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Nuovo Orione e Le Stelle – Astronomianews

Osservazione del 23 – 24 giugno 2015 da Torino

Ieri sera alle 22.30 ora italiana, cogliendo l’occasione di un cielo limpido e trasparente come raramente capita qui a Torino, ho deciso di tirare fuori il telescopio (il fedele Newton 200 f/5 che ormai mi accompagna da parecchi anni) e di osservare il cielo. Prima di iniziare l’osservazione del cielo tramite il telescopio, ho osservato la congiunzione tra i pianeti Giove e Venere, splendidamente visibili sull’orizzonte ovest:

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Posa di 3 s, f/4,0, 200 ISO fatta con Canon EOS 400 D; Giove è il puntino meno luminoso a sinistra, mentre l’altro è Venere.

Ho osservato il bel pianeta degli anelli, Saturno, che  faceva bella mostra di sè nella costellazione della Vergine. A causa del seeing non ottimale per la presenza di una leggera brezza non sono riuscita a scorgere tutti i dettagli della sua superficie, e pure la divisione Cassini era visibile con non poca difficoltà. Questa brezza però è stata utilissima per liberare bene il cielo dai veli. Dopo Saturno sono passata all’osservazione di alcuni oggetti di profondo cielo:

IC 4665 ammasso aperto in Ofiuco; è davvero un oggetto notevole, visibile già nel cercatore del telescopio, un cannocchiale 9X 50, e a bassi ingrandimenti (35X). Sotto un cielo buio è visibile anche ad occhio nudo.

M 57 è la celebre nebulosa planetaria della costellazione della Lira, e a 35X appare come una macchiolina di colore grigio-verdastro.

M 10 ed M 12 due degli ammassi globulari di Ofiuco. Ho provato anche a cercare M14, sempre in Ofiuco, ma non sono riuscita ad osservarlo; certo, è un oggetto del catalogo Messier, ma è di difficile osservazione: evidentemente la trasparenza del cielo non era sufficiente…pazienza, ritenterò la prossima volta dalla montagna. (L’avevo osservato altre volte, ma sempre con difficoltà).

M 56 ammasso globulare nella costellazione della Lira; già visibile a bassi ingrandimenti, si inizia a risolvere a 150 X.

Epsilon Lyrae è la Doppia-Doppia della Lira: a occhio nudo la vediamo come una stella singola di colore bianco-azzurro. Osservandola al telescopio a 35X la si sdoppia in due componenti. E infine, osservandola a 200X, si può constatare come ognuna delle due componenti inrealtà sia a sua volta doppia! In pratica, il sistema di Epsilon Lyrae è formato da quattro stelle. Tutte le componenti sono legate gravitazionalmente.

M 71 ammasso globulare nella costellazione della Freccia, molto disperso, a tal punto che alcuni lo scambiano per un ammasso aperto

M 27 nebulosa planetaria della Costellazione della Volpetta, nota anche come Nebulosa Manubrio per la forma che mostra nelle fotografie a lunga posa

61 Cyg bellissima stella doppia nella costellazione del Cigno, mostra due componenti giallo-arancioni tranquillamente separabili anche a bassi ingrandimenti. E’ la prima stella di cui sia stata misurata la distanza col metodo della parallasse da Bessel.

Albireo altra bellissima stella doppia nella costellazione del Cigno, mostra due componenti di colore diverso, quella meno luminosa è azzurra mentre l’altra è gialla. Si tratta di una doppia prospettica, cioè le sue componenti non sono gravitazionalmente legate, e appaiono vicine solo per un effetto prospettico.

Gamma Del stella doppia nella costellazione del Delfino, formata da due componenti bianco-gialle

NGC 6940 ammasso aperto nel Cigno

M 11 ammasso aperto nella costellazione dello Scudo

M 13 ed M 92 ammassi globulari nella costellazione di Ercole

Dopo l’osservazione telescopica, mi sono divertita a fare qualche scatto del cielo visibile dalla mia postazione. Questo è quello che ho ottenuto:

Il Gran Carro. Notare anche la traccia luminosa lasciata da un aereo di passaggio. Scatto del 24 giugno 2015 ore 1.17. Canon EOS 400 D, posa di 30 s, f/4.0, 400 ISO.

