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Nuovo Orione e Le Stelle – Astronomianews

Gita all’Osservatorio Astronomico di Ca’ del Monte, 9 marzo 2019

Sabato 9 marzo, approfittando di un weekend completamente libero da impegni lavorativi, ho deciso di visitare l’Osservatorio Astronomico e Planetario di Ca’ del Monte, situato nell’Olprepò Pavese, in località Ca’ del Monte, Cecima, in provincia di Pavia. Ero già stata una volta qualche anno fa, ma ieri ho deciso che era il momento giusto per ritornarci, anche perchè lì ci lavora Matteo, un mio caro amico. Sono arrivata in zona alle 16.30, e visto che era una bellissima giornata ne ho approfittato per fare una lunga passeggiata in mezzo ai boschi tipici di questa zona, spingendomi fino a Guardamonte, dove c’è un centro didattico naturalistico. Lì vicino c’è anche una parete di roccia per chi fa arrampicata, e dalla cima ho potuto godere di un bellissimo panorama: [cliccare sulla foto per accedere all’album]

Al tramonto del Sole, ho scattato un bel pò di fotografie del tramonto e della Luna, ieri sera una sottile falcetta crescente: essendoci un fortissimo vento, del tipo che quasi si volava via, ho dovuto faticare non poco per evitare foto mosse. Da brava astrofila non ho potuto resistere alla tentazione di scattare qualche foto del tramonto, ma volevo inquadrare anche la Luna: pensa che ti pensa, per ottenere questa inquadratura ho dovuto arrampicarmi sulla riva appena dietro l’osservatorio: lì, in equilibrio piuttosto precario, sono riuscita nel mio intento. Ed ecco quello che sono riuscita a fare.

Canon EOS 1300D, esposizione 1/40 s, 100 ISO, focale 18 mm, f/4,5. Notare la Luna sopra la pianta.

La sera ho cenato presso l’ottimo Agriturismo di Ca’ del Monte e in tale occasione ho chiacchierato con una coppia di milanesi neofiti dell’astronomia, che mi avevano scambiato per una persona dello staff dell’osservatorio! Specificato che no, non facevo parte del personale dell’osservatorio, mi hanno poi chiesto tantissime cose di astronomia. Dopo cena sono andata all’osservatorio, che è a 5 minuti a piedi dall’agriturismo; l’attività iniziava per le 21, ma io alle 20.30 ero già davanti ai cancelli dell’osservatorio. Sbirciando nell’oscurità, mi sono subito balzate agli occhi le sagome inconfondibili di due grandi telescopi: sicuramente due bei Dobson!!! Nello specifico si trattava di due Dobson da 35 cm di apertura della Orion, uno dei quali soprannominato “Nerone” per il suo colore. Già mi pregustavo l’osservazione del cielo che sarebbe avvenuta più tardi… certo, ormai sono un’astrofotografa, ma non sono insensibile al fascino dell’osservazione visuale attraverso un grande Dobson… dopo una breve chiacchierata sulle ultime novità dell’esplorazione spaziale tenuta dalla simpatica Cristiana, collega di Matteo, dentro il planetario, siamo passati all’osservazione attraverso i telescopi: ci siamo divisi in due gruppi, uno per telescopio, ed ecco il bottino celeste finito nel telescopio:

M 42 Grande Nebulosa di Orione: una autentica meraviglia! Ben visibili diversi dettagli della nebulosa, e anche le quattro stelle del Trapezio facevano bella mostra di sè. Alcuni astrofili visualisti sostengono di scorgere delle sfumature di colore arancione – rosa dentro M 42, ma io non ci sono mai riuscita, per me la nebulosa di Orione è grigio – verdastra.

M 51 e NGC 5195 galassie nei Cani da Caccia. Si vedeva bene, in visione distolta, la struttura a spirale e alcune bande scure dentro i bracci di M 51.

M 3 ammasso globulare nei Cani da Caccia

M 82 galassia nell’Orsa Maggiore, vista di taglio; una banda scura la attraversava più o meno a metà.

Peccato solo il forte vento che creava turbolenza e faceva oscillare leggermente il telescopio, il suo effetto positivo però è stato quello di ripulire quasi completamente il cielo da foschie e velature.

Dopo, mentre le altre persone seguivano la parte delle costellazioni con Matteo, io e Cristiana, essendo astrofile esperte, ci siamo dedicate a esperimenti di osservazione estrema, sempre attraverso il Dobson da 35 cm:

M 42 attraverso un filtro OIII il colore abituale della nebulosa era sostituito da una sfumatura più tendente al verde, ma la cosa più divertente in assoluto è stata vedere le stelle del Trapezio con un colore decisamente virato verso un bel verde smeraldo! Davvero insolito.

NGC 4038 e NGC 4039 galassie Antenne nel Corvo. Si tratta di due galassie interagenti a 45 milioni di anni luce dalla Terra, a causa di questa gigantesca distanza non mostrano dettagli al telescopio, ma si vedono come due macchie di luce un pò più chiare del fondo cielo.

NGC 2359 nebulosa Elmo di Thor nel Cane Maggiore attraverso il filtro OIII: ben visibile con la visione distolta come una macchia di colore turchese scuro, tendente al blu. Si vedevano bene le due corna dell’elmo. Qui una mia fotografia di questa nebulosa.

A ricordo di questa bellissima serata ecco una foto mia e di Nerone: datemi un telescopio (possibilmente un Dobson di grande diametro) e mi farete felice!

XXVII star party di Saint Barthelemy, 7 – 8 – 9 settembre 2018

[Cliccare qui per vedere le foto dell’expo a Volandia]

[Cliccare qui per vedere le foto dello star party di Saint Barthelemy]

Anche questo anno ho partecipato allo star party di Saint Barthelemy, giunto questo anno alla sua ventisettesima edizione: ovvero il mio dodicesimo star party valdostano! In effetti l’inizio della mia frequentazione di Saint Barthelemy risale all’ormai lontano 2007…

L’edizione appena conclusa ha visto una importante novità: l’assenza dell’Astronomy & Technology Expo, la fiera della strumentazione astronomica arrivata questo anno alla sua quinta edizione: la ragione risiede nella volontà del dott. Paolo Calcidese dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta di trasferire la fiera a Volandia, un bellissimo museo del volo a Somma Lombardo, in provincia di Varese, per allargare il bacino di utenza dei possibili curiosi e appassionati. Per questa ragione il weekend 1 – 2 settembre 2018 ero a Volandia per dare una mano per lo stand di Gateway to the Sky, un progetto di astrofotografia digitale portato avanti dal dott. Calcidese e da altri bravissimi astrofotografi. E in tale occasione ho scoperto di avere la stoffa della venditrice, mi sono proprio divertita a vendere libri e gadget del progetto! Molti hanno fatto acquisti, ma altrettanti mi chiedevano informazioni, sfogliavano libri e foto per tre ore, riempivano di ditate tutto quanto ma poi non compravano nulla. Antipatici. Le ditte presenti a Volandia erano SkyPoint, Tecnosky, Teleskop Service Italia, Reginato, Artesky, Auriga; assenti Geoptik, che poi ha rimediato durante lo star party, e 10 Micron, impegnata in una fiera in Germania.

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In veste di venditrice a Volandia. Fonte: Carlo Rocchi

Arrivata a Saint Barthelemy venerdì 7 settembre pomeriggio, saluto Piero e Patrizia del locale gruppo astrofili Per amor del cielo: “Ecco le chiavi del tuo ufficio!” mi dicono, e io li guardo con aria interrogativa: ma quale ufficio? Ma di cosa diavolo stanno parlando?” Poi loro e Calcidese mi aiutano a ricordare: ma certo, il mio “ufficio” è in realtà lo stand di Gateway to the Sky! Anche qui vendo qualcosina, ma l’andamento degli affari è piuttosto deludente, perchè venerdì pomeriggio non c’è ancora molta gente.

Dopo un pò vado a farmi un giretto nel campo sportivo, dove nel frattempo incontro Giosuè, un astrofilo amico di Lorenzo Comolli, che mi invita a dare un’occhiata al loro camper. Ma cosa avrà di tanto speciale un camper? Ogni camper è uguale ad un altro, tutti i camper sono bianchi o al massimo beige… tranne uno! E allora capisco il criptico invito di Giosue: l’unico camper diverso dagli altri ha diverse fotografie di oggetti astronomici sulle fiancate, davanti e dietro! Sulle due fiancate fanno bella mostra di sè due pezzi del Velo del Cigno, NGC 6960 e NGC 6992, che sono due resti di supernova, davanti la Helix Nebula e dietro la nebulosa Tarantola, che spettacolo! No dai, non posso crederci, ma è meraviglioso questo camper! Estasiata faccio almeno due volte il giro del camper per godere di tali meraviglie, e non resisto alla tentazione di scattare due fotografie. Poco dopo incontro altri due amici, Luigi ed Emmanuele, con i quali inevitabilmente ci mettiamo a chiacchierare. E dopo ancora incontro il Comolli con sua moglie Antonia e loro figlio Leonardo, un bellissimo bimbo nato pochi mesi fa. A questo punto Lorenzo mi offre un confetto. Oh no, ma quanti confetti del matrimonio hanno ancora? Immediatamente vengo assalita dal panico, e inizio a sudare freddo, memore dell’esperienza dello scorso anno. Stavolta però sono i confetti azzurri del battesimo del bimbo; ne prendo uno e ringrazio, ma la mia preoccupazione aumenta quando mi dicono che non va bene mangiarne solo uno perchè porta sfortuna, e devo mangiarne un numero dispari: aiuto, quanti confetti dovrò mangiare a questo giro? Fortunatamente Lorenzo mi permette di mangiare tre soli confetti.

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Il camper astronomico di Giosuè & co.

Mi dirigo poi verso il capannone del campo sportivo, sto pensando se iscrivermi o meno al concorso di astrofotografia digitale, non sono sicura di volerlo fare. Paolo Calcidese elimina alla radice la mia esitazione: prende un foglio per le iscrizioni, e d’ufficio mi iscrive al concorso, categoria profondo cielo! Bel guaio, Calcidese mi ha fregato, e adesso sono costretta a farla questa foto. Il piccolo problema è che non ho la più pallida idea di cosa fotografare… chiedo consiglio a Giuliano e Davide, che mi suggeriscono la nebulosa M 16 nell’Aquila: se mi spiccio, due ore di posa in prima serata possono bastare… va bè, proviamoci. Tentar non nuoce. Esco fuori, e dò un’occhiata agli strumenti esposti: la mia attenzione è catturata dal rifrattore Tecnosky Apo 130/900 Lanthanum sulla Crux 170, col filtro solare Daystar Quark con cui osservo una magnifica protuberanza solare. Il tempo passa velocemente, ormai il Sole sta per tramontare e l’aria diventa più fresca: è il segnale che l’ora di cena si avvicina, per cui vado verso l’ostello della gioventù che ci ospita. Impiego circa 50 minuti per arrivarci, perchè lungo la strada incontro altri amici con cui scambiare due chiacchiere, tra cui Andrea. Ci tengo a precisare che normalmente si impiegano 10 minuti…

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Rifrattore Tecnosky Apo 130/900 Lanthanum su Crux 170 + filtro solare Daystar Quark. Fonte: Giuliano Monti

 

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G-astronomia!

