paolo e Martino per montare due gazebo nuovi (i precedenti sono stati distrutti da un forte temporale). Oltre agli amici, ho trovato anche un gran caldo. Dopo aver montato la tenda nel boschetto adiacente l’osservatorio e il (meritato) pranzo, alle 14.30 è stato ufficialmente aperto lo star party, come da programma.

[Cliccare sull’immagine per accedere alla galleria fotografica]

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I primi astrofili hanno iniziato ad arrivare circa due ore dopo, e subito è stata gara ad accaparrarsi i posti migliori per piazzare il telescopio; il gran caldo però ha rallentato parecchio queste operazioni, e ci abbiamo impiegato il doppio del tempo per fare una cosa che normalmente ne richiede la metà: persino percorrere la lieve salita dal cancello all’osservatorio è stata ardua impresa…

Verso le 17:30 sono arrivati anche Giuliano e Carlo di Tecnosky con il magnifico binocolo Ibis 100 HD e la montatura a moto armonico Crux 170 su cui era montato il rifrattore Tenosky 102. Nel frattempo i posti disponibili nel piazzale di fronte all’osservatorio si sono esauriti rapidamente, ma fortunatamente tutto si è risolto nel più tranquillo dei modi e non ci sono state risse tra astrofili. Meno male… tra gli altri, i miei “vicini” di telescopi erano Paolo e Claudia con i rispettivi strumenti: assieme alla sottoscritta, uno sparuto ma agguerrito gruppetto di visualisti contro l’immenso esercito degli astrofotografi.

Alle 20:30 c’è stata la premiazione del concorso di astrofotografia dello Skymeeting dello scorso 27 maggio, questi i primi tre classificati con i relativi soggetti astrofotografati:

1° posto: Flavio Simeone M 13

2° posto:  Marco Favuzzi NGC 7000 Nebulosa Nord America

3° posto: Paolo Cascone M 81 e M 82

Davvero delle splendide immagini, a me personalmente quella che è piaciuta di più è stata la Nord America di Marco, ottenuta con una Canon EOS 70 D non modificata!

E dopo la premiazione è arrivato il momento della cena a buffet, in cui ognuno ha portato qualcosa; anche io ho contribuito con una torta al cioccolato preparata da mia mamma. Avete presente l’effetto cavalletta? Quello che attira in modo incontrollato orde di esseri umani affamati, astrofili in questo caso, verso la zona buffet, allo stesso modo in cui l’attrazione gravitazionale ci tiene con i piedi incollati per terra? Be’, è quello che è successo sotto ai gazebo vicini all’osservatorio: nonostante le richieste mie, di Claudia e Valentina di aspettare dieci minuti che fosse tutto pronto, non c’è stato nulla da fare: il 95% dei cibi presenti è stato spazzolato in meno di un’ora, e della torta di cioccolato alla fine rimanevano solamente le briciole. Anche le zanzare hanno iniziato a mangiare a volontà, noi poveri astrofili però, e ad un certo punto ho dovuto correre a mettermi i pantaloni lunghi. L’Autan è stato uno dei prodotti più gettonati in assoluto della serata.

Tra molte zanzare, chiacchiere e risate il cielo è diventato buio; verso le 22.30 c’è stato un fuggi fuggi generale di astrofili dalla zona buffet a quella telescopi: che bello, finalmente potevano osservare il pianeta Giove! Che però non è stato un gran vedere, a causa del seeing non buono dovuto alla presenza di dense foschie all’orizzonte sud ovest; nonostante questo le bande equatoriali erano ben osservabili. Poco dopo ci siamo rifatti gli occhi con Saturno, che ci ha offerto una visione decisamente migliore: a tratti, era intuibile addirittura la Divisione Cassini. Ma una brutta sorpresa era in agguato per noi: le nubi, dapprima presenti come lievi veli, sono diventate sempre più dense fino a coprire porzioni di cielo sempre più ampie di cielo. Gli amici astrofotografi hanno iniziato a imprecare perchè non riuscivano a trovare la stella guida, oppure, se la trovavano, scompariva subito dietro le nuvole. A breve però sono stati seguiti a ruota anche dai visualisti: e vai, Cassiopea è libera, andiamo a guardare gli ammassi aperti che ci sono lì. Il tempo di puntare il telescopio, e Cassiopea…puf…non c’è più! Va bè, pazienza, andiamo nella Lira, forse ce la facciamo ancora. E che cavolo…nuvole anche lì, nuvole dappertutto! Tra una nuvola e un accidente al meteo, qualcosina sono comunque riuscita ad osservare col Newton 200 f/5:

M 13 ammasso globulare in Ercole, visto anche col binocolone

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta, vista solo col binocolone

