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Nuovo Orione e Le Stelle – Astronomianews

Gita all’interferometro VIRGO, 15 giugno 2019, Cascina (PI)

Sabato 15 giugno 2019, approfittando di un giorno libero da impegni lavorativi, ho finalmente realizzato un sogno che già da un pò di tempo avevo nel cassetto: visitare l’interferometro VIRGO, che, assieme ai suoi due cugini americani LIGO, ha permesso, il 17 agosto 2017,  la rilevazione delle onde gravitazionali generate dalla fusione di due stelle di neutroni!

L’idea di questa gita in realtà nacque diversi mesi fa da due dei miei amici astrofili dell’Associazione Cernuschese Astrofili di Cernusco sul Naviglio, Massimo e Marco, in occasione dell’ascolto di una conferenza sulle onde gravitazionali tenuta da un membro di un’associazione culturale di Cassina de’ Pecchi, il paese dopo Cernusco, di cui non ricordo il nome.

L’avventura, almeno per me, inizia in realtà il giorno prima, venerdì 14 giugno: arrivo a Cernusco verso le 20.30, e, dopo un bel gelato in compagnia di Andrea, ci rechiamo presso l’osservatorio astronomico: all’interno della cupola fa bella mostra di sè un Ritchey – Chretien nuovo nuovo (è arrivato appena il giorno prima!) da 40 cm di apertura e lunghezza focale circa 3 m costruito dalla ditta Marcon, noto costruttore veneto di telescopi. Avrete capito che non riesco a stare troppo lontana da un telescopio o da un osservatorio astronomico troppo a lungo, e ovviamente la prima cosa che faccio è guardarci dentro… ma c’è un piccolo problema: il cielo è coperto, e, almeno per ora, non si fa nulla. Ma tutto d’un tratto, la copertura nuvolosa molla un pò la presa, giusto quel tanto da permettermi l’osservazione di un pezzettino di Luna! Anche se tra una nuvola e l’altra, sono comunque contenta di aver guardato attraverso il telescopio dell’osservatorio cernuschese! Nove anni fa questo non mi è stato possibile perchè pioveva… dopo molte chiacchiere con gli amici astrofili che non vedevo da tempo, verso le 23 io e Andrea andiamo via: io sarei rimasta ancora un pochino, ma l’indomani la sveglia sarà molto presto per partire alla volta di VIRGO: 4.45! Quindi è meglio riposare un pò: fatichiamo però a prendere sonno, perchè siamo troppo eccitati al pensiero della visita di domani! Caspita, vedremo con i nostri occhi l’interferometro VIRGO! Non riesco ancora a crederci.

Il mattino del 15 il ritrovo è alle 5.30 in un parcheggio di Cassina de’ Pecchi: quando arriviamo c’è già il pullman, altri del nostro gruppo di astrofili, i partecipanti dell’associazione culturale di Cassina de’ Pecchi e un’atmosfera da gita scolastica. E una sorpresa nel parcheggio: chi di voi è un pò nerd avrà sicuramente riconosciuto una parafrasi dell’affermazione fatta da Han Solo a proposito del Millennium Falcon, nell’episodio IV di Star Wars!

Alle 6.05 si parte: il viaggio è lungo, quindi c’è tutto il tempo per chiacchierare, pisolare, dormire; arriviamo davanti ai cancelli di VIRGO verso le 10.30, e, nonostante aver sbagliato strada (quella che avevamo adocchiato poco prima era troppo stretta per il nostro pullman), in perfetto orario, visto che la nostra attività inizia alle 11. Guardando distrattamente fuori dal finestrino del pullman, sobbalzo quando, in mezzo a un gruppetto di persone in attesa di entrare, scorgo un viso noto: è quello di Marco, un altro mio amico astrofilo di Pinerolo! Decido di fargli uno scherzo: gli telefono, chiedendogli se si trova davanti all’ingresso di VIRGO. Lui sobbalza a sua sua volta, e disperatamente si guarda attorno per capire dove ero, io intanto mi stavo sbellicando dalle risate; gli dico che sono sul grande pullman accanto a loro, e a questo punto decide di salire sul pullman e riusciamo a salutarci dal vivo: mai e poi mai avrei immaginato di incontrarlo proprio lì davanti a VIRGO! Abbiamo giusto il tempo di andare in bagno, che incontriamo già la nostra guida: il dott. Valerio Boschi dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ci accompagna in sala seminari: visto che siamo una cinquantina la riempiamo quasi tutta.