Dopo cena ritorno al campo sportivo, e finisco di montare il telescopio: impiego più tempo del previsto perchè è già buio, ma alla fine riesco nel mio intento; devo però fare la messa a fuoco, e questo mi fa perdere parecchio tempo, accidenti! Tra una cosa e l’altra inizio le pose su M 16 che sono quasi le 23, ed è ormai già molto bassa… a malapena riesco a fare un’ora di integrazione su questo oggetto, anche perchè qualche astrofilo birichino si avvicina troppo al tubo inondandolo di luce rossa… gli è andata bene che a questo giro ho dimenticato la spada laser a casa. Pazienza, vorrà dire che M 16 sarà destinata ad uso personale, mentre per il concorso dovrò inventarmi qualcos’altro. Dopo un altro giro di consultazioni con gli amici, ripiego sulla Bubble Nebula, NGC 7635, una nebulosa diffusa nella costellazione di Cassiopea quasi al confine con Cefeo. Lancio una sequenza di pose da 5 minuti, e mi allontano dal mio telescopio per dedicarmi con profitto all’osservazione visuale, che ci tengo a precisare non ho abbandonato: approfitto nientedimeno che del Dobson da 1 m di diametro di Fabio Marioni! Rispetto allo scorso anno, Fabio ha apportato delle migliorie, che ci permettono di godere di una magnifica visione di M 57, la nebulosa planetaria della Lira, e di NGC 6960, la parte con la stella del Velo del Cigno, un resto di Supernova! Sembra quasi di trovarsi al suo interno, talmente l’immagine è definita! Alzo lo sguardo, le velature del pomeriggio sono scomparse, e adesso il cielo è assolutamente sereno. Dopo un pò ritorno al campo sportivo per vedere l’andamento delle pose: tutto fila liscio, tranne che il tubo del Newton sta per toccare una delle gambe del treppiede. Rimango a monitorare la situazione, spero di poter fare ancora una mezzoretta… e nel frattempo escogito, assieme a Davide, uno scherzetto da fare ad Eleonora, una mia amica appassionata di astronomia: e cioè quello di farle chiedere a Franco Bertucci, appassionato visualista, di mostrarle Marte attraverso il Dobson da 76 cm di apertura! È noto quanto Franco Bertucci sia amante dell’osservazione planetaria: lui infatti considera i pianeti alla stregua di immondizia… se leggete i resoconti delle scorse edizioni dello star party di Saint Barthelemy ve ne renderete conto. Nel mentre, il mio telescopio ha raggiunto il limite: fermo le pose, e decido di tentare qualche scatto della cometa 21P/ Giacobini – Zinner: è una cometa periodica con un periodo orbitale di 6,5 anni, e un semiasse maggiore di 3,5 UA. Mi trovo però di fronte ad un problema: parlando con Emmanuele, scopro di aver preso le effemeridi sbagliate, per cui i primi scatti sono una schifezza perchè mossi; faccio qualche tentativo, dopo aver corretto i valori, che però non mi soddisfa granchè. Del resto, sono ancora agli inizi della mia esperienza astrofotografica, e il cammino sarà ancora molto lungo e pieno di errori prima di riuscire a combinare qualcosa di buono…

Sono le 4 passate, e devo riprendere le immagini di calibrazione; mentre il telescopio va vago per il campo sportivo e ogni tanto scambio due chiacchiere con altri appassionati. Il mitico bar delle salamelle è chiuso tre ore prima, che delusione, per cui non posso neanche prendermi un the caldo. Tra una cosa e l’altra si fanno le 6, e alla fine mi decido ad andare a riposare un pò. Per poi rialzarmi verso le 9.30.

La mattina del sabato, come al solito, trascorre velocemente tra chiacchiere e risate; il campo sportivo si riempie di astrofili e curiosi, accorsi per ascoltare il concerto della banda musicale La Lyretta di Nus. Provo anche a seguire le conferenze, ma non posso fermarmi troppo perchè ora bisogna mettere mano alla mia fotografia della Bubble! In realtà non la elaboro io, ma lascio volentieri l’arduo compito ad Andrea Pistocchini e Stefano Cademartori, che guarda caso sono proprio due dei bravissimi astrofotografi del progetto Gateway to the Sky e che ringrazio ancora molto per l’aiuto che mi hanno dato. In breve attorno a loro si forma un capannello di apprendisti astrofotografi e curiosi, e come per magia la Bubble Nebula prende forma [cliccare sulla foto per la versione ingrandita e per leggere i dati tecnici]:

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NGC 7635 Bubble Nebula. Questa immagine è frutto di un lavoro di squadra: mentre l’autrice del blog ha fatto le riprese, l’elaborazione è a cura di Andrea Pistocchini e Stefano Cademartori: grazie per l’aiuto!

A pranzo ci concediamo un panino alla salamella con cipolle e pomodoro e un gelato al bar allestito al campo sportivo, poi seguiamo le conferenze nel tendone seminari; nel frattempo arrivano anche Franco Bertucci e i suoi amici Carlo e Stefano assieme al Dobson da 76 cm di apertura, che montano vicino al tendone seminari: che bello, si prospetta una nottata di goduria astronomica attraverso il Dobson!

Ormai è tardi, e anche oggi il Sole tramonta sul campo sportivo: questa sera è molto più fresca della precedente, ma ahimè porta anche parecchia umidità. Nonostante il parere contrario di Davide decido lo stesso di provare a riprendere la galassia M 33 nel Triangolo: la galassia è appena sorta e ho tutta la notte per riprenderla! Ma anche stavolta la legge di Murphy colpisce implacabile: a causa di uno sbaglio nelle impostazioni del software di acquisizione delle immagini, in due ore riesco a fare solo una ventina di minuti di posa. E in più sta salendo una foschia che per per un’oretta ci impedirà di combinare alcunchè. Prima che il cielo si copra del tutto, riesco però ad osservare il Quintetto di Stephan attraverso il Dobson da 76 cm di Bertucci: la galassia NGC 7331 è la più luminosa, e appena sotto ci sono le altre quattro, estremamente deboli. Sono molto soddisfatta per averle osservate tutte e cinque, tutto sommato ho ancora un minimo di abilità visualistica residua, nonostante mi stia avvicinando all’astrofotografia! Quando il cielo si copre del tutto, andiamo a casa di Stefano per stare in compagnia e bere qualcosa, e lì troviamo anche Flavio e Stefano Seveso, impegnati nelle riprese della cometa e della nebulosa dei Fantasmini, che si chiama così proprio a causa della sua forma, che ricorda proprio quella di tanti piccoli fantasmini. Stiamo un pò lì poi decidiamo di andare a dormire: ovviamente il cielo è di nuovo sereno, ma non ho più voglia di montare di nuovo tutto, perchè sono ormai le 3.10. Decido di andare a dormire.

Domenica 9 settembre mi alzo alle 9.30, devo consegnare la fotografia della Bubble per il concorso. Alle 11.30 c’è la premiazione, quindi ho ancora tempo per fare una passeggiata nel campo sportivo e prendermi un caffè e una brioche per colazione. Prima di proclamare i vincitori del concorso astrofotografico, i partecipanti al concorso raccontano brevemente soggetto ripreso, strumentazione usata etc, e poi Bertucci aggiunge ancora qualche commento, e, da showman quale è, ci fa morire dal ridere quando ad un certo punto dice che gli tocca fidarsi di questi astrofotografi, che si ostinano a fotografare oggetti difficilissimi, che lui, per la miseria, non riesce proprio a vedere; almeno per ora, perchè tanto inventeranno dei filtri che prima o poi risolveranno questo problema. Di certo però Bertucci non si aspettava che tra questi astrofotografi ci fosse anche la sottoscritta: “Ma la foto di Giovanna chi?!?”, e penso che quando ha capito che ero io, gli sia venuto un mezzo infarto, e questo è confermato da voci di star party.

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Veduta del campo sportivo

Alla fine, nonostante il lavoro di squadra, la Bubble Nebula non è stata premiata dalla giuria, ma pazienza, l’importante è partecipare; devo però stare attenta, perchè tra 4 – 5 anni al massimo avrò un altro temibile rivale: Leonardo, il figlio del Comolli! A quanto pare, è già stato iniziato dal papà all’arte astrofotografica, e secondo altre indiscrezioni gli è stato anche regalato un telescopio… il primo premio del concorso sezione profondo cielo, un razzo ad acqua, è andato a Paolo Demaria per la sua dettagliatissima immagine di M 31, la galassia di Andromeda. Chissà se mi farà giocare col razzo una volta o l’altra?

A pranzo ci siamo ritrovati in 25 al bar della piazza: e lì ho capito come si sentono le sardine in scatola, perchè eravamo tutti allo stretto; nonostante questo è stato un piacevolissimo momento di convivialità, perchè assieme a noi c’erano, tra gli altri, anche Bertucci e due astrofili australiani in vacanza: durante il loro tour Italia – Svizzera – Francia, hanno saputo dello star party e hanno montato la strumentazione nelle piazzole dietro l’osservatorio. Immagino che abbiano provato quella sensazione di meraviglia nel vedere il cielo boreale, che noi italiani proviamo nel vedere il cielo australe; subito dopo però si saranno domandati ma quanto inquinamento luminoso c’è da queste parti?

Dopo pranzo mi sono fermata ancora un pò con Attilio e Alessandra, Piero e Patrizia e Davide, e ne ho approfittato per iscrivermi al Gruppo Astrofili Per Amor del Cielo: la mia tessera è la numero 102, come il film di animazione La carica dei 102. Il campo sportivo è ormai deserto, e noi siamo tra gli ultimi ad andare via. Si conclude così il XXVII star party di Saint Barthelemy.

Uno star party inaspettato: Saint – Barthelemy, 17 – 18 febbraio 2018

Sabato 17 e domenica 18 febbraio 2018 avrebbe dovuto svolgersi il terzo raduno invernale astrofili a Saint – Barthelemy, Valle d’Aosta, organizzato dall’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta; il programma era il seguente:

– A partire dal primo pomeriggio: accoglienza dei prenotati e assegnazione dell’area attrezzata dove montare il proprio strumento
– A partire dal crepuscolo e per tutta la notte: osservazioni e riprese del cielo con concorso di astrofotografia digitale CCD e Reflex

Il 15 febbraio però ci contatta il dott. Paolo Calcidese dell’osservatorio, per comunicarci l’annullamento della manifestazione a causa delle elevate probabilità di meteo avverso: accidenti, e noi che avevamo sperato fino all’ultimo in un meteo clemente…quasi tutti  gli astrofili disdicono, tranne un manipolo di pochi coraggiosi: Martino Balbo, Alessandro Merga, Davide Boldrin e la sottoscritta. Noi quattro decidiamo comunque di salire a Saint – Barthelemy, alla peggio se non si può osservare è una scusa per cambiare aria e dedicarsi con profitto alla gastronomia, che non delude mai. Arriviamo sabato pomeriggio all’ostello, che però troviamo chiuso: telefoniamo a Sara, la responsabile, per chiedere chiarimenti: persino lei dava per scontato che avessimo disdetto la prenotazione! Chiarito l’equivoco, una sua collega ci assegna la stanza 404, al secondo piano: scopriamo che siamo i signori assoluti dell’ostello perchè non c’è nessun altro; pensiamo addirittura di dare una festa in grande stile alla sera, ma questa idea viene accantonata. Intanto giunge l’ora di pranzo, e lì troviamo anche l’amico Stefano Cademartori con cui pranziamo e scambiamo due chiacchiere.

Il pomeriggio è dedicato al relax in ostello e a lunghe chiacchierate sui più svariati problemi tecnici relativi all’astrofotografia, mentre alla sera andiamo a cena all’Hotel Cuney dove mangiamo un’ottima pizza speck e brie in compagnia anche degli amici Piero e Patrizia e Ilario.

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A cena all’Hotel Cuney. Fonte: Piero Rosset

Colgo l’occasione per consegnare (finalmente, dopo settimane che li avevo a casa mia!) i premi agli amici astrofotografi vincitori del concorso di astrofotografia indetto dall’Associazione Ligure Astrofili Polaris di Genova, ecco la classifica:

Categoria foto astronomiche

1) Stefano Cademartori (Associazione “Per Amor del Cielo”) – soggetto: NGC 7497
2) Giovanna Ranotto (Osservatorio astronomico di Torino e Osservatorio della Valle d’Aosta) – soggetto:  anello di diamante – eclisse solare 21 agosto 2017
3) Anna Maria e Silvano Fiamma (Associazione “Per Amor del Cielo”) soggetto . transito della ISS davanti alla Luna

Categoria foto istantanee di paesaggio con soggetto astronomico

1) Piero Rosset (Associazione “Per Amor del Cielo”) – soggetto: Sundog (raro fenomeno solare ripreso a Valsavarenche, Val d’Aosta)
2) Renzo Bennati (socio Polaris) -soggetto: Il cielo del Gruppo del Dente del Gigante – Monte Bianco (con M31)
> 3) Luigi Vela (socio Polaris) – soggetto: sole al tramonto spiaggia delle Ghiaie, Portoferraio Isola d’Elba.