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 11 ammasso aperto nello Scudo

M 71 ammasso aperto nella Freccia, visto solo col binocolone a seguito di richiesta di conferma che fosse proprio lui da parte di Carlo

NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, noto come il Gufo o la Civetta per via della caratteristica disposizione delle sue stelle

NGC 436 ammasso aperto in Cassiopea, proprio al limite delle possibilità osservative del mio Newton

Purtroppo verso mezzanotte e mezza il cielo si è coperto del tutto, e le uniche stelle visibili erano quelle del Triangolo Estivo, poi neanche più quelle. Altro fuggi fuggi generale di astrofili: stavolta però dal campo di osservazione alle macchine, molti sono ritornati a casa, tranne Alessandro, Fabrizio, Valentina, Davide, Martino e la sottoscritta. Ci siamo fermati a chiacchierare ancora per un bel pò, sedendoci di fronte all’osservatorio. Verso le 2 di notte il cielo si è inaspettatamente aperto, permettendoci di godere di una magnifica stellata: ci tocca rimontare tutto? Oh no…questo dubbio è stato fugato dopo un’oretta da una nuova e stavolta definitiva chiusura del cielo, che non ha lasciato scampo. A questo punto, ci è toccato andare a dormire…

Il mattino dopo Alessandro e Davide sono rientrati a casa, e nel pomeriggio è toccato anche a noi, ultimi irriducibili dello star party. Pazienza, il meteo non ha collaborato, ma le risate tra noi astrofili, un’ottima compagnia di amici con cui condividere la stessa passione per l’astronomia e la fondamentale g-astronomia sono state impagabili.

Saint Barthelemy, 23 – 25 giugno 2017

Da venerdì 23 a domenica 25  giugno sono stata a Saint Barthelemy: stufa del caldo insopportabile che faceva in quei giorni a Torino, sono scappata quasi alla velocità della luce alla volta di Saint Barthelemy, nonostante le previsioni non fossero ottimali per osservare. Ma una brutta sorpresa mi attendeva: faceva caldo anche a Saint Barthelemy! “Aiuto” – ho pensato – “e adesso come faccio?” Fortunatamente per me e gli altri amici astrofili che ho incontrato, il caldo era mitigato da un leggero venticello, e la sera si stava benissimo.

[Cliccare sull’immagine per acedere alla galleria fotografica]

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Ho approfittato delle lunghe ore prima del buio per montare il Newton 200 f/5, che ho piazzato accanto a due bei Dobson: uno era un 40 cm f/5 di Marco, l’altro un 40 cm f/4,5 di Maurizio, completamente autocostruito. Evviva, finalmente un pò di visualisti oltre a me sulle piazzole dietro l’osservatorio! Ci hanno raggiunto anche Monica, i due Carlo, e Rosario. Tra una chiacchierata e l’altra, ho scattato un bel pò di foto alla strumentazione presente, che potete trovare nella galleria cliccando sopra l’immagine.

Dopo una veloce cena a base di formaggio e pomodori, finalmente abbiamo cominciato le osservazioni. I primi oggetti ad essere finiti nel crocicchio del cercatore del Newton sono stati Giove e Saturno, che però, a causa del seeing scarso dovuto al vento in quota, sono stati un pochino deludenti. Poichè il cielo non era ancora perfettamente buio, ci siamo  sbizzarriti ad osservare stelle doppie a volontà, che pure ci hanno regalato molte soddisfazioni per via delle loro componenti variamente colorate:

Mizar e Alcor nell’Orsa Maggiore: mentre Mizar e Alcor si distinguono già ad occhio nudo, per sdoppiare Mizar occorrono 35 x

Izar (Epsilon Bootis) nel Pastore, caratterizzata da una componente gialla e una arancion

Epsilon Lyrae nella Lira, nota anche come Doppia Doppia: a 35 x si separano tranquillamente le due coppie principali, ma occorrono 200 x e un buon seeing per separare a loro volta ognuna delel coppie principali

Albireo nel Cigno, una componente è gialla l’altra azzurra; già osservabile a 3 5x

Cor Caroli (Alfa Canum Venaticorum) nei Cani da Caccia, caratterizzata da una componente primaria rosso rubino e da una secondaria blu, separabili a 35 x

Non appena il cielo si è ulteriormente scurito, siamo riusciti ad osservare anche qualche oggetto deep sky:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta

M 13 ammasso globulare in Ercole

NGC 6503 galassia nel Dragone

NGC 6543 nebulosa planetaria nel Dragone

M 31, M 32, NGC 110, NGC 891 galassie in Andromeda

M 15 ammasso globulare in Pegaso

NGC 7331 galassia in Pegaso

NGC 869, NGC 884 il Doppio Ammasso aperto nel Perseo

Tra un oggetto deep sky e l’altro ho avuto modo, assieme a Monica, di scattare qualche fotografia notturna del cielo sopra Saint Barthelemy; tra i nostri punti osservativi anche la terrazza sopra l’osservatorio, da cui di giorno si può godere di una vista mozzafiato sulle montagne verso sud. Ho replicato anche con la Canon EOS 600 D gentilmente imprestatami da Carlo, che ringrazio molto per questo: certo che è tutta un’altra storia mettere a fuoco le stelle attraverso il live – view! Non potevo quasi crederci a non lottare contro la ghiera di messa a fuoco, come invece accade con la 400 D.

Essendo presenti non uno ma ben due Dobson da 40 cm, non ho potuto fare a meno di darci un’occhiata: il Velo del Cigno (NGC 6960 e NGC 6992) sembrava quasi in tre dimensioni, mentre M 13 ed M 57 erano ben netti e definiti, con l’ammasso globulare risolto fin quasi al centro. Ma l’oggetto che ci ha sorpreso di più è stata la Crescent Nebula nel Cigno, NGC 6888, che mostrava la caratteristica forma a bolla. Purtroppo le notti estive sono corte, e passano in fretta: quando ho visto sorgere il pianeta Venere sopra la montagna, ho capito che l’alba si stava inesorabilmente avvicinando e che era ora di andare a dormire.

Sabato mattina ho incontrato gli amici Giancarlo, Davide e Martino, con cui ho avuto il piacere di fare tante chiacchierate e risate, sempre per la storia dell’astrofotografia: “Ma tu ormai sei un’astrofotografa!””Ma non è vero! Sono una visualista…” e via di questo passo. Diventerò un’astrofotografa? Questo è il dilemma… per distrarli momentaneamente da questi pensieri li ho poi portati un momento a vedere i telescopi dell’osservatorio, poi abbiamo fatto un salto nella sede degli amici astrofili “Per amor del cielo”. Alla fine ci siamo tutti cimentati nella nobile arte della G – astronomia, altrimenti nota come Astro – Gastro, nel bar – ristorante della piazza. Però tutto questo non è bastato per togliere dalla testa di Martino e Davide l’idea di farmi diventare astrofotografa, aiuto! Temo che lancerò sulle loro teste i contrappesi della mia montatura, e ognuno pesa 6 kg. Come si suol dire, astrofilo avvisato…

Usciti dal ristorante notiamo che il cielo si è coperto tutto: niente da fare, niente osservazioni per stasera. E pensare che nel frattempo ci hanno raggiunti sulle piazzole dietro l’osservatorio anche due astrofili di Torino, con tanto di tenda e telescopi e camere CCD, che però hanno dovuto smontare in tutta fretta a causa dell’arrivo di un forte temporale. Morale della favola? Sabato notte ci siamo dedicati all’altrettanto nobile arte della dormita. Pazienza, andrà meglio la prossima volta.

La mattina dopo, alle 10, sono partita con Piero, Patrizia, Monica e Carlo per il rifugio Cuney: finalmente un sogno che si realizza, dopo 10 anni di frequentazione di Saint Barthelemy! Per una ragione o per l’altra prima non ero mai riuscita a visitare il rifugio e l’oratorio di Cuney, a 2652 m s. l. m. Quindi quale migliore occasione dell’apertura delle strade poderali? Siamo andati su un pezzo in macchina, poi da lì abbiamo camminato per circa 1 ora 15 minuti verso il rifugio. Il rifugio e l’oratorio Cuney si trovano in un posto meraviglioso, racchiusi in una conca circondata dalle montagne tranne verso sud, e proprio davanti c’è un piccolo laghetto. Potete trovare le foto nella galleria fotografica. E la temperatura era ottimale, più o meno sui 15° C: ad un certo punto, mentre eravamo fermi per mangiare, abbiamo dovuto addirittura indossare le giacche. Che bellezza! Niente telefoni che prendono, niente aria inquinata, un bel gruppo di amici e tante, tantissime risate… e addirittura un’intervista da parte della troupe televisiva del TGR Valle d’Aosta, che non ci aspettavamo proprio: hanno intervistato una a caso (indovinate un pò chi è), mentre gli altri se la davano a gambe levate.

Sulla via del ritorno ci siamo ripromessi di tornare al rifugio Cuney, e di fermarci anche per la notte, magari per fare osservazioni e un bel time – lapse del cielo notturno con le stelle che si riflettono nel laghetto (ahi ahi Giovanna, stai prendendo una brutta piega).