Boschi, in una chiacchierata molto interessante, ci parla delle onde gravitazionali: e cioè di quelle piccolissime oscillazioni dello spaziotempo ipotizzate da Albert Einstein nella teoria della Relatività Generale. Queste oscillazioni sono prodotte dalla fusione di corpi celesti molto massicci, come stelle di neutroni e buchi neri, e viaggiano alla velocità della luce, 300000 km/s! Se la fusione tra i due corpi celesti massivi fosse rappresentata da un sasso lanciato in uno stagno, allora le onde gravitazionali sarebbero rappresentate dalle increspature prodotte dal sasso non appena tocca l’acqua. Per farvi un’idea guardate questo video.

Le onde gravitazionali producono uno spostamento veramente piccolo dello spaziotempo, dell’ordine dei 10^-18 m! Tanto per dare un’idea, si pensi che l’entità di questo spostamento è pari all’aumento di livello del mare Tirreno dopo averci versato dentro un cocktail! Quindi è davvero uno spostamento infinitesimo, ben al di sotto della soglia di visibilità ad occhio nudo! Di conseguenza, rivelare un’onda gravitazionale è estremamente difficile. L’idea di base per trovare le onde gravitazionali è sfruttare il fenomeno dell’interferenza, per cui due onde elettromagnetiche, quando interferiscono, producono una figura di interferenza, che nel caso della luce visibile origina macchie luminose alternate con zone buie, in cui non c’è luce, come spiegato in questo video:

Questo principio è alla base dell’interferometro VIRGO, che essenzialmente è un interferometro di tipo Michelson – Morley, strutturato su due bracci perpendicolari lunghi 3 km per VIRGO, 4 km per LIGO (i LIGO sono i due interferometri statunitensi, analoghi per costruzione e funzionamento a VIRGO, solo che i loro bracci sono lunghi 4 km anzichè 3): un fascio laser infrarosso da 25 W, quindi invisibile ad occhio nudo, viene diviso in due componenti uguali da uno specchio semitrasparente, e vengono mandate in uno dei due bracci dell’interferometro. In ciascun braccio una cavità risonante Fabry-Perot formata da due specchi estende la lunghezza ottica da 3 a circa 1200 chilometri per via delle riflessioni multiple della luce e pertanto amplifica la piccola variazione di distanza causata dal passaggio dell’onda gravitazionale. I due fasci di luce laser, provenienti dai due bracci, vengono ricombinati in opposizione di fase su un rivelatore di luce in maniera che, normalmente, non arrivi luce sul rivelatore. La variazione del cammino ottico, causata dalla distanza tra gli specchi che varia, produce un piccolissimo sfasamento tra i fasci e quindi un’alterazione dell’intensità luminosa osservata, proporzionale all’ampiezza dell’onda gravitazionale. In questo schema, però, gran parte della luce torna indietro verso il laser. Per aumentare la potenza disponibile questa luce viene rimandata nell’interferometro da uno specchio di ricircolo, in fase con il fascio incidente, aumentando la potenza luminosa che può raggiungere svariate decine di chilowatt nelle cavità risonanti Fabry-Perot. Una elevata potenza luminosa è importante perché consente un miglioramento della sensibilità di misura.

Schema di un interferometro tipo Michelson – Morley

Il segnale delle onde gravitazionali, visto che è così debole, deve essere ripulito dal “rumore” di sottofondo prodotto da fenomeni esterni, che producono oscillazioni ben maggiori di quelle del segnale che vogliamo isolare; ecco alcune fonti di “rumore” e come minimizzarle o eliminarle:

– vibrazioni del terreno: derivano da micromovimenti del terreno e della crosta terrestre; per evitarle si usano superattenuatori, di cui parlerò più oltre;

– aria: eliminabile creando il vuoto spinto (pressioni dell’ordine di 10^-12 bar) e attraverso un laser stabilizzato

– rumore termico: si toglie usando temperature criogeniche, molto minori di 0 °C.