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Ecco alcuni dei vincitori del concorso di astrofotografia: da sinistra Stefano Cademartori, Piero Rosset e Giovanna Ranotto. Fonte: Piero Rosset e Patrizia Besenval

Mentre ceniamo, Piero esce per controllare il cielo: incredibile, si vedono ben tre stelle! La speranza di poter osservare qualcosa si riaccende… e viene premiata: verso le 23 il cielo è completamente sgombro! Dopo un’adeguata vestizione con abiti più pesanti, facciamo un salto all’osservatorio, poi ci precipitiamo al campo sportivo, dove nel frattempo Piero e Patrizia hanno sono già all’opera con il Dobson da 30 cm della loro associazione di astrofili, “Per amor del cielo“. E a questo punto inizio a mordermi le mani: certo che potevo portarlo su il telescopio, è la prima volta in 10 anni che salgo a Saint Barthelemy senza telescopio: male, molto male. Pazienza, vuol dire che la prossima volta non mi farò influenzare dalle previsioni meteo. Ad ogni modo mi consolo grazie alle celesti visioni di cui posso godere grazie al Dobson, il bottino è di circa una quarantina di oggetti:

M 42 nebulosa in Orione

M 3 ammasso globulare nei Cani da Caccia

M 67 ammasso aperto nel Cancro

M 81, M 82, M 101, M 108, M 109 galassie nell’Orsa Maggiore

M 106, M 63, M 94, M 51, NGC 5195, NGC 4490, NGC 4449 galassie nei Cani da Caccia (NGC 4490 è nota anche come Cocoon Galaxy, mentre NGC 4449 come Galassia Rettangolo)

M 97 nebulosa planetaria nell’Orsa Maggiore

M 13 ammasso globulare in Ercole

NGC 4559, NGC 4565 galassie nella Chioma di Berenice (la seconda è nota come Needle Galaxy)

NGC 2392 nebulosa planetaria nei Gemelli (Eskimo Nebula)

NGC 4361 nebulosa planetaria nel Corvo

NGC 4038, NGC 4039 galassie nel Corvo (Le Antenne)

M 104 galassia nella Vergine

NGC 188 ammasso aperto nell’Orsa Minore

M 65, M 66, NGC 3628, M 105 galassie nel Leone

NGC 2420 ammasso aperto nei Gemelli

NGC 3115 galassia nel Sestante (Spindle Galaxy)

M 53 ammasso globulare nella Chioma di Berenice

Cor Caroli Alfa CVn

NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea

M 45 ammasso aperto nel Toro

Per aver osservato circa due ore dalle 23 all’1, e sfidando la temperatura di -5°C, decisamente niente male! Posso proprio ritenermi soddisfatta. Ad un certo punto però persino noi abbiamo dovuto smontare a causa di un inizio di congelamento delle dita delle mani.

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Astrofili sotto le stelle. Fonte: Alessandro Merga

Felici per essere riusciti lo stesso ad osservare nonostante le previsioni meteo fossero alquanto sfavorevoli, andiamo a dormire.

Il mattino dopo ci alziamo più o meno verso le 8.30; dopo una colazione al bar della piazza, dove ci attardiamo a chiacchierare fino alle 11.30 circa, decidiamo di fare una capatina al Passet, dove troviamo parecchia gente che sta facendo sci di fondo: stiamo per rinunciare a cercare parcheggio, quando inaspettatamente l’autista di un pullman ci fa segno di parcheggiare vicino a lui, visto che l’altro pullman che aspettava non è mai arrivato; forse è finito dentro un buco nero? e poi in 10 minuti a piedi arriviamo al Passet, dove, tanto per cambiare, ci dirigiamo senza alcuna esitazione al bar per praticare ancora una volta la gastronomia, ma come siamo caduti in basso penso tra me e me…

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Il cannone sparaneve del Passet. Fonte: Martino Balbo

Ma il tempo è poco, perchè alle 12.30 Piero e Patrizia ci aspettano al bar della piazza di Lignan per pranzare tutti insieme, abbiamo giusto il tempo di scattare due foto panoramiche. E così nel primo pomeriggio si conclude un weekend che non sarà stato molto astronomico, ma senza dubbio ricco di lunghe chiacchiere e risate assieme a dei cari amici che condividono la passione per la (g)astronomia.

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Di nuovo al bar della piazza! Fonte: Piero Rosset

XXVI star party di Saint Barthelemy, 22 – 23 – 24 settembre 2017

Come ormai capita da molti anni, anche questo anno sono stata a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, per la XXVI edizione del più antico star party party d’Italia, che stavolta si è tenuto da venerdì 22 settembre a domenica 24 settembre 2017.

[Per vedere le altre foto cliccare sul link apposito “Galleria delle foto dello star party” in fondo alla pagina]

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Arrivata nel primo pomeriggio del venerdì’, ho parcheggiato la macchina nel campo sportivo, verso la zona più a sud, e ho subito ritrovato alcuni amici astrofili con cui abbiamo iniziato una lunga serie di chiacchierate che sarebbe durata fino a domenica. Tra di loro, anche gli amici astrofotografi del progetto Gateway to the Sky: Marco Favuzzi, Carlo Rocchi, Carlo Sarzi, Alessandro Merga, Paolo Demaria, Stefano Cademartori e Andrea Pistocchini. Il progetto, nato da un’idea del dott. Paolo Calcidese, mio collega e ricercatore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ha lo scopo di promuovere la diffusione della cultura astronomica in particolare e scientifica in generale attraverso “un viaggio per immagini nel Cosmo”, come è citato nel sottotitolo dell’opera. Il progetto Gateway to the Sky prevede una serie di quattro libri di astrofotografia digitale. Attualmente è già uscito il primo volume, ma i successivi sono già in cantiere. Il progetto è finanziato attraverso un crowfunding: con una donazione di 50 euro si può avere il libro, con 25 euro invece ci si può aggiudicare un set di sei magnifiche fotografie riprese dalla squadra di astrofotografi del progetto. Uno stand informativo del progetto era presente anche all’interno di uno dei capannoni allestiti nel campo sportivo, e volendo si poteva acquistare anche la maglietta. Oltre allo stand di Gateway to the Sky, all’interno dello stesso capannone erano già presenti molti rivenditori di strumentazione astronomica, tra cui Reginato, 10 Micron, Teleskop Service Italia, Skypoint, Auriga, Tecnosky, Artesky e Geoptik. Presente anche Gruppo B Editore. Dopo un rapido giro all’esposizione astronomica, ho montato il mio telescopio: il fedele Skywatcher Newton 200 f/5 su montatura equatoriale alla tedesca HEQ5, che mi accompagna nelle osservazioni ormai da 13 anni. Già che c’ero, ne ho approfittato anche per salutare alcuni amici di lunga data, visto che erano nostri vicini di piazzola: Emmanuele Sordini, Giosuè Ghioldi e Lorenzo Comolli con sua moglie Antonia. A questo punto, è ufficialmente iniziato quello che ricorderò come “lo star party dei confetti”: Antonia e Lorenzo hanno estratto un sacchettino di stoffa contenente dei confetti e ce li hanno offerti, che gentili. “Ragazzi, siete davvero gentili, ma un confetto a testa basta…” “No dai, prendine ancora! Anche voi altri Un numero dispari però, perché si dice che porti fortuna agli sposi!” “Ma veramente…” Morale della favola? Più o meno una decina di confetti mangiati! Ma non potevo immaginare che quello sarebbe stato solo l’inizio.

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I ragazzi del Progetto Gateway to the Sky assieme all’autrice dell’articolo

Tra una chiacchiera e l’altra, è arrivato velocemente il buio, e con esso anche l’ora di cena: cosa c’è di meglio che mangiare un panino caldo con salamella e cipolle in compagnia degli amici? Già, perché vicino ai due capannoni dedicati all’expo astronomica, c’era un tendone più piccolo adibito a bar, che ha sfornato panini e bibite 24 ore al giorno da venerdì a domenica. Se vi capitasse di fare un salto al prossimo star party, dovete assolutamente provarlo. Verso le 20:30 il cielo è diventato buio, di nuvole neanche l’ombra; più o meno alla stessa ora ci hanno raggiunto anche gli amici genovesi Attilio e Alessandra Raffaele e Luigi Pizzimenti, visualisti come me. In un primo momento ci siamo sentiti spaesati perché eravamo gli unici visualisti in mezzo a una schiera di astrofotografi, ma nonostante questo abbiamo tenuto alto l’onore della nostra specie di astrofili ormai in via di estinzione, e abbiamo osservato imperterriti per tutta la notte. Ecco che cosa è finito all’interno dell’oculare del telescopio:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira;
NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, caratteristico perché le sue stelline sono disposte a ricordare un po’ un gufo stilizzato con le ali aperte; due stelline più luminose rappresentano i suoi occhi;
NGC 663, NGC 654, NGC 7789 ammassi aperti in Cassiopea;
NGC 869, NGC 884 doppio ammasso di Perseo;
M 76 nebulosa planetaria nel Perseo, nota anche come Little Dumbbell perché il suo aspetto ricorda in piccolo la più nota nebulosa planetaria M 27 nella Volpetta;
NGC 1647 ammasso aperto nel Toro;
M 36, M 37, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga;
NGC 6960 resto di supernova noto come Velo del Cigno; si tratta della parte vicina alla stella 52 Cyg;
M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli;
M 41 ammasso aperto nel Cane Maggiore;
M 42, M 43, M 78 nebulose diffuse in Orione;
M 1 resto di supernova nel Toro.

Verso le 2:30 Lorenzo è passato a farci visita: abbiamo chiacchierato dei nostri rispettivi viaggi negli USA per osservare la spettacolare eclissi totale di Sole del 21 agosto, e poi di un altro viaggio compiuto da loro alle Hawaii, durante cui hanno potuto visitare, tra gli altri, i telescopi del Mauna Kea Observatory: abbiamo appreso che, spacciandosi per amici di un certo Greg, le porte del Mauna Kea non si sono aperte, ma addirittura spalancate per loro. Buono a sapersi, se andremo anche noi a visitare il Mauna Kea…evidentemente questo Greg deve essere un personaggio molto importante all’interno del Mauna Kea Observatory. Ad un certo punto Comolli tira di nuovo fuori il sacchettino dei confetti, e di nuovo ce li offre; il livello dei confetti al suo interno mi sembra lo stesso del pomeriggio, per cui mi sorge un dubbio: ma sarà un nuovo sacchettino? Oppure gli altri non ne hanno mangiati? Opto per la prima soluzione, ritenendo la seconda improbabile, e decido che dentro il loro camper, oltre ai telescopi, ci saranno almeno altri 5 – 6 scatoloni pieni di confetti. Aiuto…

Figura 1

Riprendiamo le nostre osservazioni: il cielo è limpido, lo SQM segna 21,18, ma una leggera umidità unita ad un venticello freddo inizia a rendere difficoltoso manovrare i telescopi perché le dita perdono sensibilità; verso le 4:30 – 5:00 il cielo inizia a velarsi sempre di più, finché non si copre del tutto, e persino per i visualisti non c’è più nulla da fare. Proviamo ad aspettare per un po’ che il cielo si schiarisca, ma questo non avviene; considerato che ormai erano già le 5:30, e che di lì a un’oretta avrebbe iniziato ad albeggiare, abbiamo smontato gli strumenti e siamo andati a dormire. Nonostante i confetti e le chiacchiere, mi posso ritenere molto soddisfatta della prima nottata osservativa a Saint Barthelemy.

Poche ore dopo, sabato mattina, dopo un’abbondante colazione al bar della piazza, sono andata al campo sportivo per godermi il concerto della banda “La Lyretta” di Nus, che ha suonato dalle 10:30 alle 11:00 circa. Il programma prevedeva l’inaugurazione ufficiale dello star party alla presenza delle autorità verso le 11:00, seguita da un breve ricordo di Enzo Bertolini, il precedente direttore dell’osservatorio, recentemente scomparso. In realtà non ho seguito molto le conferenze del mattino, perché mi sono dedicata alle osservazioni e riprese solari in H-alfa con questa strumentazione: un telescopio solare Lunt LS-35 sulla montatura equatoriale HEQ5, equipaggiato con un oculare Tecnosky zoom 21,5 – 7,2 mm di focale per le osservazioni visuali e poi con una camera QHYCCD 5 – II monocromatica per le riprese. Ho effettuato queste riprese con l’intento di partecipare al concorso di astrofotografia dello star party, anche se ero pienamente consapevole che, essendo una principiante in tal senso, sarebbe stato pressochè impossibile classificarsi ai primi posti. Ma tanto vale provarci, non si sa mai…