Il Gran Carro. Notare anche la traccia luminosa lasciata da un aereo di passaggio. Scatto del 24 giugno 2015 ore 1.17. Canon EOS 400 D, posa di 30 s, f/4.0, 400 ISO.

Le tre stelle del timone del GRan Carro sopra il telescopio. Scatto del 24 giugno 2015 ore 1.29. Canon EOS 400 D, posa di 30 s, f/4.0, 400 ISO.

Le tre stelle del timone del Gran Carro sopra il telescopio. Scatto del 24 giugno 2015 ore 1.29. Canon EOS 400 D, posa di 30 s, f/4.0, 400 ISO.

Le animazioni astronomiche 3D di J-P Metsävainio

J-P Metsävainio è un astrofotografo finlandese che spesso e volentieri si cimenta nella ripresa di oggetti celesti con tecniche particolari, come potete vedere navigando nel suo sito http://astroanarchy.zenfolio.com/. L’ultima sua fatica è stata quella di montare in un video alcune immagini tridimensionali di varie nebulose costruite a partire da sue fotografie astronomiche in 2D, e quello che segue è il risultato finale, che trovate su Youtube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=B3LZPzmu3pc&feature=youtu.be:

L’autore ci spiega brevemente anche come ha ottenuto il video:

“Ho convertito immagini astronomiche riprese da me in vari formati 3D. Questa volta ho preparato una video raccolta a partire dai miei modelli sperimentali di nebulose in 3D. Potete trovare tutte le immagini originali in 2D con i dettagli tecnici sul mio sito http://astroanarchy.zenfolio.com/.

A causa delle enormi distanze degli oggetti celesti, è impossibile immaginarsi quale sia la loro reale parallasse per ottenere un’informazione sulla loro tridimensionalità. Ho sviluppato un metodo per trasormare le mie immagini in modelli 3D. Ecco una spiegazione breve e semplificata di come sono state costruite le immagini in 3D:

I miei esperimenti 3D sono un mix tra scienza e personale impressione artistica. Prima di procedere con la conversione 3D raccolgo dati sulle distanze degli oggetti e altre informazioni. Di solito ci sono stelle note, così posso piazzarle alle giuste distanze relative tra di esse. Se conosco la distanza di una nebulosa posso adattare molto finemente le distanze delle stelle in modo che la quantità corretta di stelle si trovino di fronte e dietro l’oggetto. Utilizzo il metodo della “regola del pollice” per le stelle, cioè una stella più brillante è più vicina, ma se la reale distanza è nota provo a usare quella. Molte fome possono essere immaginate osservando attentamente le strutture nella nebulosa. Allo stesso modo le nebulose oscure devono trovarsi di fronte a quelle di emissione per poter essere osservate. La struttura generale di molte regioni di formazione stellare è la medesima. C’è un gruppo di stelle neonate, come quelle presenti in un ammasso aperto all’interno della nebulosa. Il vento stellare proveniente da queste stelle poi soffia via il gas attorno all’ammasso, formando così una cavità, un buco, attorno ad esso.

Le formazioni a forma di colonna nella nebulosa devono puntare ad una sorgente di vento stellare per la stessa ragione. Il flusso di operazioni da fare porta infine ad un risultato abbastanza verosimile.

Ho convertito le immagini 2D originarie in immagini 3D usando un software per la modellizzazione di superfici. Per prima cosa si suddivide l’immagine in strati a seconda del contenuto, poi ogni strato viene proiettato su una superficie 3D. Per avere un risultato il più possibile realistico ho usato anche un altro software, Bmp2CNC, che converte le ombre nell’immagine in una forma in 3D. Ho reso l’intero processo semiautomatico, nonostante ciò impiega comunque 45 minuti circa per tirar fuori un modello 3D come quello di questo video.

La cosa bella dei modelli finali 3D è che solo elementi dalle originarie immagini 2D sono usati!”