Il dott. Boschi ci ha poi accompagnato alla sala controllo di VIRGO, da cui viene gestita ogni procedura riguardante il funzionamento dell’interferometro e controllato che tutto funzioni per il meglio: sui numerosi monitor, anche di grandi dimensioni e appesi alle pareti, sono visibili svariati tipi di informazioni: grafici di sensibilità, riprese in tempo reale dei fasci laser che corrono nei bracci, bandiere di colore diverso che identificano i diversi apparati di VIRGO, e molte altre cose tecniche interessanti. Non mancano due orologi, uno con l’ora italiana l’altro con il tempo universale (l’ora di Greenwich, 1 h indietro rispetto a quella italiana, 2 se in Italia c’è l’ora estiva.). Dalla sala di controllo vengono gestiti anche il commissioning, cioè la “messa a punto” e calibrazione di VIRGO, e il locking, una particolare procedura con cui vengono messe in risonanza le cavità dell’interferometro, che viene eseguita quando ci si allontana dalle condizioni operative, cosa che avviene in caso di terremoti di 8° grado o aumento del vento etc; come idea assomiglia alla collimazione di un telescopio newtoniano! In pratica VIRGO lavora bene se i suoi specchi sono correttamente allineati, anzi no, se sono perfettamente allineati.

Dopo la sala controllo, è il momento di recarci al braccio ovest dell’interferometro! Entriamo così nel lungo tunnel, e quello che vediamo ricorda un pò una conduttura dell’acqua: Boschi ci spiega che i fasci laser corrono all’interno di una conduttura di diametro pari a circa 40 cm, sottovuoto a e a temperature criogeniche, e che quello che vediamo è il materiale coibente esterno, necessario per isolare il tutto dalle vibrazioni esterne. E qui scopriamo un record di VIRGO: il suo volume sottovuoto, 7000 metri cubi, è il più grande d’Europa!

Come ultima cosa, Boschi ci porta in un altro edificio dove sono ospitati un modellino di un interferometro e alcuni prototipi dei superattenuatori usati per smorzare le vibrazioni degli specchi: si tratta essenzialmente di sistemi di pendoli in cascata attaccati tramite cavi di acciaio e quarzo a strutture metalliche, muniti di sensori di posizione; gli specchi semitrasparenti di VIRGO sono a loro volta sospesi a questi pendoli, sempre attraverso 4 sottilissimi cavi di quarzo e altrettanti di acciaio. La cosa incredibile è che bastano appena 8 cavi per sostenere il peso di 40 kg di ogni specchio!

Mentre ascoltavo la spiegazione di Boschi… “Ma io questo lo conosco!” – penso – nell’altro gruppo, quello di Marco, che nel frattempo ci aveva raggiunto, trovo l’amico astrofilo Paolo di Roma! Mai più avrei pensato di incontrare anche lui in questa occasione!

Finita la visita a VIRGO, purtroppo è il momento di iniziare il viaggio di ritorno; magari ci torneremo in occasione della prossima Notte dei Ricercatori? Chissà…

[Cliccare sulla seguente foto per accedere alla galleria fotografica]

Vista la complessità dell’argomento, se siete curiosi di approfondire, vi segnalo questi link e video:

Siti web di VIRGO

http://www.virgo.infn.it/

http://www.ego-gw.it/public/virgo/virgo.aspx

Interferometri e onde gravitazionali

VI Fiera nazionale dell’Astronomia Volandia – 11 maggio 2019

Anche questo anno ho partecipato alla sesta edizione del 6° Astronomical and Technology EXPO, fiera nazionale dell’Astronomia presso Volandia, sede di un bellissimo museo dell’aeronautica a Somma Lombardo, in provincia di Varese, dietro l’aeroporto di Malpensa. Anche stavolta la fiera è stata organizzata dal dott. Paolo Calcidese dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta.