Nel primo pomeriggio, a partire dalle 14:00, c’è stato l’interessante workshop dei rivenditori di materiali astronomici; tra di loro Leonardo Orazi, noto astrofotografo, che ha presentato il software Voyager, che permette, attraverso una sola interfaccia, di integrare diversi software di terze party: ad esempio, se prima si utilizzava un software per la gestione del telescopio, uno per la camera di guida e un altro ancora per l’acquisizione delle immagini, ora con Voyager è possibile avere tutto sotto controllo con una sola interfaccia, e automatizzare e velocizzare il processo di puntamento telescopio ed acquisizione immagini.
Per la gioia dei visualisti, Reginato ha presentato un magnifico Dobson 510 f/3,4 della serie Supermaser, molto fluido nei movimenti in altezza e azimuth; caratterizzato da una struttura a traliccio, questo Dobson, una volta smontato, ha lo stesso ingombro di una carriola ed è facilmente trasportabile grazie a una coppia di ruote di gomma che si possono togliere e mettere. La struttura dello specchio primario è verniciata con una bella tinta blu intenso.
Auriga ha presentato, tra le altre novità, due montature equatoriali alla tedesca computerizzate: la prima è la Celestron CGX, evoluzione della CGEM, da cui differisce per alcune migliorie meccaniche, la seconda è la Skywatcher EQ6-R PRO, caratterizzata da una capacità di carico massima di 20 kg e dalla presenza di alcuni inserti di un bel verde brillante. Inoltre ha portato in esposizione anche il binocolo Acuter 25 x 100.
Tecnosky ha presentato ben due novità: la montatura equatoriale alla tedesca Harmonic Drive Crux 170 della Hobym Observatory e il binocolo Ibis 100 HD. La Crux 170 è una montatura a moto armonico che, grazie al design particolarmente innovativo, rende bilanciamento del tubo ottico e contrappesi non più necessari se si devono sostenere fino a 8 kg di strumentazione. Altra cosa molto interessante è che, a parità di capacità di carico, la montatura Crux 170 pesa la metà di una normale montatura equatoriale, e questo è molto utile per chi viaggia spesso in aereo e vuole portarsi dietro una montatura estremamente compatta. Peccato però il prezzo, che è superiore ai 5000 euro. Il binocolo Ibis 100 HD ha due obiettivi semi apocromatici da 100 mm di diametro, ed è lo strumento ideale per ammirare gli oggetti estesi. Sempre durante la notte tra venerdì e sabato, abbiamo potuto godere di una splendida visione della Galassia di Andromeda, che occupava tutto il campo visivo, ed era ben visibile anche la sua banda di polveri. Meravigliosi anche il Doppio Ammasso di Perseo e gli ammassi aperti nell’Auriga, le cui stelle apparivano puntiformi fino ai bordi! Con lo stesso strumento siamo anche riusciti ad osservare M 1, le Pleiadi e M 27. Il binocolo ha rappresentato senza dubbio una forte distrazione dalle osservazioni al telescopio, tant’è che ad un certo punto gli amici mi hanno dato per dispersa.
Artesky ha portato in esposizione le ottiche Artec 200 e Artec 250, due astrografi Newton di apertura rispettivamente 200 mm e 250 mm, entrambi con rapporto focale f/4, e ha presentato una serie di nuove batterie al litio.
Hanno partecipato anche Telescope Service Italia, 10 Micron, Skypoint, e Geoptik. Telescope Service Italia ha presentato il collimatore REEGO, i porta filtri per Nikon Clip,
alcune modifiche per AZEQ6 e alcuni kit di collimazione per Newton e Dobson.
10 Micron ha presentato la montatura GM2000 HPSII Ultraportable su treppiede
CENTAURUS II, la GM1000HPS su treppiede ARIES ed una con la nuova mezza colonna
“Half-Pillar”. Ci spiega Marco della 10 Micron: “Questo accessorio è importante per coloro i quali utilizzano rifrattori o comunque tubi ottici di una certa lunghezza che in alcune posizioni potrebbero interferire con il treppiede: l’Half Pillar riduce notevolmente questo rischio di interferenza sollevando la montatura rispetto al treppiede e creando quindi maggiore “clearance”. Realizzata da un unico blocco in alluminio e tutta lavorata a CNC dal pieno, è studiata per offrire assoluta rigidità ma contenendo il peso grazie al suo design; è disponibile solo per le GM1000 HPS; il trattamento esterno è realizzato con la stessa procedura di anodizzazione speciale nera che caratterizza le montature. Entrambe le montature esposte erano dotate del nuovo firmware, costantemente in evoluzione per offrire caratteristiche e prestazioni sempre più efficienti: infatti queste montature, grazie al sistema HPS che prevede encoder assoluti direttamente installati sugli assi, un software molto evoluto, una meccanica estremamente precisa e motori ad alta efficienza, consentono di effettuare pose fotografiche senza utilizzare l’autoguida.
Tra le più recenti caratteristiche implementate c’è anche la funzione di dithering attivabile da pulsantiera senza necessità di PC esterno.”.

Alle ore 16:00 il direttore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta dott. Jean Marc Christille ha presentato il Progetto EXO / ECO Interregionale ALCOTRA, che avrà lo scopo di promuovere lo sviluppo del territorio di Saint Barthelmey da un punto di vista sia turistico sia astronomico attraverso la collaborazione con analoghe realtà oltralpe.

Alle 17:30 il dott. Davide Cenadelli dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta ha tenuto una interessante conferenza su “25 anni di pianeti extrasolari” ripercorrendo la storia della ricerca e scoperta di esopianeti, a partire da 51 Pegasi b, scoperto nel 1995 da Michel Mayor e Didier Queloz dell’Osservatorio Astronomico di Ginevra.

Poco dopo la fine della conferenza, è arrivato Franco Bertucci, noto visualista, con un Dobson da 76 cm di apertura, uno di quelli per cui è necessaria una di quelle grandi scale da cimitero per arrampicarsi fino in cima per poter arrivare all’oculare, che si trova più o meno ad un’altezza di 3 m: occorre pertanto prestare parecchia attenzione e soprattutto non soffrire di vertigini per poter ammirare le galassie, gli oggetti celesti preferiti da Franco Bertucci. Per la notte tra sabato e domenica Bertucci aveva in mente un bel programma osservativo di parecchie galassie, quelle più difficili ovviamente, dato il diametro del suo telescopio: avete presente quando vi invita ad osservare una galassia, ma tanto questa è facile, la vedrai di sicuro? Voi vi avvicinate, provate a scrutare all’interno del campo visivo del telescopio, ma niente, non vedete proprio nulla, e vi siete cavati entrambi gli occhi. Poi scoprite che quella minuscola galassietta è di magnitudine 25, e solo lui riesce ad osservarla…
Il meteo però ha deciso diversamente: il cielo, già parzialmente velato nel primo pomeriggio, la sera si è coperto. Abbiamo provato ad aspettare un po’ una schiarita, ma purtroppo abbiamo dovuto passare al piano B: ci siamo riuniti tutti nella sede del locale gruppo di astrofili “Per amor del cielo” e, tra molte risate, abbiamo chiacchierato delle spedizioni effettuate negli USA per l’osservazione dell’eclisse totale di Sole del 21 agosto.
Dopo un altro panino alla salamella al bar allestito nel campo sportivo, verso le 3:00 di domenica 24 settembre siamo andati a dormire.

Alle 11:00, eravamo di nuovo in piedi per le premiazioni del laboratorio / gioco “Aspettando lo star party…tutti in orbita!” organizzato dall’Osservatorio Astronomico. Alle 11:30 c’è stata l’attesa premiazione del concorso di astrofotografia:

– Primo classificato: Marco Favro con la Iris Nebula,
– Secondo classificato: Lorenzo Comolli con un panorama celeste con la Bubble Nebula
– Terzo Classificato: Roberto Mastracci con la nebulosa NGC 6914 circondata dalla grande nebulosa IC 1318

Oltre ai primi tre classificati, Fabrizio Aimar ha ricevuto la menzione per la sua ripresa della Nebulosa Manubrio M 76.
Alla fine, anche i partecipanti non classificati hanno comunque ricevuto un premio di consolazione offerto dalle varie ditte presenti: a me è capitato il piccolo binocolo solare Lunt 6 x 30, che ho subito provato: una bella macchia solare faceva bella mostra di sé sul disco solare. Visto il piccolo diametro, questo binocolino permette giusto di vedere le macchie solari più grandi, e per questo può essere molto utile per decidere se approfondire oppure no l’osservazione con strumenti più grandi.

La premiazione del concorso di astrofotografia è stato l’ultimo atto di uno star party che ha visto la presenza di quasi 400 visitatori solo all’expo astronomica e una cinquantina di ospiti vari; nel corso di tutto lo star party (quindi visitatori non solo dell’expo ma anche di osservatorio e planetario) sono salite a Saint Barthelemy circa 500 persone.
Che dire? Spero di poter ripetere il prossimo anno questa bellissima esperienza, che costituisce un formidabile momento di aggregazione tra astrofili, e che questi numeri aumentino. Nel frattempo cieli sereni e bui a tutti.

Per approfondire
Ecco ulteriori link per approfondire:

Sito ufficiale dello star party di Saint Barthelemy

Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta

Galleria delle foto dello star party

Video di Monica Civitenga dello star party

Progetto Gateway to the Sky

Il concorso di astrofotografia digitale in un servizio di Rai News

Gruppo Astrofili Saint Barthelemy “Per amor del cielo”

Per ulteriori dettagli sugli strumenti presenti allo star party citati nell’articolo rimando direttamente ai siti web dei rivenditori.

 

 

 

 

X star party del Monferrato, sabato 22 luglio 2017

Sabato 22 luglio ho partecipato alla decima edizione dello star party del Monferrato, che si è tenuta presso l’Osservatorio Astronomico Pubblico di Odalengo Piccolo. Arrivata lì in tarda mattinata, ho dato una mano agli amici astrofili Paolo e Martino per montare due gazebo nuovi (i precedenti sono stati distrutti da un forte temporale). Oltre agli amici, ho trovato anche un gran caldo. Dopo aver montato la tenda nel boschetto adiacente l’osservatorio e il (meritato) pranzo, alle 14.30 è stato ufficialmente aperto lo star party, come da programma.

[Cliccare sull’immagine per accedere alla galleria fotografica]

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I primi astrofili hanno iniziato ad arrivare circa due ore dopo, e subito è stata gara ad accaparrarsi i posti migliori per piazzare il telescopio; il gran caldo però ha rallentato parecchio queste operazioni, e ci abbiamo impiegato il doppio del tempo per fare una cosa che normalmente ne richiede la metà: persino percorrere la lieve salita dal cancello all’osservatorio è stata ardua impresa…

Verso le 17:30 sono arrivati anche Giuliano e Carlo di Tecnosky con il magnifico binocolo Ibis 100 HD e la montatura a moto armonico Crux 170 su cui era montato il rifrattore Tenosky 102. Nel frattempo i posti disponibili nel piazzale di fronte all’osservatorio si sono esauriti rapidamente, ma fortunatamente tutto si è risolto nel più tranquillo dei modi e non ci sono state risse tra astrofili. Meno male… tra gli altri, i miei “vicini” di telescopi erano Paolo e Claudia con i rispettivi strumenti: assieme alla sottoscritta, uno sparuto ma agguerrito gruppetto di visualisti contro l’immenso esercito degli astrofotografi.

Alle 20:30 c’è stata la premiazione del concorso di astrofotografia dello Skymeeting dello scorso 27 maggio, questi i primi tre classificati con i relativi soggetti astrofotografati:

1° posto: Flavio Simeone M 13

2° posto:  Marco Favuzzi NGC 7000 Nebulosa Nord America

3° posto: Paolo Cascone M 81 e M 82

Davvero delle splendide immagini, a me personalmente quella che è piaciuta di più è stata la Nord America di Marco, ottenuta con una Canon EOS 70 D non modificata!

E dopo la premiazione è arrivato il momento della cena a buffet, in cui ognuno ha portato qualcosa; anche io ho contribuito con una torta al cioccolato preparata da mia mamma. Avete presente l’effetto cavalletta? Quello che attira in modo incontrollato orde di esseri umani affamati, astrofili in questo caso, verso la zona buffet, allo stesso modo in cui l’attrazione gravitazionale ci tiene con i piedi incollati per terra? Be’, è quello che è successo sotto ai gazebo vicini all’osservatorio: nonostante le richieste mie, di Claudia e Valentina di aspettare dieci minuti che fosse tutto pronto, non c’è stato nulla da fare: il 95% dei cibi presenti è stato spazzolato in meno di un’ora, e della torta di cioccolato alla fine rimanevano solamente le briciole. Anche le zanzare hanno iniziato a mangiare a volontà, noi poveri astrofili però, e ad un certo punto ho dovuto correre a mettermi i pantaloni lunghi. L’Autan è stato uno dei prodotti più gettonati in assoluto della serata.

Tra molte zanzare, chiacchiere e risate il cielo è diventato buio; verso le 22.30 c’è stato un fuggi fuggi generale di astrofili dalla zona buffet a quella telescopi: che bello, finalmente potevano osservare il pianeta Giove! Che però non è stato un gran vedere, a causa del seeing non buono dovuto alla presenza di dense foschie all’orizzonte sud ovest; nonostante questo le bande equatoriali erano ben osservabili. Poco dopo ci siamo rifatti gli occhi con Saturno, che ci ha offerto una visione decisamente migliore: a tratti, era intuibile addirittura la Divisione Cassini. Ma una brutta sorpresa era in agguato per noi: le nubi, dapprima presenti come lievi veli, sono diventate sempre più dense fino a coprire porzioni di cielo sempre più ampie di cielo. Gli amici astrofotografi hanno iniziato a imprecare perchè non riuscivano a trovare la stella guida, oppure, se la trovavano, scompariva subito dietro le nuvole. A breve però sono stati seguiti a ruota anche dai visualisti: e vai, Cassiopea è libera, andiamo a guardare gli ammassi aperti che ci sono lì. Il tempo di puntare il telescopio, e Cassiopea…puf…non c’è più! Va bè, pazienza, andiamo nella Lira, forse ce la facciamo ancora. E che cavolo…nuvole anche lì, nuvole dappertutto! Tra una nuvola e un accidente al meteo, qualcosina sono comunque riuscita ad osservare col Newton 200 f/5:

M 13 ammasso globulare in Ercole, visto anche col binocolone

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta, vista solo col binocolone

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 11 ammasso aperto nello Scudo

M 71 ammasso aperto nella Freccia, visto solo col binocolone a seguito di richiesta di conferma che fosse proprio lui da parte di Carlo

NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, noto come il Gufo o la Civetta per via della caratteristica disposizione delle sue stelle

NGC 436 ammasso aperto in Cassiopea, proprio al limite delle possibilità osservative del mio Newton

Purtroppo verso mezzanotte e mezza il cielo si è coperto del tutto, e le uniche stelle visibili erano quelle del Triangolo Estivo, poi neanche più quelle. Altro fuggi fuggi generale di astrofili: stavolta però dal campo di osservazione alle macchine, molti sono ritornati a casa, tranne Alessandro, Fabrizio, Valentina, Davide, Martino e la sottoscritta. Ci siamo fermati a chiacchierare ancora per un bel pò, sedendoci di fronte all’osservatorio. Verso le 2 di notte il cielo si è inaspettatamente aperto, permettendoci di godere di una magnifica stellata: ci tocca rimontare tutto? Oh no…questo dubbio è stato fugato dopo un’oretta da una nuova e stavolta definitiva chiusura del cielo, che non ha lasciato scampo. A questo punto, ci è toccato andare a dormire…

Il mattino dopo Alessandro e Davide sono rientrati a casa, e nel pomeriggio è toccato anche a noi, ultimi irriducibili dello star party. Pazienza, il meteo non ha collaborato, ma le risate tra noi astrofili, un’ottima compagnia di amici con cui condividere la stessa passione per l’astronomia e la fondamentale g-astronomia sono state impagabili.

Saint Barthelemy, 23 – 25 giugno 2017

Da venerdì 23 a domenica 25  giugno sono stata a Saint Barthelemy: stufa del caldo insopportabile che faceva in quei giorni a Torino, sono scappata quasi alla velocità della luce alla volta di Saint Barthelemy, nonostante le previsioni non fossero ottimali per osservare. Ma una brutta sorpresa mi attendeva: faceva caldo anche a Saint Barthelemy! “Aiuto” – ho pensato – “e adesso come faccio?” Fortunatamente per me e gli altri amici astrofili che ho incontrato, il caldo era mitigato da un leggero venticello, e la sera si stava benissimo.

[Cliccare sull’immagine per acedere alla galleria fotografica]

IMG_6138 (copia)

Ho approfittato delle lunghe ore prima del buio per montare il Newton 200 f/5, che ho piazzato accanto a due bei Dobson: uno era un 40 cm f/5 di Marco, l’altro un 40 cm f/4,5 di Maurizio, completamente autocostruito. Evviva, finalmente un pò di visualisti oltre a me sulle piazzole dietro l’osservatorio! Ci hanno raggiunto anche Monica, i due Carlo, e Rosario. Tra una chiacchierata e l’altra, ho scattato un bel pò di foto alla strumentazione presente, che potete trovare nella galleria cliccando sopra l’immagine.

Dopo una veloce cena a base di formaggio e pomodori, finalmente abbiamo cominciato le osservazioni. I primi oggetti ad essere finiti nel crocicchio del cercatore del Newton sono stati Giove e Saturno, che però, a causa del seeing scarso dovuto al vento in quota, sono stati un pochino deludenti. Poichè il cielo non era ancora perfettamente buio, ci siamo  sbizzarriti ad osservare stelle doppie a volontà, che pure ci hanno regalato molte soddisfazioni per via delle loro componenti variamente colorate:

Mizar e Alcor nell’Orsa Maggiore: mentre Mizar e Alcor si distinguono già ad occhio nudo, per sdoppiare Mizar occorrono 35 x

Izar (Epsilon Bootis) nel Pastore, caratterizzata da una componente gialla e una arancion

Epsilon Lyrae nella Lira, nota anche come Doppia Doppia: a 35 x si separano tranquillamente le due coppie principali, ma occorrono 200 x e un buon seeing per separare a loro volta ognuna delel coppie principali

Albireo nel Cigno, una componente è gialla l’altra azzurra; già osservabile a 3 5x

Cor Caroli (Alfa Canum Venaticorum) nei Cani da Caccia, caratterizzata da una componente primaria rosso rubino e da una secondaria blu, separabili a 35 x

Non appena il cielo si è ulteriormente scurito, siamo riusciti ad osservare anche qualche oggetto deep sky:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta

M 13 ammasso globulare in Ercole

NGC 6503 galassia nel Dragone

NGC 6543 nebulosa planetaria nel Dragone

M 31, M 32, NGC 110, NGC 891 galassie in Andromeda

M 15 ammasso globulare in Pegaso

NGC 7331 galassia in Pegaso

NGC 869, NGC 884 il Doppio Ammasso aperto nel Perseo

Tra un oggetto deep sky e l’altro ho avuto modo, assieme a Monica, di scattare qualche fotografia notturna del cielo sopra Saint Barthelemy; tra i nostri punti osservativi anche la terrazza sopra l’osservatorio, da cui di giorno si può godere di una vista mozzafiato sulle montagne verso sud. Ho replicato anche con la Canon EOS 600 D gentilmente imprestatami da Carlo, che ringrazio molto per questo: certo che è tutta un’altra storia mettere a fuoco le stelle attraverso il live – view! Non potevo quasi crederci a non lottare contro la ghiera di messa a fuoco, come invece accade con la 400 D.

Essendo presenti non uno ma ben due Dobson da 40 cm, non ho potuto fare a meno di darci un’occhiata: il Velo del Cigno (NGC 6960 e NGC 6992) sembrava quasi in tre dimensioni, mentre M 13 ed M 57 erano ben netti e definiti, con l’ammasso globulare risolto fin quasi al centro. Ma l’oggetto che ci ha sorpreso di più è stata la Crescent Nebula nel Cigno, NGC 6888, che mostrava la caratteristica forma a bolla. Purtroppo le notti estive sono corte, e passano in fretta: quando ho visto sorgere il pianeta Venere sopra la montagna, ho capito che l’alba si stava inesorabilmente avvicinando e che era ora di andare a dormire.

Sabato mattina ho incontrato gli amici Giancarlo, Davide e Martino, con cui ho avuto il piacere di fare tante chiacchierate e risate, sempre per la storia dell’astrofotografia: “Ma tu ormai sei un’astrofotografa!””Ma non è vero! Sono una visualista…” e via di questo passo. Diventerò un’astrofotografa? Questo è il dilemma… per distrarli momentaneamente da questi pensieri li ho poi portati un momento a vedere i telescopi dell’osservatorio, poi abbiamo fatto un salto nella sede degli amici astrofili “Per amor del cielo”. Alla fine ci siamo tutti cimentati nella nobile arte della G – astronomia, altrimenti nota come Astro – Gastro, nel bar – ristorante della piazza. Però tutto questo non è bastato per togliere dalla testa di Martino e Davide l’idea di farmi diventare astrofotografa, aiuto! Temo che lancerò sulle loro teste i contrappesi della mia montatura, e ognuno pesa 6 kg. Come si suol dire, astrofilo avvisato…

Usciti dal ristorante notiamo che il cielo si è coperto tutto: niente da fare, niente osservazioni per stasera. E pensare che nel frattempo ci hanno raggiunti sulle piazzole dietro l’osservatorio anche due astrofili di Torino, con tanto di tenda e telescopi e camere CCD, che però hanno dovuto smontare in tutta fretta a causa dell’arrivo di un forte temporale. Morale della favola? Sabato notte ci siamo dedicati all’altrettanto nobile arte della dormita. Pazienza, andrà meglio la prossima volta.

La mattina dopo, alle 10, sono partita con Piero, Patrizia, Monica e Carlo per il rifugio Cuney: finalmente un sogno che si realizza, dopo 10 anni di frequentazione di Saint Barthelemy! Per una ragione o per l’altra prima non ero mai riuscita a visitare il rifugio e l’oratorio di Cuney, a 2652 m s. l. m. Quindi quale migliore occasione dell’apertura delle strade poderali? Siamo andati su un pezzo in macchina, poi da lì abbiamo camminato per circa 1 ora 15 minuti verso il rifugio. Il rifugio e l’oratorio Cuney si trovano in un posto meraviglioso, racchiusi in una conca circondata dalle montagne tranne verso sud, e proprio davanti c’è un piccolo laghetto. Potete trovare le foto nella galleria fotografica. E la temperatura era ottimale, più o meno sui 15° C: ad un certo punto, mentre eravamo fermi per mangiare, abbiamo dovuto addirittura indossare le giacche. Che bellezza! Niente telefoni che prendono, niente aria inquinata, un bel gruppo di amici e tante, tantissime risate… e addirittura un’intervista da parte della troupe televisiva del TGR Valle d’Aosta, che non ci aspettavamo proprio: hanno intervistato una a caso (indovinate un pò chi è), mentre gli altri se la davano a gambe levate.

Sulla via del ritorno ci siamo ripromessi di tornare al rifugio Cuney, e di fermarci anche per la notte, magari per fare osservazioni e un bel time – lapse del cielo notturno con le stelle che si riflettono nel laghetto (ahi ahi Giovanna, stai prendendo una brutta piega). 

VI Star party di Alpette, 17 – 18 giugno 2017

L’ultima volta che sono stata ad Alpette risale all’ormai lontano 2006: in tale occasione, e cioè una serata astronomica pubblica organizzata presso il locale osservatorio astronomico, feci da assistente al dott. Walter Ferreri, astronomo dell’Osservatorio Astrofisico di Torino. Poi, tra una cosa e l’altra, da allora non sono più riuscita a mettere piede ad Alpette.

Circa due settimane fa ho letto, per puro caso, un post sulla pagina Facebook degli Amici del Polo Astronomico, l’attuale associazione di astrofili che gestisce l’osservatorio astronomico e il planetario, che diceva dell’imminente  VI star party fissato per sabato 17 e domenica 18 giugno:

starparty2017

Quale migliore occasione di uno star party per ritornare ad Alpette, e scappare via per qualche ora dal caldo afoso e opprimente che faceva in quei giorni a Torino? Detto fatto: venerdì sera carico la macchina, riempiendola di telescopi e molte altre cose utili per uno star party, e parto sabato nel primo pomeriggio. Dopo un’ora e mezza circa e molte curve finalmente arrivo ad Alpette.

Alpette è un piccolo paesino a 51 km a nord da Torino, a 957 m s. l. m. Noto come località di villeggiatura estiva, dal 1972 ospita anche un piccolo osservatorio astronomico, voluto dal parroco Don Giovanni Capace, che inizialmente era sul tetto della casa parrocchiale, dove vi rimarrà fino al 1987, anno in cui verrà trasferito in cima all’edificio comunale, dove si trova tutt’ora.

L’osservatorio astronomico presenta una strumentazione di tutto rispetto: sotto la cupola metallica da 5,5 m di diametro, troneggia un bel telescopio Rirchey-Chretien con apertura di 60 cm f/8, affiancato da un telescopio rifrattore apocromatico da 12 cm con lunghezza focale di 1 m.

Il telescopio Ritchey – Chretien dell’Osservatorio Astronomico di Alpette. Fonte: www.osservatorioalpette.it

Ad Alpette trovo ad accogliermi un Sole splendente e alcuni astrofili dell’associazione; alcuni telescopi fanno già bella mostra di sè. Anche se il Sole è ancora alto, non perdo tempo, inizio subito a montare anche i miei strumenti: il Newton 200 f/5, che ormai mi accompagna da 13 anni, e il telescopio solare Lunt LS-35 H-alfa, anche esso già con quasi 7 anni di servizio alle spalle. Tra un contrappeso, un’ottica e una fotografia ho il piacere di scambiare due chiacchiere con alcuni degli Amici del Polo astronomico, tra cui Davide, Luca ed Ernesto; ci sono anche altri astrofili appartenenti all’Associazione Segusina Astrofili e Luigi, un astrofilo alle prime armi.