Per raggiungere Volandia, sono partita molto presto al mattino, perchè temevo di trovare traffico per le strade, visto che negli stessi giorni Milano ospitava l’adunata degli Alpini. Ho sentito lo zio, che, da bravo alpino, era proprio a Milano, e mi ha confermato che il capoluogo di regione lombardo era piuttosto trafficato. I miei timori in realtà si sono rivelati del tutto infondati, perchè traffico non ce n’era poi mica tanto lungo la strada… morale della favola? Alle 9 sono già davanti ai cancelli di Volandia, la fiera però apre alle 10 assieme al resto del museo. Che fare? Telefono a Paolo Calcidese, che mi fa entrare da un cancello secondario, e, visto il forte anticipo, ne approfitto per scattare un bel pò di foto alla strumentazione esposta prima dell’arrivo della gente. E, grazie al dott. Andrea Bernagozzi dell’osservatorio valdostano, mi guadagno il prezioso e ambito pass per entrare e uscire liberamente dalla fiera! In caso di fallimento di questa tattica, il piano B prevedeva l’ingresso ridotto in fiera a 10 euro anzichè 14 grazie ad uno speciale tagliando disponibile sul sito dell’osservatorio valdostano.

Come mi aspettavo, non appena entrata in fiera incontro già degli amici: Ugo, astrofilo di Savona, che era lì per conto dell’Unione Astrofili Italiani, e poco dopo anche Attilio e Alessandra di Genova. Che bello! Scambiamo due chiacchiere, la fiera direi che è partita nel migliore dei modi! E anche la presenza degli espositori questo anno è piuttosto cospicua, ci sono quasi tutti:

  • 3-Des
  • 10 MICRON
  • Artesky
  • Auriga
  • Bellincioni
  • Fermarket
  • Geoptik
  • Northek
  • Reginato
  • Skypoint
  • Tecnosky
  • TS Italia
  • Unitronitalia Instruments/ Avalon Instruments/ PrimaLuceLab

Le novità presentate sono tutte molto interessanti, e potete leggerle in questo articolo (Fonte: Nuovo Orione aprile 2019)

La mia attenzione è stata subito catturata da tre bei Dobson di grande diametro di Reginato; anche se ormai, mio malgrado, sono diventata un’astrofotografa, non riesco proprio a sfuggire al fascino dei grandi telescopi… abbiate pazienza, ma non posso fare a meno di inserire una loro fotografia:

Dopo l’estasi mistica raggiunta contemplando questi grandi telescopi, purtroppo è giunto il momento di occuparsi di faccende più pratiche: Ada, una collaboratrice di Tecnosky Torino, ha dimenticato a casa la sua scheda di memoria per la macchina fotografica, e mi chiede se ne avevo una in più da prestarle. Dopo un iniziale timore di dover formattare (cosa che poi non avviene) la scheda perchè la sua macchina fotografica non la riconosce, gliela presto, e lei, poverina, mi ringrazia calorosamente.

Nel frattempo è arrivato un astrofilo genovese, Fabio, che, dietro suggerimento di Ugo, vuol chiedermi delle dritte per un progetto molto bello che ha in mente: aprire la sua casa in Sardegna agli astrofili! Questo signore infatti va sempre in vacanza a Carloforte, sull’isola di S. Pietro, a sud-ovest della Sardegna, e mi ha raccontato che lì il cielo è davvero buio: lì lo Sky Quality Meter segna non meno di 21, un valore davvero notevole per essere una località italiana! Lo ascolto con molto interesse, dalla discussione che emerge la sua idea è di mettere su qualcosa tipo Tivoli Farm a Carloforte; gli ho dato anche due dritte sulla grafica del sito. Ma il povero Fabio ignora che si ritroverà la casa invasa da astrofili, e che quindi la tranquillità di Carloforte finirà se lo dico agli amici dei Celestia Taurinorum o ad altri appassionati…

Tra una chiacchiera e l’altra ci raggiungono anche Davide, Stefano, Monica, i due Carli, Antonio e un altro Fabio, e stavolta è Davide a trovare il telescopio dei suoi sogni: un bel TEC140 su una altrettanto bella montatura GM1000 della 10 Micron!

Scherzando, lo prendo in giro dicendogli quando se lo compra che vogliamo vedere le sue foto con questo setup, ma lui dice che per ora non è possibile; allora propongo di cercare una decina di astrofili per comprarlo in società, ma poi chi lo usa? Accidenti, non ci avevo pensato a questo…

Tra una cosa e l’altra riesco a trovare il tempo di mettere i panni di venditrice per il progetto Gateway to the Sky di Calcidese, ma a questo giro gli affari sono andati un pò così (almeno per me, poi non so se Paolo ha avuto più fortuna): in 10 ore di fiera ho venduto ben 2 foto astronomiche A6, 2 foto formato A4 e 3 libri del progetto per un totale di ben un centinaio di euro, e l’ultimo affare l’ho concluso in extremis quando ormai dovevo andare via…