Approfitto delle lunghe ore che ci separano dal tramonto anche per visitare il planetario, dove non ero mai stata: inaugurato nel 2010, ha una cupola di 8 m di diametro e 54 posti a sedere. Il filmato che ci viene proposto è un affascinante viaggio nel cosmo: partiti dalla Terra, grazie alla fantasia e alle bellissime immagini che man mano vengono proiettate, ci troviamo a viaggiare sempre più lontano nello spazio: dopo aver attraversato il Sistema Solare, ci spingiamo verso lo spazio profondo, fino a raggiungere alcune lontane galassie. Dopo questa proiezione, Ernesto ci insegna a riconoscere la stella Polare proiettando una riproduzione della mappa del cielo che sarebbe stato visibile quella stessa sera. In realtà già sapevo trovare la stella Polare, ma si sa mai, un ripasso fa sempre bene, nel caso un meteorite mi cadesse sulla testa privandomi della memoria…

Io e Davide ne approfittamo per mostrare il Sole ai curiosi che passano di lì attraverso i nostri telescopi solari: il suo strumento è il Lunt LS-60 H-alfa, di cui posso apprezzare il maggiore potere risolutivo, grazie a cui diventa possibile scorgere dettagli molto fini. Visto che abbiamo ancora molto tempo, ne approfittiamo anche per effettuare alcune riprese solari, le mie sono disponibili qui. Devo dire che la piccola telecamera QHY5-II-M mi sta regalando grandi soddisfazioni, anche se è da pochissimo che mi sono avvicinata all’astrofotografia. Con sorpresa (l’attività solare sta scendendo lentamente verso il minimo) scorgiamo un paio di macchie con ombra e penombra, di forma quasi circolare, e altre molto più piccole, senza la penombra attorno.

Tra molte chiacchierate, arriva l’ora di cena: andiamo in un bar ristorante a 5 minuti a piedi dall’osservatorio, e lì, tra un piatto e l’altro, salta fuori che gli astrofili di Susa hanno problemi con due fari che puntano, guarda caso, proprio verso la loro sede sociale, presso il Castello della Contessa Adelaide, e sono piuttosto fastidiosi per le osservazioni astronomiche. Accidenti, che seccatura…come eliminare questo fastidioso disturbo luminoso? Ci siamo sbizzarriti con le ipotesi più disparate, che comprendevano lanci di oggetti contundenti con le fionde, taglio dei cavi di alimentazione, sommosse popolari da parte degli astrofili, un nuovo regolamento dell’illuminazione pubblica etc. Alla fine però non siamo giunti ad una decisione univoca.

Finalmente il cielo diventa buio, la piccola piazza dietro l’osservatorio si riempie di famiglie con bambini e curiosi desiderosi di osservare il cielo: si parte! Noi astrofili siamo in posizione a fianco dei nostri telescopi, pronti a mostrare le meraviglie dell’universo a chi lo desidera. Iniziamo a puntare Giove, che splende verso sud – est, all’interno della costellazione della Vergine.  Il gigante gassoso suscita subito l’entusiasmo dei più piccoli, che, nonostante tutto, sono anche abbastanza disciplinati, visto che non si appendono alla Tarzan al portaoculari del telescopio, meno male. Ma Giove cattura anche l’attenzione dei più grandi: grazie al seeing piuttosto buono, oltre alle bande equatoriali, è possibile scorgere anche alcune bande polari più tenui e addirittura la Grande Macchia Rossa, una gigantesca tempesta dell’atmosfera gioviana grande circa 2,5 volte la Terra!

Cliccare sull’immagine sottostante per vedere le foto dello star party

IMG_6081 (copia)

Nel frattempo, le attività fervono anche in osservatorio: vedo gruppi molto numerosi salire in cupola per accostare l’occhio al telescopio, per molti di loro è la prima volta che osservano attraversano il telescopio, e tutti ne sono estremamente soddisfatti!

In piazza continuiamo imperterriti a mostrare Giove, ma verso le 23:30 sorge anche Saturno, che regala sempre grandi soddisfazioni per via del suo maestoso sistema di anelli: stasera è visibile anche la Divisione Cassini, grazie al seeing buono. Visto che ho piazzato il mio telescopio in una posizione un poco infelice, quasi sotto il tetto di una casa, devo aspettare ancora una mezzoretta prima di poter osservare a mia volta Saturno e di poterlo mostrare anche agli altri. Ad un certo punto passa di lì anche Walter Ferreri, che umilmente mi chiede di poter osservare Giove attraverso il mio telescopio.

Verso mezzanotte, quando molte persone vanno via, noi astrofili possiamo finalmente osservare qualche oggetto di profondo cielo. Il cielo è molto limpido, e mi sembra doveroso puntare subito M 13, quasi allo zenith, che grazie all’oculare Tecnosky da 13 mm di focale appare in tutto il suo splendore. Che meraviglia, avevo proprio voglia di rifarmi gli occhi con quello spolverio di stelle che nitidissime fanno bella mostra di sè nell’oculare. Nel corso della serata finiscono all’interno del tubo anche altri oggetti deep – sky: 

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 71 ammasso globulare nella Freccia

Cr 399 asterismo noto anche come Gruccia o Attaccapanni, per la caratteristica figura formata dalle stelle che lo compongono; si trova nella Volpetta

M 56 ammasso globulare nella Lira

M 4, M 80 ammassi globulari  nello Scorpione

IC 4665 ammasso aperto in Ofiuco

M 52, NGC 7789, NGC 457 ammassi aperti in Cassiopea

M 108 galassia nell’Orsa Maggiore

M 11 ammasso aperto nello Scudo

Alle 23:30 faccio salgo in osservatorio assieme agli altri astrofili per osservare Saturno ed M 13, e ne approfitto anche per fare un giro sul balcone che gira tutto attorno alla cupola e qualche foto, dopodichè ritorno in piazza con l’idea di continuare ad osservare.

Purtroppo, verso le 2:00, arrivano dei pesanti veli, che si diffondono in tutto il cielo impedendoci di osservare: accidenti, ma proprio ora che ho il Velo del Cigno in posizione ottimale? Che grande scocciatura… a malincuore molti di noi sono costretti a smontare gli strumenti e ad andare a dormire. Pazienza, siamo comunque soddisfatti della serata.

La mattina dopo, un pò assonnati nonostante le decine di caffè, siamo pronti per le 10 per far osservare il Sole attraverso i telescopi solari ai curiosi. Wow che meraviglia! Oggi sulla nostra stella compaiono diverse belle protuberanze, che ieri non erano visibili. Presi dall’entusiasmo, io e Davide tentiamo qualche scatto veloce al volo per immortalarle, ecco qui le mie.

Assorti come siamo nelle riprese e nelle osservazioni solari, quasi ci dimentichiamo di pranzare, ma arriva un nuovo fronte nuvoloso che ci costringe a smontare gli strumenti, che si dissolverà parzialmente nel pomeriggio. Dopo pranzo mi fermo a chiacchierare con gli astrofili, e infine saliamo un’ultima volta in osservatorio per osservare il Sole, stavolta attraverso il rifrattore apocromatico da 12 cm montato in parallelo al grande Ritchey-Chretien e filtrato attraverso un filtro in Astrosolar: ecco due belle macchie, con tanto di penombra e filamenti! Peccato però che il seeing non è favorevole, l’immagine ribolle tutta.

A questo punto purtroppo giunge il momento di ritornare nella calda Torino, non ne ho mica voglia. Sono però contenta di aver partecipato allo star party di Alpette e soprattutto di aver incontrato tante altre persone che, come me, hanno preso il virus dell’astronomia e non sono più riuscite a liberarsene e che spero di incontrare di nuovo magari in occasione della VII edizione dello star party di Alpette, o prima!

Per saperne di più sull’Osservatorio Astronomico di Alpette:

http://www.osservatorioalpette.it/

http://www.comune.alpette.to.it/index.php?option=com_content&view=article&id=455&Itemid=42

http://polo-astronomico-di-alpette-star-party-2017.webnode.it/

http://polo-astronomico-di-alpette-star-party-2017.webnode.it/polo-astronomico-don-giovanni-capace/

https://it-it.facebook.com/amicidel.poloastronomico

Saint Barthelemy, 14 -15 – 16 aprile 2017

Nonostante le previsioni meteo poco incoraggianti, ho deciso lo stesso di andare il 14, 15 e 16 aprile 2017 a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, per osservare. Il meteo alquanto incerto è testimoniato dalla seguente fotografia, ripresa da Venoz, poco sopra l’osservatorio astronomico:

IMG_6000.JPG

“Pazienza” ho pensato “se non potrò osservare scambierò due chiacchiere con gli amici”. E così è stato: nel pomeriggio tardi di venerdì sono arrivati Piero e Patrizia, Carlo e Monica Sarzi e Carlo Rocchi. Sabato ci ha raggiunto anche Stefano Cademartori. Ci siamo sistemati nelle piazzole per gli astrofili dietro l’osservatorio, e abbiamo iniziato a montare gli strumenti: meglio essere pronti, magari il cielo più tardi si schiarisce e qualcosa si riesce a fare. Verso le 19.30 il cielo, anzichè schiarirsi, il cielo si è coperto ancora un pò e sono addirittura venute giù due gocce di pioggia: per sicurezza ho smontato l’ottica del mio Newton 200 f/5 e l’ho portata in macchina. Fortunatamente poco dopo le 20 il cielo si è schiarito e non appena ha fatto buio abbiamo potuto iniziare la sessione di osservazioni. Il cielo però non è diventato completamente sereno, ma era caratterizzato dal continuo passaggio di veli più o meno densi. Nonostante questo, siamo comunque riusciti ad osservare qualche oggetto visualmente attraverso il mio telescopio Newton 200 f/5:

M 101, M 81, M 82, NGC 3077 galassie nell’Orsa Maggiore

M 3 ammasso globulare nei Cani da Caccia

M 65, M 66, NGC 3628 il tripletto di galassie del Leone noto come “Il Clown”

M 105, M 95, M96, NGC 3384 galassie sotto la pancia del Leone

M 51, NGC 5195, M 63 galassie nei Cani da Caccia

Giove e i satelliti medicei: purtroppo non era la serata giusta a causa del vento: per cui il seeing lasciava piuttosto a desiderare.

NGC 2903 galassia appena sotto il muso del Leone

Per concludere in bellezza la serata (più o meno verso l’1.00 di notte) abbiamo provato ad osservare la cometa 41P/ Tuttle – Giacobini – Kresak: nonostante le effemeridi la dessero di magnitudine 6,7 trovarla è stata un’impresa tutt’altro che banale a causa della presenza di veli piuttosto spessi e della non ottimale collimazione del Newton. La cometa non mostrava una coda, ma la sua chioma ci è apparsa di forma ovale. Mentre grazie al collimatore laser di Stefano ho risolto il problema della collimazione, per il meteo non c’è stato nulla da fare ed è per questo che verso l’1.30 abbiamo smontato gli strumenti e siamo andati a dormire.

La notte seguente, quella tra sabato e domenica, è stata piuttosto impegnativa a causa del continuo passaggio di veli piuttosto spessi: saltando letteralmente tra una stella e l’altra in una corsa contro il tempo per arrivare prima delle nuvole (che spesso arrivavano prima della povera autrice di queste pagine), siamo comunque riusciti ad osservare qualcosina:

M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli

M 37, M 36, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga

NGC 3384, M 105, M96, M 65, M 66, NGC 3628 galassie nel Leone: già osservate la sera precedente, ma tant’è… visto il meteo non potevamo certo fare gli schizzinosi!

NGC 4559, NGC 4565 galassie nella Chioma di Berenice

M 104, NGC 4697, NGC 5746 galassie nella Vergine

NGC 4038, NGC 4039 galassie nel Corvo: si tratta delle famose Antenne, riprese anche dal Telescopio Spaziale Hubble

NGC 4361 nebulosa planetaria nel Corvo

Giove

NGC 5634 ammasso globulare nella Vergine

M 13 ammasso globulare in Ercole 

Purtroppo, verso l’1.30 anche l’ultima porzione di cielo ancora sereno è stata irrimediabilmente coperta dalle nuvole, e non c’è stato più nulla da fare. Purtroppo neanche gli amici astrofotografi sono riusciti a compiere tutte le osservazioni che desideravano, per cui, a malincuore, abbiamo dovuto smontare i telescopi e andare a dormire.

Ma torneremo sicuramente alla carica quando ci saranno condizioni climatiche migliori… siete avvisati!

Uno star party fuori programma: Saint Barthelemy 27 – 30 dicembre 2016

Viste le previsioni meteo ottimali, il 27 dicembre 2016 ho deciso di andare a Saint Barthelemy per osservare, accompagnata dal fedele telescopio Newton 200 f/5. D’accordo con gli amici Piero e Patrizia e altri astrofili loro amici, abbiamo scelto il piazzale davanti all’osteria del Passet per la nostra sessione osservativa. Scarichiamo i telescopi dalle macchine, li montiamo e ci accingiamo ad iniziare le osservazioni per poi accorgerci che… un bel lampione esterno dell’osteria del Passet inonda di luce bianca tutto il piazzale! Disperati, ci rassegniamo a dover osservare con la sua antipatica presenza, ma fortunatamente a Piero e a me viene un’idea: recuperiamo un’asta segnaneve, e un telo che io avevo in macchina. Appoggiamo il telo sopra l’asta, e poi il tutto a fianco del lampione: in questo modo riusciamo a schermare una buona parte della sua luce. Finalmente, alle 19.20 circa, inizia il divertimento! Secondo me il bello di osservare di inverno è proprio questo: si inizia presto, non appena è buio, e anche se dovessimo andare a dormire all’una o alle 2 avremmo comunque alle spalle già 6 – 7 ore di osservazione.

Ecco cosa finisce nel telescopio:

M 36, M 37, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga

NGC 1931 nebulosa galattica in Auriga

M 35, NGC 2158, NGC 2129 ammassi aperti nei Gemelli

NGC 2392 nebulosa Eskimo nei Gemelli, una nebulosa planetaria

M 44 ammasso aperto nel Cancro

M 42, M 43, M 78, NGC 2071 nebulose in Orione

M 81,  M82, NGC 3077, NGC 2976 galassie nell’Orsa Maggiore

M 41 ammasso aperto nel Cane Maggiore

M 1 resto di supernova nel Toro

NGC 2903, NGC 3344 galassie nel Leone

M 46, M 47 ammassi aperti nella Poppa

Purtroppo, a causa del vento e del freddo pungente, non riusciamo ad osservare ancora per molto, perchè, nonostante i guanti, le mani tendono a congelarsi istantaneamente quando ci tocca togliere i guanti per cambiare oculare, per cui, molto a malincuore, ci tocca sospendere le osservazioni; tra l’altro, per questa sera, non avrei potuto comunque continuare perchè ad un certo punto la mia presenza sarà richiesta in osservatorio.

Tra un oggetto e l’altro mi diverto a scattare qualche fotografia notturna a grande campo, come quella qui sotto, in cui Orione fa bella mostra di sè nel cielo orientale. Si tratta di una posa singola da 30 s a 800 ISO, f/3,5, ripresa con Canon EOS 400 D.

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La sera dopo, 28 dicembre, cambio postazione di osservazione: mi sposto in una delle piazzole dietro l’osservatorio astronomico; un collega dell’osservatorio mi dice che altri astrofili, oltre a me, sarebbero stati presenti. Di chi si tratta? Sicuramente di qualcuno che conosco, penso io: e infatti è un piacere ritrovare Alessandro, Andrea e Marco, che ho conosciuto grazie a vari star party! Scambio volentieri due chiacchiere con loro, e nel corso della notte condividerò con loro l’osservazione di diversi oggetti deep sky attraverso il telescopio: essendo astrofotografi, dovranno pur ingannare il tempo in qualche modo. La notte trascorre (purtropppo) velocemente, tra lunghe chiacchierate e diverse pause nella reception dell’osservatorio per riscaldarci: fa freddo, la temperatura è di qualche grado sotto zero (anche se poco più alta rispetto alla sera prima), ma almeno non ci sono umidità nè vento. La notte tra il 28 e il 29 infatti è la migliore per le osservazioni perchè il cielo è davvero terso e cristallino grazie al phoen di pochi giorni prima: lo SQM segna valori poco sopra 21! Incredibile ma vero, sono valori poco sotto quelli namibiani! La nottata osservativa, almeno dal mio punto di vista, è davvero proficua: fatti i conti, alla fine riesco ad osservare quasi un’ottantina di oggetti! Eccoli:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 56 ammasso globulare nella Lira

Albireo stella doppia nel Cigno

Epsilon Lyrae stella doppia – doppia nella Lira

NGC 6960 resto di supernova nel Cigno

M 81, M 82, NGC 3077, M 109, M 108, NGC 3953, NGC 4088 galassie nell’Orsa Maggiore

M 31, M 32, M 110, NGC 891 galassie in Andromeda

NGC 253 galassia nello Scultore

M 77, NGC 247 galassie nella Balena

M33, NGC 925 galassie nel Triangolo

M 34, NGC 884, NGC 869 ammassi aperti in Perseo

NGC 1023 galassia in Perseo 

NGC 129, NGC 457, NGC 436, NGC 663, NGC 654, M 103, NGC 7789, NGC 225 (Ammasso della Barca da Vela), M 52 ammassi aperti in Cassiopea 

NGC 288 ammasso globulare nello Scultore

M 44, M 67 ammassi aperti nel Cancro

M 42, M 43, M 78, NGC 2024, NGC 1977 (Running Man Nebula) nebulose in Orione 

M 41 ammasso aperto nel Cane Maggiore

M 79 ammasso globulare nella Lepre

NGC 2017 ammasso aperto nella Lepre

M 1 resto di supernova nel Toro

M 76 nebulosa planetaria in Perseo

M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli

NGC 1647, NGC 1746, NGC 1817, NGC 1807 ammassi aperti nel Toro  

M 50, NGC 2343, NGC 2353 ammassi aperti nell’Unicorno

M 46, M 47, NGC 2423 ammassi aperti nella Poppa

NGC 2438 nebulosa planetaria nella Poppa

M 48 ammasso aperto nell’Idra

M 65, M 66, NGC 3628, NGC 3593, M 96, M 105, NGC 3384, M 95 galassie nel Leone

NGC 4559 galassia nella Chioma di Berenice

NGC 5195, M 51, NGC 5198, M 63 galassie nei Cani da Caccia

M 97 nebulosa planetaria nell’Orsa Maggiore

Bè, non posso proprio lamentarmi del bottino osservativo della seconda notte! Anche perchè la notte seguente, quella tra 29 e 30 dicembre, è stata caratterizzata da intensa umidità all’inizio: ben il 98%, secondo la stima di Antonio, un astrofilo arrivato il pomeriggio del 29. Poi, come se l’umidità che ghiacciava sul telescopio e appannava gli oculari non fosse già abbastanza, a questa seccatura se ne è aggiunta un’altra: un bel fascio di luce bianca proveniente da una casa nelle immediate vicinanze dell’osservatorio, che entrava dritta dritta nei nostri strumenti! Che nervoso…ho dovuto andare a bussare per ben tre volte alla porta di questa casa per chiedere gentilmente che ci spegnessero la luce, ma per altrettante volte è stata riaccesa: facilmente erano i bambini presenti  che pacioccavano con gli interrutori dimenticandosi poi di spegnerli. Con Antonio avremmo avuto una voglia matta di strozzare con le nostre mani tutti gli abitanti di quella casa, ma purtroppo non ci è stato possibile. Durante questa ultima sera ne ho approfittato per fare qualche foto notturna a grande campo, ma purtroppo molte di esse sono venute male a causa della non ottimale messa a fuoco…pazienza, ritenterò un’altra volta [se volete guardare le foto, non ingranditele a tutto schermo, per favore, almeno così non si vedono le magagne].

A parte questi inconvenienti, qualcosa di osservativo sono riuscita comunque a fare, oltre alle foto:

M 42, M 43, NGC 1977 (Running Man Nebula) nebulose in Orione

M 45 ammasso aperto nel Toro

M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli

M 36, M 37, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga

M 41 ammasso aperto nel Cane Maggiore

NGC 884, NGC 869 ammassi aperti in Perseo

M 101, M 81, M 82, NGC 3077 galassie nell’Orsa Maggiore

NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea

La foto di seguito (posa singola di 30 s a 800 ISO f/3,5 con Canon EOS 400D) testimonia l’elevata umidità presente a Lignan la notte tra il 29 e il 30 dicembre: si nota una foschia molto densa nel fondovalle, che trasportava con sè anche parecchia umidità. Nonostante questo, per una volta tanto la foschia è stata utile per ragioni “scenografiche”:

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Molto a malincuore, ho dovuto andare a dormire presto, attorno alle 2, perchè l’indomani, il 30 dicembre avrei dovuto essere riposata per affrontare il viaggio di ritorno a casa. Ma penso che tornerà molto presto, magari durante lo star party invernale.

XXV Star party Saint Barthelemy, 2 – 3 – 4 settembre 2016

Da venerdì 2 settembre a domenica 4 settembre 2016 si è svolta a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, la 25-esima edizione del tradizionale star party. Già, avete letto bene: proprio l’edizione numero 25, vuol dire che lo star party più antico d’Italia ha raggiunto il notevole traguardo del quarto di secolo. Questo star party ha rappresentato il mio decimo star party a Saint Barthelemy: ho iniziato a frequentare questo posto nel 2007, e da allora non l’ho più abbandonato. E questo anno avevo un motivo in più per partecipare: essendo appena rientrata dalla Namibia, con gli amici “namibiani” abbiamo anche presentato un poster sulla nostra bellissima esperienza di osservazione del cielo australe.

Sono salita a Saint Barthelemy giovedì 1 settembre perchè la mia presenza era richiesta dai colleghi dell’Osservatorio Astronomico Valdostano per alcuni lavori relativi alla logistica dello star party, vale a dire attaccare i fondamentali striscioni “Reception” e “Abbassare le luci”, anche se quest’ultimo avvertimento è stato regolarmente disatteso, perchè per tutto lo star party diverse macchine con le luci bianche accese a tutto spiano percorrevano in lungo e in largo la strada che va verso il campo sportivo, fulcro delle ultime edizioni dello star party. Accidenti, se solo avessi potuto tirare le orecchie e staccare le braccia a tutti questi distruttori dell’adattamento della vista al buio, conquistato in molti minuti…e non ero la sola a pensarlo, vicino a me, sabato notte nel campo sportivo, c’era Franco Bertucci, astrofilo milanese noto per le sue colorite invettive contro qualunque tipo di luce bianca acceso a sproposito durante gli star party, e non solo contro di loro, come vedremo in seguito.

Dovendo sostituire una mia collega, quest’anno ho vissuto lo star party “dal di dentro”: nel senso che mi hanno piazzato alla reception expo, davanti a uno dei capannoni bianchi del campo sportivo, dandomi un’unica istruzione: far pagare a tutti il biglietto e dare gli omaggi per poter entrare a visitare gli stand dei rivenditori di telescopi e poter sentire le conferenze. Questo è accaduto il 2 e il 3 settembre dalle 8 del mattino alle 8 di sera. Certo, è stato un pò faticoso, ma sono stata la persona più felice del mondo: avrei potuto salutare tutti, ma proprio tutti, gli amici, essendo costretti a passare da me per accedere ai tendoni expo strumentazione e seminari! Cosa che non avrei potuto fare se fossi andata più in giro, perchè magari io sarei stata da una parte, gli amici dall’altra, con conseguente rischio di non riuscire a salutarli tutti durante i frenetici giorni che caratterizzano questo star party.

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La sera di giovedì 1 settembre, finiti i lavori per l’osservatorio, ho girato un pò constatando come le piazzole per gli astrofili dietro l’osservatorio fossero già gremite: si trattava solo di un assaggio di quello che sarebbe successo a partire dal giorno dopo e ancora di più sabato 3 settembre. Il pomeriggio è trascorso velocemente chiacchierando con altri astrofili, e uno di loro, che affittava uno spazio nelle piazzole dietro l’osservatorio, si è reso conto troppo tardi di essere l’unico visualista con Dobson da 40 cm di diametro in mezzo a tanti astrofotografi, come si vede nella foto qui sotto: il suo telescopio è vicino alla tenda blu. Adesso non so come sia andata a finire, ma deve essersi spostato da un’altra parte nei giorni dello star party.

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Le piazzole dietro l’osservatorio affollate di telescopi

Venerdì 2 settembre, di buon’ora, hanno iniziato ad arrivare i primi espositori; quest’anno erano presenti Tecnosky, Artesky, Geoptik, Teleskop Service, Auriga, PrimaLuceLab, RSA Cosmos, Skypoint e la Canon, più gli stand del Gruppo B Editore e del CICAP. Poco dopo hanno iniziato ad arrivare anche i primi astrofili. Visto che il venerdì molte persone magari lavorano ancora, nei momenti di tranquillità ne ho approfittato per curiosare tra gli stand dei rivenditori di telescopi: il mio sguardo è subito stato attirato dai due Dobson Nadirus da 12″ e 16″, che facevano bella mostra di sè nello stand della Geoptik. Non mi sono comprata il Nadirus da 16″, il telescopio dei miei sogni (ma prima o poi mi toccherà rimediare), ma in compenso ho chiesto ai ragazzi dell’Auriga se avevano i ricambi per la pulsantiera del mio telescopio Newton 200 f/5 su montatura HEQ5: a causa dell’uso intensivo negli ultimi 12 anni, ne ho semidistrutto la pulsantiera.

Durante la mia permanenza alla reception dell’expo astronomica, ho potuto seguire le fasi di montaggio di ben due Dobson: uno da 60 cm f/5 con finiture di un vivace colore blu elettrico, e l’altro da 76 cm e lunghezza focale di 3 m, usato poi anche da Franco Bertucci. Ad un certo punto mi si è presentata una famigliola formata da papà astrofilo, moglie e bimbo, astrofilo pure lui: questo bimbo è stato l’unico a visitare l’expo, davvero un fenomeno! E tutte le volte che entrava nei tendoni, avreste dovuto vedere con quale orgoglio mi mostrava il suo tesserino.