Tra una cosa e l’altra siamo riusciti a pranzare all’ottimo bar bistrot del Museo, dove con 18 euro è possibile riempirsi il piatto quante volte si vuole al buffet: ho la netta sensazione che, dopo i miei passaggi al buffet, i cuochi si siano messi le mani nei capelli, evidentemente gli ho divorato tutte le scorte delle cucine… dopo mangiato però gli ho dato un attimo di tregua, mi facevano così pena… visto che eravamo in tantissimi, e cioè gli stessi affezionati di Saint Barthelemy, scuola estiva etc abbiamo addirittura aggiunto dei tavoli alla nostra già numerosa tavolata!

Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro per i vari padiglioni di Volandia, da segnalare l’area esterna in cui ci sono velivoli dismessi che è possibile visitare all’interno, e scendendo da uno di questi ci siamo sentiti proprio come la regina Elisabetta! Sempre dall’area esterna è possibile osservare le manovre degli aerei in decollo e atterraggio.

Da segnalare anche una parte di un capannone dedicata a Star Wars, in cui faceva bella mostra di sè una riproduzione di un caccia Ala-X, e una mega-plastico, costruito tutto col LEGO, con i modellini di diversi lanciatori usati per le missioni spaziali!

Attorno alle 17 si è verificata una cosa piuttosto inaspettata: una grandinata megagalattica, che è andata avanti per circa 20 minuti – mezzora, che ha lasciato qualche centimetro di grandine a terra, a tal punto che anzichè a maggio sembrava di essere a gennaio dopo una nevicata… fortunatamente non ce la siamo presa perchè eravamo dentro il padiglione spazio, anche se pure lì pioveva un bel pò d’acqua dal soffitto… e visto che il meteo non è stato favorevole neanche la sera l’osservazione della Luna prevista da programma è purtroppo saltata. Purtroppo la grandine ha costretto gli addetti del museo alla chiusura anticipata di alcuni padiglioni, a causa della rottura e conseguente caduta a terra di alcuni pannelli del soffitto dei capannoni, fortunatamente senza danni per le persone.

Nel tardo pomeriggio, più o meno verso le 19, io e Davide abbiamo provato per scherzo a convincere Simona, la collaboratrice di Giuliano della Tecnosky, a regalarci un telescopio, ma niente, per cui abbiamo corretto il tiro e le abbiamo chiesto di regalarci un oculare, ma anche il secondo tentativo è stato vano, perchè a lei “il concetto di regalo è sconosciuto”! Abbiamo però trovato un ragionevole compromesso per il telescopio: dandole 900 euro, allora lei sì che ce lo regalava… Scherzi a parte, anche questa edizione della fiera dell’astronomia, una grande fiera, mi ha permesso di ritrovare vecchi e nuovi amici, che spero di rivedere il prossimo anno.

Ed ecco qua un paio di gallerie fotografiche della fiera:

Fonte: Andrea Bernagozzi, Osservatorio Astronomico della Regione Astronomica Valle d’Aosta

Queste sono le mie

Gita all’Osservatorio Astronomico di Ca’ del Monte, 9 marzo 2019

Sabato 9 marzo, approfittando di un weekend completamente libero da impegni lavorativi, ho deciso di visitare l’Osservatorio Astronomico e Planetario di Ca’ del Monte, situato nell’Olprepò Pavese, in località Ca’ del Monte, Cecima, in provincia di Pavia. Ero già stata una volta qualche anno fa, ma ieri ho deciso che era il momento giusto per ritornarci, anche perchè lì ci lavora Matteo, un mio caro amico. Sono arrivata in zona alle 16.30, e visto che era una bellissima giornata ne ho approfittato per fare una lunga passeggiata in mezzo ai boschi tipici di questa zona, spingendomi fino a Guardamonte, dove c’è un centro didattico naturalistico. Lì vicino c’è anche una parete di roccia per chi fa arrampicata, e dalla cima ho potuto godere di un bellissimo panorama: [cliccare sulla foto per accedere all’album]

Al tramonto del Sole, ho scattato un bel pò di fotografie del tramonto e della Luna, ieri sera una sottile falcetta crescente: essendoci un fortissimo vento, del tipo che quasi si volava via, ho dovuto faticare non poco per evitare foto mosse. Da brava astrofila non ho potuto resistere alla tentazione di scattare qualche foto del tramonto, ma volevo inquadrare anche la Luna: pensa che ti pensa, per ottenere questa inquadratura ho dovuto arrampicarmi sulla riva appena dietro l’osservatorio: lì, in equilibrio piuttosto precario, sono riuscita nel mio intento. Ed ecco quello che sono riuscita a fare.

Canon EOS 1300D, esposizione 1/40 s, 100 ISO, focale 18 mm, f/4,5. Notare la Luna sopra la pianta.

La sera ho cenato presso l’ottimo Agriturismo di Ca’ del Monte e in tale occasione ho chiacchierato con una coppia di milanesi neofiti dell’astronomia, che mi avevano scambiato per una persona dello staff dell’osservatorio! Specificato che no, non facevo parte del personale dell’osservatorio, mi hanno poi chiesto tantissime cose di astronomia. Dopo cena sono andata all’osservatorio, che è a 5 minuti a piedi dall’agriturismo; l’attività iniziava per le 21, ma io alle 20.30 ero già davanti ai cancelli dell’osservatorio. Sbirciando nell’oscurità, mi sono subito balzate agli occhi le sagome inconfondibili di due grandi telescopi: sicuramente due bei Dobson!!! Nello specifico si trattava di due Dobson da 35 cm di apertura della Orion, uno dei quali soprannominato “Nerone” per il suo colore. Già mi pregustavo l’osservazione del cielo che sarebbe avvenuta più tardi… certo, ormai sono un’astrofotografa, ma non sono insensibile al fascino dell’osservazione visuale attraverso un grande Dobson… dopo una breve chiacchierata sulle ultime novità dell’esplorazione spaziale tenuta dalla simpatica Cristiana, collega di Matteo, dentro il planetario, siamo passati all’osservazione attraverso i telescopi: ci siamo divisi in due gruppi, uno per telescopio, ed ecco il bottino celeste finito nel telescopio:

M 42 Grande Nebulosa di Orione: una autentica meraviglia! Ben visibili diversi dettagli della nebulosa, e anche le quattro stelle del Trapezio facevano bella mostra di sè. Alcuni astrofili visualisti sostengono di scorgere delle sfumature di colore arancione – rosa dentro M 42, ma io non ci sono mai riuscita, per me la nebulosa di Orione è grigio – verdastra.

M 51 e NGC 5195 galassie nei Cani da Caccia. Si vedeva bene, in visione distolta, la struttura a spirale e alcune bande scure dentro i bracci di M 51.

M 3 ammasso globulare nei Cani da Caccia

M 82 galassia nell’Orsa Maggiore, vista di taglio; una banda scura la attraversava più o meno a metà.

Peccato solo il forte vento che creava turbolenza e faceva oscillare leggermente il telescopio, il suo effetto positivo però è stato quello di ripulire quasi completamente il cielo da foschie e velature.

Dopo, mentre le altre persone seguivano la parte delle costellazioni con Matteo, io e Cristiana, essendo astrofile esperte, ci siamo dedicate a esperimenti di osservazione estrema, sempre attraverso il Dobson da 35 cm:

M 42 attraverso un filtro OIII il colore abituale della nebulosa era sostituito da una sfumatura più tendente al verde, ma la cosa più divertente in assoluto è stata vedere le stelle del Trapezio con un colore decisamente virato verso un bel verde smeraldo! Davvero insolito.

NGC 4038 e NGC 4039 galassie Antenne nel Corvo. Si tratta di due galassie interagenti a 45 milioni di anni luce dalla Terra, a causa di questa gigantesca distanza non mostrano dettagli al telescopio, ma si vedono come due macchie di luce un pò più chiare del fondo cielo.

NGC 2359 nebulosa Elmo di Thor nel Cane Maggiore attraverso il filtro OIII: ben visibile con la visione distolta come una macchia di colore turchese scuro, tendente al blu. Si vedevano bene le due corna dell’elmo. Qui una mia fotografia di questa nebulosa.

A ricordo di questa bellissima serata ecco una foto mia e di Nerone: datemi un telescopio (possibilmente un Dobson di grande diametro) e mi farete felice!