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Il Dobson da 76 cm

Oltre alle attività ai tendoni expo e seminari, ci sono state numerose attività presso l’osservatorio e il planetario: in particolare i laboratori proposti dai ragazzi della British Interplanetary Society sulla costruzione di razzi in scala (che poi venivano veramente lanciati!) e su come pilotare un rover marziano; in più era presente anche un simulatore della Soyuz, la capsula russa che attualmente è l’unica astronave con equipaggio umano in grado di servire la ISS: con il simulatore è stato possibile simulare la manovra di attracco della Soyuz a uno dei boccaporti della Stazione Spaziale. Purtroppo non ho potuto assistere ai lanci dei razzi per ragioni lavorative, ma mi hanno detto che è stato emozionante vederli staccarsi dal suolo, e poi vederli atterrare con tanto di paracadute.

Dopo una abbondante cena all’ostello della gioventù, finalmente mi sono preparata per la lunga note che mi aspettava: prima meta è stata la piazza di Lignan, storico ritrovo per gli astrofili durante lo star party, dove ho ritrovato gli amici astrofili del Planetario di Ravenna: Paolo Morini, Paolo Alfieri, Marco e Dino. L’oggetto dell’animata discussione in cui erano coinvolti era la possibilità di osservare o meno Mu Cygni, una stella doppia con le due componenti molto sbilanciate in magnitudine, attraverso un rifrattore da 80 mm di diametro. Mi hanno chiesto di osservare, e non mi sono tirata indietro: mi è sembrato di intravedere la secondaria, ma con estrema difficoltà, a destra della componente principale. Anche a loro è sembrato di vedere la stessa cosa. In realtà, da un controllo effettuato dopo lo star party con un telescopio più potente, è emerso che ci siamo presi un mezzo abbaglio: la nostra componente più debole non c’era, ma ce n’era un’altra in una posizione differente. Pazienza, vorrà dire che al prossimo star party ci faremo prestare un Dobson di minimo mezzo metro di diametro per osservarla…Constato come la notte sia caratterizzata da una temperatura eccezionalmente mite, che mi permette di stare per quasi due ore in T-shirt, con grande disappunto delle altre persone nei pressi, imbacuccate come se dovessero partire per il polo nord. Tale temperatura si manterrà così anche la notte successiva, solo l’umidità aumenterà appena.

La seconda tappa del nostro itinerario notturno è stata ovviamente il Dobson da 1 m di diametro e 5 m di lunghezza focale di Fabio Marinoni, non ho potuto resistere alla tentazione di guardarci dentro! La particolarità di questo strumento sta nel suo schema ottico, perchè si tratta di un Newton modificato: il fascio luminoso, dopo essere stato riflesso dal tradizionale specchio primario a sezione parabolica, viene mandato ad uno specchio secondario a circa 2/3 dell’altezza del tubo del telescopio, sistemato come nei Cassegrain, e infine allo specchio terziario inclinato a 45° rispetto all’asse ottico come nel Newton tradizionale. Con questo accorgimento l’altezza del fuoco viene a trovarsi a circa 3 m dal suolo e non a 5, riducendo così la probabilità di farsi molto male in caso di rovinosa caduta dalla scala. Questo strumento ha richiesto un lavoro di 7 anni, che Fabio ha ricavato nei ritagli di tempo. Davvero un’impresa titanica. Però ne è valsa la pena, perchè abbiamo potuto ammirare gli ammassi globulari M 3 ed M13 che ci hanno offerto uno spettacolo unico, visto che era possibile risolverli fino al centro!

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Il Dobson da 1 m

La terza tappa del nostro itinerario notturno è stata il campo sportivo, dove abbiamo fatto visita agli amici Piero e Patrizia, che erano presenti assieme ad altri astrofili del loro gruppo: attraverso il loro Dobson da 30 cm abbiamo osservato NGC 891, la Saturn Nebula,  M57, M13, M27, NGC 7662 cioè la nebulosa planetaria in Andromeda, la planetaria Occhio di Gatto (NGC 6543) nel Dragone e la galassietta nel Dragone, cioè NGC 6503. Molte osservazioni e chiacchiere dopo, ci siamo diretti verso le postazioni osservative di Alessandra, Attilio, Martino, Davide, Luigi e molti altri amici astrofili che avevano schierato un autentico esercito di telescopi a metà del campo sportivo: con Alessandro e Davide abbiamo provato a cercare la galassia NGC 7331 nel Pegaso attraverso il C11 di Davide, ma senza risultato, a causa di un problema con la procedura di allineamento celeste. Basta, osserviamo altro, ci siamo detti! Così abbiamo puntato gli ammassi aperti in Auriga, in particolare M 37 ci ha offerto una visione spettacolare che ci ha fatto subito dimenticare l’insuccesso nell’osservazione di NGC 7331. Poco dopo abbiamo osservato il Doppio Ammasso di Perseo.

A malincuore, ho dovuto andare a dormire verso le 3:30, con ancora due orette di notte astronomica davanti, perchè il giorno dopo (o meglio, poche ore dopo) avrei dovuto di nuovo essere operativa per la reception expo, a partire dalle 8: accidenti, non avessi avuto questo compito così impegnativo mi sarei fermata tranquillamente fino all’alba. Pazienza, sarà per il prossimo anno.

Sabato 3 settembre la reception expo (e quindi anche chi scrive) è stata presa letteralmente d’assalto dagli astrofili desiderosi di ascoltare le conferenze e visitare gli stand dei rivenditori di strumentazione astronomica: non ho fatto una stima precisa, ma nell’arco della giornata saranno passate più di 500 persone. Tra di loro, circa l’80% erano miei amici o comunque astrofili già incontrati nei precedenti star party. In mezzo a loro, oltre a Giulia,  una mia collega del Planetario di Torino e al collega Luciano dell’Osservatorio Astrofisico di Torino, anche Franco Bertucci e Carlo Maccagnan che poi la sera hanno dato spettacolo col dobson da 76 cm, e il gruppetto dei “namibiani” andati prima di noi alla Tivoli Farm: Emmanuele Sordini, Giosuè Ghioldi, Luigi Fontana e Lorenzo Comolli, con cui è stata obbligatoria la foto di rito davanti al poster sulla Namibia, rigorosamente vestiti con la camicia della Tivoli Farm!

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Eccoli, i namibiani! Da sinistra a destra Attilio, Alessandra, Lorenzo, Luigi, Giovanna, Giosuè, Piero, Patrizia. Accucciato Andrea.

Fortunatamente il resto della giornata alla reception expo è trascorso senza intoppi, e finalmente alle 20 ho potuto andare a cena all’ostello. Dopo cena, smessi i panni dell’addetta alla reception e indossati di nuovo quelli dell’astrofila, sono uscita per la mia seconda notte di osservazioni: in teoria potevo montare il mio telescopio, ma alla fine non ho fatto così perchè secondo me la cosa più bella di uno star party è andare a curiosare da un telescopio all’altro e scambiare due parole con gli amici o chiedere loro consigli per l’osservazione, oppure provare gli strumenti messi a disposizione dai rivenditori. E così ho fatto: visto che il rifrattore Tecnosky apocromatico Goliath da 210 mm di apertura f/6 era lì a disposizione, ne ho approfittato subito per godermi una visione mozzafiato del Doppio Ammasso di Perseo: wow! Sembrava quasi di essere dentro un’astronave.

Dopo tale mirabile visione, siamo andati tutti da Franco Bertucci e soprattutto dal suo Dobson da 76 cm per fare una bella indigestione di galassie: oltre al Quintetto di Stephan e al piccolo ammasso di galassie nei dintorni di NGC 7331, Franco ci ha proposto l’osservazione di un ammasso di galassie a cavallo tra l’Acquario e il Pesce Australe; una delle galassie meglio visibili di questo ammasso è stata NGC 7229, una galassia spirale barrata. Sono anni che lo conosco, ma Bertucci continua sempre a stupirmi per la quantità di oggetti deep sky che conosce a memoria senza bisogno di consultare mappe o atlanti, davvero notevole. E non i Messier (banali per lui), ma gli NGC ed IC! Dicevo all’inizio che Bertucci è noto per le sue invettive contro chi accende indiscriminatamente le luci bianche agli star party: ad un certo punto, nel cuore della notte, fa la sua comparsa un gruppetto di persone con tanto di smartphone e luci bianche all’ennesima potenza. Franco inizia a chiedere insistentemente di spegnere la luce, ma loro, nulla, sembra che proprio non ci sentano. Allora chiede: “Ma siete sordi????” Queste persone erano veramente dei sordomuti che poco prima avevano visitato l’osservatorio…aiuto, che figuraccia megagalattica! Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio, senza nessuna rissa. Un’altra spina nel fianco del povero Bertucci sono gli astrofotografi, che secondo lui cambiano l’aspetto delle nebulose che riprendono a loro piacimento, aggiungendo o togliendo gas e colori come vogliono e quanto vogliono. Che ridere…peccato però che mentre Bertucci stava dicendo queste cose, proprio in quel momento passa Comolli, noto astrofotografo…altra rissa evitata, grazie al suo forte autocontrollo. Pensate un pò, come pena del contrappasso a Bertucci è toccato fare da giudice per il concorso di astrofotografia. Ecco, questi due aneddoti servano da lezione ai neofiti che (forse) leggeranno queste pagine: mai accendere luci bianche allo star party di Saint-Barthelemy, specialmente nella zona Dobson dove c’è Bertucci. E mai nominare la parola astrofotografia, potreste pentirvene amaramente. Date queste doverose avvertenze, posso ora riprendere il racconto dello star party. Dopo aver osservato al Dobson di Bertucci, assieme ad un ex stagista dell’osservatorio, Fabio, e alla sua ragazza, siamo partiti alla volta del gruppo di astrofotografi alla ricerca di preziosi consigli e suggerimenti per avvicinarci ad essa. Siamo arrivati sani e salvi a destinazione, evitando accuratamente di inciampare nei numerosissimi cavi attorno ai loro telescopi, e questa è un’altra lezione per i neofiti: prestare la massima attenzione quando si entra nel territorio degli astrofotografi: è come un terreno minato, solo che al posto delle mine ci sono i cavi di alimentazione di telescopi, computer, camere CCD etc etc etc. Non c’è nulla di più pericoloso di un astrofotografo molto arrabbiato a cui viene a mancare la corrente improvvisamente mentre sta riprendendo una certa nebulosa che solo lui conosce, magari che richiede minimo 15 ore di posa: come minimo rischiate di beccarvi sulla testa una coppia di contrappesi da 6 kg l’uno. Parlando con Comolli e i suoi amici, ci siamo resi conto che c’è veramente parecchio lavoro da fare, specialmente per operare ad altissimi livelli! Nonostante il buio, riuscivo a percepire la perplessità sul viso del povero Fabio, temo che anzichè dedicarsi all’astrofotografia virerà decisamente verso l’osservazione visuale… Dopo ci siamo diretti di nuovo verso il gruppo degli amici visualisti, dove abbiamo potuto ammirare una marea di altri oggetti di profondo cielo, tra cui una meravigliosa M 57 nel C8 di Attilio (ridenominato “Otto”). Sempre a malincuore, e sempre per ragioni lavorative del giorno seguente, ad una certa ora mi è toccato di nuovo andare a dormire. E in effetti domenica 4 settembre ero già in piedi, dalle 8; fortunatamente non mi è toccato fare di nuovo i biglietti, anche perchè avendo dormito 7 ore in 2 notti, la mia lucidità mentale era scarsina. Finalmente ho potuto visitare con tutta la calma necessaria gli espositori di strumentazione astronomica, e i due telescopi autocostruiti esposti nella sede del locale gruppo di astrofili “Per amor del cielo”: uno era una riproduzione di uno dei cannocchiali di Galileo, l’altro un telescopio rifrattore 203/1800 dal tubo in legno lucidato.

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Il rifrattore 203/1800 in legno

Mentre scattavamo foto tra noi e ai telescopi, alle 11 abbiamo potuto ascoltare il concerto della banda musicale “La Lyretta”, che sicuramente avrà definitivamente svegliato gli ultimi astrofili ancora addormentati. Alle 12 ci sono state le premiazioni del concorso di astrofotografia digitale, primo classificato Paolo Demaria con una splendida ripresa della Iris Nebula in Cefeo, che sembrava in 3D! Fortunatamente non ho fatto parte della giuria, perchè la scelta sarebbe stata piuttosto ardua.

Lo star party si è concluso con i ringraziamenti da parte di Paolo Calcidese a tutte le autorità che hanno patrocinato questo XXV star party, agli astrofili partecipanti etc con l’augurio di ritrovarsi tutti per il XXVI star party di Saint Barthelemy. Che dire? Si è trattato davvero di un grande star party, con due notti totalmente serene. Speriamo di ripetere il prossimo anno, e nel frattempo…cieli sereni e bui a tutti! 

Le foto dello star party